Uno studio svela le applicazioni che incidono sull’autonomia degli smartphone, offrendo consigli pratici per ridurre il consumo energetico.
La durata della batteria resta uno degli aspetti più critici per gli utenti di smartphone, soprattutto con l’evoluzione tecnologica che ha portato a componenti hardware sempre più performanti ma energivori. Nonostante gli sforzi dei produttori per aumentare la capacità delle batterie, molte applicazioni continuano a incidere pesantemente sull’autonomia del dispositivo. Uno studio approfondito di pCloud, insieme alle recenti analisi su iPhone e Android, ha individuato quali sono le app che consumano maggiormente la batteria e ha evidenziato i meccanismi dietro questo fenomeno noto come battery drain.
L’impatto delle app sulla durata della batteria
Con smartphone dotati di SoC potenti, display ad alta risoluzione e una serie di sensori come GPS, giroscopio e accelerometro, ogni app richiede un certo utilizzo delle risorse hardware, incidendo direttamente sul consumo energetico. Applicazioni che sfruttano il GPS, la fotocamera o rimangono attive in background sono tra le principali responsabili di un rapido esaurimento della batteria.
Lo studio Secret Phone Killers di pCloud, condotto nel 2021 ma ancora attuale nel 2025, ha analizzato oltre 100 app popolari, valutandone il consumo in base a funzionalità come la geolocalizzazione, l’uso della fotocamera e il lavoro in background, oltre alla disponibilità di modalità scura, che può ridurre il consumo energetico migliorando anche il comfort visivo.

Tra le applicazioni Android più famose in Italia, le prime posizioni della classifica pCloud sono occupate da Fitbit e Verizon. Fitbit, app collegata ai fitness tracker omonimi, monitora costantemente attività fisica, sonno e salute, utilizzando processi in background e il GPS, elementi che incidono fortemente sul consumo della batteria. Verizon, app di un noto operatore telefonico, richiede continui accessi a fotocamera, microfono, posizione e Wi-Fi per garantire il controllo degli account, risultando anch’essa particolarmente energivora.
Nella top 20 delle app più impegnative per la batteria figurano anche sei social network: Instagram, Facebook, Snapchat, YouTube, WhatsApp e LinkedIn, tutte caratterizzate da utilizzo intenso di processi in background, fotocamera e localizzazione. Twitter, pur essendo molto diffuso, si posiziona al 25° posto, mentre le app di dating come Tinder, Bumble e Grindr consumano batteria soprattutto per via delle numerose funzioni attive in background.
Altre app Android che incidono fortemente sull’autonomia includono:
- Skype, che rimane in ascolto in background per messaggi e connessioni Wi-Fi e attiva la fotocamera durante le videochiamate.
- Amazon, la popolare app di e-commerce.
- Telegram, app di messaggistica con crittografia end-to-end ma con elevato consumo energetico.
- YouTube, la piattaforma video di Google, che richiede schermo acceso, connessione stabile e processi di streaming in background.
Consigli per limitare il consumo su iPhone e Android
Per chi utilizza iPhone, le app che maggiormente consumano batteria sono spesso le stesse, con in più un peso rilevante delle applicazioni GPS come Google Maps, Waze o TomTom, che attivano costantemente il sistema di posizionamento globale. Si consiglia di chiudere queste app quando non necessarie e disattivare la localizzazione per quelle app che non ne hanno strettamente bisogno.
Facebook su iOS, nonostante sfrutti il Push Notification Service di Apple per limitare i consumi in background, continua a mantenere un’attività costante per garantire notifiche immediate, soprattutto se è attivo il tracciamento della posizione. Disattivare notifiche e localizzazione è un passo fondamentale per ridurre il battery drain. Stessa raccomandazione vale per Messenger e Instagram, dove l’attività continua di download e visualizzazione di immagini e video comporta un notevole dispendio energetico.
Per tutte le piattaforme, la modalità scura e il risparmio dati nelle impostazioni delle app possono contribuire a contenere il consumo energetico. Anche l’uso preferenziale del Wi-Fi al posto dei dati mobili durante lo streaming, ad esempio su TikTok o YouTube, aiuta a limitare il consumo.



