X, la piattaforma un tempo nota come Twitter, ha appena introdotto il quinto compagno AI nella sua crescente collezione di chatbot: si chiama Mika ed è l’ultima aggiunta alla suite di strumenti conversazionali sviluppati da xAI, la compagnia di intelligenza artificiale di Elon Musk. Ma dietro questa espansione apparentemente innocua di personaggi in stile anime si nasconde una strategia commerciale ben precisa, non priva di controversie.

Questi chatbot non sono semplici assistenti virtuali. Possono sostenere conversazioni bidirezionali, interagire in modi che simulano comportamenti umani e, aspetto cruciale, includono la possibilità di chat NSFW, ovvero contenuti non adatti a un pubblico di minori. È proprio questa caratteristica ad aver scatenato le polemiche più accese: X è finita sotto il fuoco incrociato delle critiche per aver introdotto strumenti potenzialmente inappropriati per utenti più giovani, senza apparenti restrizioni o salvaguardie adeguate.

Mika il chatbot di X
Mika il chatbot di X, fonte: PC Professionale

La questione centrale è economica. Musk e il suo team hanno identificato nelle relazioni virtuali un’opportunità di revenue significativa. Che piaccia o no, esiste un mercato consistente di persone disposte a pagare per compagni digitali capaci di sostenere conversazioni intime o perfino role play di natura sessuale. Non è un fenomeno isolato: anche OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, sta esplorando la possibilità di chatbot con contenuti espliciti, alla ricerca di nuove fonti di guadagno in un mercato dell’AI sempre più competitivo.

Ma c’è un lato oscuro in questa corsa alla monetizzazione. Stiamo parlando di strumenti che potrebbero influenzare profondamente il modo in cui le persone, specialmente i più giovani, sviluppano relazioni e comprendono l’intimità. Senza ricerche approfondite sugli impatti psicologici e sociali di queste interazioni, lanciare sul mercato chatbot che possono instaurare legami emotivi con gli utenti appare, quanto meno, irresponsabile. X sta essenzialmente capitalizzando quella che viene definita epidemia di solitudine, trasformando un disagio sociale crescente in un prodotto commerciale.

Elon Musk non è mai stato noto per la prudenza nelle sue scelte imprenditoriali, considerando che non si preoccupa della sicurezza nelle sue Tesla ed è interessato a creare film e videogiochi con l’intelligenza artificiale. Anche in questo caso sta procedendo a tutta velocità, ignorando le preoccupazioni etiche e i potenziali rischi. La domanda che dovremmo porci è semplice: siamo davvero pronti, come società, ad affidare una parte della nostra vita emotiva e relazionale a intelligenze artificiali progettate prima di tutto per generare profitti. E soprattutto, chi dovrebbe regolamentare questi strumenti prima che diventino parte integrante, e forse problematica, della nostra esperienza quotidiana online.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it