Un messaggio postumo di Charlie Kirk, figura controversa del panorama politico americano, ha risuonato nelle navate di diverse chiese negli Stati Uniti, suscitando commozione e applausi. Ma non si trattava della voce di Kirk proveniente dall’aldilà, bensì di una clip generata dall’intelligenza artificiale.
L’audio, originariamente apparso su TikTok grazie all’utente NioScript e segnalato da Gizmondo, riproduce un breve discorso in cui Kirk afferma di essere “in pace” e che la morte non è la fine, ma “una promozione“. Diffusosi rapidamente sui social media, il messaggio ha raccolto milioni di ascolti e reazioni, tra lacrime e incredulità. La viralità ha portato alcune chiese, come la Prestonwood Baptist in Texas, la Dream City Church in Arizona e l’Awaken Church in California, a trasmettere la clip ai propri fedeli.
Il pastore Jack Graham della Prestonwood Baptist ha presentato l’audio come un prodotto dell’IA, ma ha sottolineato di essere stato “commosso” dal messaggio, invitando la congregazione ad ascoltare “cosa Charlie ha da dire su quanto gli è accaduto“. L’episodio ha sollevato un’ondata di reazioni contrastanti, tra chi ha accolto il messaggio con una standing ovation e chi ha espresso perplessità sull’utilizzo dell’IA in un contesto religioso.

Questo fenomeno evidenzia un nuovo modo di elaborare il lutto nell’era digitale. La tecnologia offre strumenti per preservare il ricordo dei defunti, creando una sorta di “legame continuo” con essi. Foto, video e ora anche l’IA permettono di mantenere viva la memoria, anche se in una forma “fabbricata“. L’audio di Kirk, pur basandosi su dati reali (voce, parole, stile), è a tutti gli effetti un’invenzione, un tentativo di “riempire il vuoto” lasciato dalla sua scomparsa.
L’industria dei griefbot, chatbot addestrati a replicare la personalità dei defunti, è in crescita. Studi recenti indagano sul potenziale terapeutico di questi strumenti, ma anche sui rischi connessi. Esiste la possibilità che l’interazione con un’IA che simula una persona cara possa ostacolare il processo di elaborazione del lutto, rendendo difficile il distacco. Inoltre, la capacità dell’IA di generare contenuti realistici solleva interrogativi sulla distinzione tra ricordi autentici e ricordi impiantati artificialmente. Molti esperti hanno espresso le loro preoccupazioni non solo sulla possibilità di sfruttare l’immagine di un morto per altri scopi, ma anche perché questa immagine può essere strumentalizzata grazie all’suo dell’intelligenza artificiale.


