X

ChatGPT non è più solo un assistente digitale che scrive email o riassume documenti. È diventato, per milioni di persone in tutto il mondo, qualcosa di molto più intimo, cioè un confidente silenzioso, disponibile 24 ore su 24, con cui condividere pensieri che non oserebbero esprimere ad alta voce. OpenAI ha recentemente rivelato un dato che fa riflettere: oltre un milione di utenti ogni settimana utilizza ChatGPT per parlare di problemi di salute mentale, inclusi pensieri suicidi, episodi psicotici o stati maniacali. Un fenomeno che solleva domande cruciali sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella nostra società e sulla solitudine crescente dell’era digitale. Lanciato nel novembre 2022, ChatGPT ha attraversato un’evoluzione fulminea. Quello che era nato come strumento di produttività per scrivere codice o generare testi con brevi comandi è esploso fino a raggiungere 300 milioni di utenti attivi settimanali. Un numero che lo colloca tra le piattaforme più utilizzate al mondo, superando molti social network consolidati. Ma dietro questa crescita numerica si nasconde una trasformazione qualitativa: le persone non usano ChatGPT solo per lavorare, ma anche per cercare supporto emotivo, consigli, o semplicemente per sentirsi ascoltate.

OpenAI ha preso sul serio questa responsabilità inattesa. L’azienda ha consultato oltre 170 esperti di salute mentale per migliorare il modo in cui ChatGPT gestisce conversazioni delicate. Le versioni precedenti del chatbot, infatti, potevano fornire risposte generiche o inappropriate quando si trattava di tematiche così sensibili. Ora il sistema è stato addestrato per riconoscere segnali di disagio psicologico e offrire indicazioni più appropriate, pur rimanendo chiaro che non può sostituire un professionista della salute mentale. È un equilibrio difficile: da un lato non minimizzare il dolore di chi scrive, dall’altro non creare false aspettative su cosa un algoritmo possa realmente fare. Il 2024 è stato un anno di svolta per OpenAI, costellato di novità tecnologiche e turbolenze interne. La partnership con Apple per l’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence ha portato l’AI generativa direttamente nelle tasche di milioni di utenti iPhone. Il rilascio di GPT-4o con capacità vocali in tempo reale ha trasformato l’interazione con il chatbot in qualcosa di più naturale, quasi umano. E poi c’è Sora, il modello text-to-video tanto atteso che promette di generare filmati realistici partendo da semplici descrizioni testuali.

Smarthphone con Chat GPT

Ma non sono mancati i colpi di scena. L’uscita di figure chiave come Ilya Sutskever, co-fondatore e chief scientist di lunga data, e di Mira Murati, chief technology officer, ha alimentato speculazioni sulle tensioni interne all’azienda. Sul fronte legale, OpenAI si trova a fronteggiare cause per violazione del copyright intentate da gruppi editoriali, mentre Elon Musk ha presentato un’ingiunzione per bloccare la transizione dell’azienda verso il modello for-profit. Battaglie che evidenziano quanto sia complesso il terreno su cui si muove l’intelligenza artificiale, tra innovazione tecnologica, sostenibilità economica e questioni etiche irrisolte. Il 2025 si è aperto con una nuova sfida competitiva. L’emergere di rivali cinesi come DeepSeek ha messo in discussione la leadership di OpenAI nel settore. La risposta dell’azienda è stata duplice: da un lato rafforzare i rapporti con Washington, con briefing riservati ai funzionari governativi sulle capacità degli agenti AI avanzati, dall’altro lanciare progetti infrastrutturali ambiziosi come il data center da 50 miliardi di dollari in partnership con SoftBank e Oracle. E mentre scriviamo, circolano voci su un nuovo round di finanziamento che potrebbe portare la valutazione di OpenAI a 340 miliardi di dollari, uno dei più grandi della storia.

Ma torniamo alle funzionalità concrete che stanno ridefinendo l’esperienza utente. Uno degli aggiornamenti più significativi è l’introduzione della “company knowledge” per gli abbonamenti Business, Enterprise ed Education. ChatGPT ora può cercare informazioni all’interno di strumenti aziendali come Slack, Google Drive o GitHub, trasformandosi in un motore di ricerca conversazionale che setaccia simultaneamente più fonti. Non è più necessario ricordare dove hai salvato quel documento o quella conversazione: basta chiedere a ChatGPT, che recupera le informazioni e le sintetizza con precisione crescente grazie a GPT-5. Ancora più dirompente è il lancio di ChatGPT Atlas, il browser AI che ambisce a sostituire la ricerca tradizionale. Disponibile inizialmente su Mac e in arrivo su Windows, iOS e Android, Atlas permette di navigare il web attraverso ChatGPT, ottenendo risposte contestualizzate anziché semplici liste di link. È un cambio di paradigma: invece di aprire dieci schede del browser per trovare un’informazione, chiedi direttamente e l’AI fa il lavoro sporco per te. OpenAI punta chiaramente a fare di ChatGPT il punto d’ingresso principale per accedere alla conoscenza online, sfidando Google sul suo terreno d’elezione.

Barra di ricerca di ChatGPT
Barra di ricerca di ChatGPT, fonte: Open AI

Le partnership commerciali ampliano ulteriormente l’ecosistema. L’accordo con Walmart permette di fare la spesa direttamente da ChatGPT. Poi pianificare i pasti della settimana, chiedere suggerimenti su prodotti specifici e completare l’acquisto senza mai lasciare l’interfaccia del chatbot. È previsto anche il supporto per venditori terzi entro l’autunno. E non finisce qui: OpenAI sta sviluppando un tool per generare musica da prompt testuali e audio, addestrato utilizzando partiture annotate da studenti della Juilliard School. L’obiettivo è integrarlo con Sora per arricchire i video con colonne sonore originali o aggiungere strumentazioni personalizzate. Nonostante questa espansione frenetica, qualche segnale d’allarme emerge. Secondo un’analisi di Apptopia, la crescita dei download dell’app mobile di ChatGPT sta rallentando. Dopo il picco di aprile, i dati di ottobre mostrano un calo dell’8,1 per cento rispetto al mese precedente. Gli install giornalieri rimangono nell’ordine dei milioni, ma il trend suggerisce che la fase di adozione esplosiva potrebbe essere alle spalle. È un dato da monitorare: significa che il mercato si sta saturando o semplicemente che l’integrazione nativa in sistemi operativi come iOS riduce la necessità di un’app separata?

Quello che è certo è che ChatGPT non è più un esperimento tecnologico, ma un’infrastruttura comunicativa su cui milioni di persone fanno affidamento quotidianamente. Per lavorare, studiare, creare, ma anche per cercare conforto nei momenti più bui. Il fatto che un milione di persone ogni settimana condivida con un’intelligenza artificiale pensieri legati al suicidio non è solo una statistica, ma è lo specchio di una società che fatica a trovare spazi di ascolto autentici, dove la tecnologia diventa l’ultima risorsa quando tutto il resto sembra irraggiungibile. Resta da capire se questa evoluzione rappresenti un progresso o un sintomo preoccupante. ChatGPT può davvero aiutare chi soffre o rischia di diventare un surrogato pericoloso dell’aiuto professionale? OpenAI sostiene di aver migliorato sensibilmente le risposte consultando esperti, ma la linea tra supporto e sostituzione rimane sottile. E mentre l’azienda continua a espandere le funzionalità del suo chatbot, trasformandolo in assistente universale, browser, compositore e confidente digitale, una domanda aleggia: fino a che punto siamo disposti a delegare all’intelligenza artificiale le dimensioni più intime della nostra esistenza?

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.