Il modo in cui scopriamo e acquistiamo prodotti sta cambiando radicalmente. Non più solo ricerche su Google o scroll infiniti sui social: sempre più persone si rivolgono all’intelligenza artificiale per trovare regali, confrontare prezzi e scovare le migliori offerte. Secondo un recente report sullo shopping, gli americani in questa stagione natalizia si affideranno ai large language model invece dei motori di ricerca tradizionali. I numeri parlano chiaro: i rivenditori potrebbero registrare un aumento fino al 520% nel traffico proveniente da chatbot e prompt AI nel 2025 rispetto al 2024.

Per i brand, questo significa una cosa sola: capire come emergere nelle raccomandazioni generate dall’intelligenza artificiale, e farlo velocemente. È proprio su questa scommessa che si basa The Prompting Company, una startup nata appena quattro mesi fa e già sostenuta da Y Combinator, che aiuta i prodotti a ottenere visibilità nelle app AI attraverso la GEO, ovvero generative engine optimization. Una strategia pensata per un futuro in cui gli agenti AI navigheranno internet al posto degli utenti. Fondata da Kevin Chandra, Michelle Marcelline e Albert Purnama, tre immigrati indonesiani che si sono conosciuti durante il primo anno di università, The Prompting Company ha appena raccolto 6,5 milioni di dollari in un finanziamento iniziale e conta già tra i suoi clienti nomi come Rippling, Rho, Motion, Vapi, Fondo, Kernel e Traceloop. Ma c’è di più: tra i suoi utenti figura anche un’azienda Fortune 10, per la quale la piattaforma ospita circa mezzo milione di pagine ottimizzate per l’AI.

Immagine promozionale di ChatGPT Pulse
Immagine promozionale di ChatGPT Pulse, fonte: Open AI

Nell’ultimo anno, la maggior parte della crescita sui siti web è arrivata dai bot AI, non dalle persone“, ha spiegato Chandra, CEO e co-fondatore, in un’intervista a TechCrunch. “Stiamo già vedendo sviluppatori chiedere raccomandazioni di prodotti agli strumenti AI all’interno dei loro flussi di lavoro, e crediamo che nel tempo le persone saranno sempre meno coinvolte in alcune parti del funnel d’acquisto“. La tesi di The Prompting Company è che, man mano che l’intelligenza artificiale diventa il primo punto di contatto per la scoperta dei prodotti e gli agenti inizieranno a effettuare transazioni per conto degli utenti, i brand dovranno imparare a fare marketing sia agli agenti che agli esseri umani. Cosa significa in pratica? Secondo Chandra, significa che le aziende avranno bisogno di un sito web “AI-facing”, una versione del loro sito creata appositamente per gli agenti, senza barre di navigazione, pop-up o contenuti di marketing superflui.

La maggior parte delle aziende progetta ancora siti web solo per gli esseri umani“, ha dichiarato Chandra. “Ma il segmento di utenti in più rapida crescita su internet oggi sono gli agenti AI, e hanno bisogno di un’interfaccia completamente diversa“. Il funzionamento della piattaforma è articolato ma efficace. Prima di tutto, identifica e analizza le domande che gli agenti AI stanno ponendo, sondando i modelli per scoprire query specifiche legate all’intento d’acquisto. Successivamente crea contenuti strutturati che rispondono a quelle domande e indirizza automaticamente gli agenti AI verso pagine ottimizzate per l’AI. La startup aiuta le aziende a pubblicare migliaia di pagine “AI-friendly”, permettendo ai large language model di citare le loro risposte anche quando non si posizionano bene nella SEO tradizionale.

Smarthphone con Chat GPT

Anche se la SEO conta ancora, Chandra sostiene che la GEO stia rapidamente diventando la priorità per i brand. Nella generative engine optimization, i risultati dei prodotti emergono organicamente in base alla rilevanza della conversazione, non a parole chiave a pagamento o posizionamenti nei motori di ricerca. Questo cambiamento potrebbe trasformare anche il modo in cui le persone acquistano prodotti. Protocolli emergenti, tra cui il framework Agent2Agent di Google e la partnership tra OpenAI e Stripe, potrebbero accelerare ulteriormente l’adozione permettendo agli agenti AI di navigare e completare acquisti per conto degli utenti, spostandoli dalla scoperta alla transazione.

Finora, The Prompting Company serve principalmente clienti nei settori fintech, developer tools e enterprise SaaS. Il team afferma che il traffico indirizzato ai siti dei clienti ammonta a diverse decine di milioni al mese. La società utilizza un modello di abbonamento, addebitando ai clienti in base al numero di prompt tracciati e pagine ospitate. I fondatori hanno alle spalle un track record solido. Prima di The Prompting Company, hanno creato Typedream, startup sostenuta da Y Combinator che permetteva agli utenti di costruire e lanciare siti web in pochi minuti con l’AI, acquisita da beehiiv lo scorso giugno. Hanno anche sviluppato Cotter, un SDK di autenticazione senza password acquisito da Stytch. Ora, con questa nuova avventura, puntano a ridefinire il modo in cui le persone scoprono e acquistano prodotti nell’era dell’intelligenza artificiale.

La domanda che sorge spontanea è: siamo davvero pronti per un mondo in cui le intelligenze artificiali decidono cosa compriamo? La risposta, a giudicare dai numeri e dagli investimenti, è che questo mondo è già qui. E chi non si adatta rischia di rimanere invisibile non solo agli algoritmi, ma anche ai consumatori che a quegli algoritmi si affidano sempre di più.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.