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Lontano da grattacieli e ritmi frenetici, c’è un’America dimenticata, ancorata a un passato che sembra uscito direttamente dal ritratto ottocentesco di Melville che non dai romanzieri contemporanei. E più ci si avvicina alla costa più questa sensazione straniante si fa percepire, sino al momento in cui l’odore di salsedine diventa sinonimo di inquietudine e mistero, come abbiamo avuto modo di vivere con Below, la nuova serie di Netflix che dall’8 ottobre ci ha portati a sfidare i segreti delle profondità marine.

Scopriremo un giorno come mai le remote località costiere siano una tentazione irresistibile per chi vuole raccontare storie di angoscia e terrore. Tralasciamo il Solitario di Providence, ma anche il recente Widow’s Bay si affida a questo scenario per condensare la sua vena orrorifica. Le profondità marine sono da sempre un luogo inesplorato in cui la naturale oscurità scatena incubi e timori nella mente umana, tanto che la mitologia marinaresca ha popolato i mari di creature mostruose che la moderna scienza ha ridotto a leggende, ma se ci fosse un fondo di verità?

Below, pericolo dal profondo

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BELOW- ©Netflix

Below parte da questo presupposto, un interrogativo che è già stato esplorato più volte in passato, tanto da averci regalato un filone cinematografico in cui si è cimentato anche Cameron con il suo The Abyss. A dare maggior respiro alla serie Netflix è l’aver intrecciato questa suggestione con una maggior definizione dell’ambiente sociale, dando spazio a temi come il resettlement e la difficoltà delle piccole comunità costiere nel sopravvivere al cambiamento climatico e ai relativi sconvolgimenti.

Snook’s Arm è uno di questi centri ittici rimasti legati a un glorioso passato di pesca, attività che oramai appartiene al passato di questa comunità della Terranova. La sopravvivenza della comunità è garantita dalla ricerca di iceberg, utilizzati dalla famiglia Crooker per realizzare una loro vodka di successo. Un diverso tipo di pesca, che spinge i locali sempre più a largo in cerca di blocchi di ghiaccio sempre più puri.

Durante una di queste ricerche, Calvin Penney (Josh Hartnett) recupera un blocco di ghiaccio che viene rifiutato dai Crooker per via delle sue impurità, ma che diventa un oggetto di studio per il centro oceanografico dell’isola, incuriosendo la dottoressa Fonda (Mackenzie Davis). Le analisi confermano strani risultati, i primi segni che qualcosa di incredibilmente pericoloso sta per abbattersi su Snook’s Arm.

Non che alla cittadina servissero altri problemi. Dopo anni di incertezze, nuovamente viene proposto dal Governo di migrare in un altro luogo, più adatto al sostentamento, con l’abbandono delle loro case. Per la famiglia Penney, l’ultimo resettlement era conciso con la morte del capofamiglia, e i brutti ricordi e il legame con la loro nuova vita sono forti, al punto di spingerli a non voler lasciare la loro casa.

Ma forse, questa scelta non è più possibile.

Non solo mostri

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BELOW- ©Netflix

Catalogare Below come una monster story è riduttivo. La presenza del mostro degli abissi diventa quasi marginale, più evento catartico di una situazione già logorata, che non fulcro della storia. L’attenzione di Jesse McKEwon – mente dietro The Umbrella Academy e The Sinners – non è tanto sula creatura, quanto su come questa impatti sulla vita di una cittadina sull’orlo della disperazione.

Questa presenza marina porta i Penney e i loro concittadini a far finalmente emergere la disperazione di gente al limite, schiacciata da quei pochi che sono riusciti a sfruttare la loro difficoltà per lucrare. Appagante il modo in cui temi di forte impatto – sicuramente più in terra americana – come il resettlement siano presentati con chiarezza, enfatizzando il duro impatto emotivo sulle persone comuni.

Trasportare la minaccia del mostro marino nel contesto sociale contemporaneo, intrecciandola alle conseguenze del cambiamento climatico — dallo scioglimento dei ghiacci alle ripercussioni sui diversi ecosistemi — rende la storia ancora più disturbante. È un’inquietudine sottile, che si insinua lentamente e resta addosso, lasciando un brivido anche dopo aver terminato la visione dei sei episodi. Lo spettatore viene colpito perché la storia punta sul farci intendere come qualcosa di simile possa accadere anche a noi, proprio mentre ci sentiamo al sicuro nella nostra realtà quotidiana, privando il tradizionale espediente sic-fi della creatura mostruosa della sua forza e sostituendolo con la sensazione di una minaccia concreta.

Volti disperati

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BELOW- ©Netflix

Merito di un Josh Hartnett impeccabile come protagonista, confermandosi a suo agio in storie dalla tinte dark. Il suo Calvin è il perfetto capofamiglia tormentato, diviso tra il dare ai suo figli un futuro e il non perdere le proprie radici, riuscendo a risultare sempre convincente nel suo ruolo, anche nel momento in cui si lancia nello scontro con la creatura.

Supportato da un cast che anima una comunità viva e semplice, alle prese con una minaccia impensabile. Fuori dal coro risulta invece Charlie Heaton, in cerca di una carriera che le emancipi dal ruolo di Johnatha Byers in Stranger Things. Nel dare vita al figlio problematico di Calvin, Heaton perde di lucidità e diventa quasi macchiettistico, rendendo un personaggio centrale nella dinamica familiare eccessivamente fuori dagli schemi, privandolo invece della necessaria dose di nevrosi e ambiguità di cui avrebbe necessità.

Il suono della paura

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BELOW- ©Netflix

Come altre serie che stuzzicano lo spettatore con note horror, da Cape Fear a The Beauty, Below ambisce a una resa cinematografica. La sontuosa fotografia cattura scenari costieri idilliaci ma minacciosi, accompagnati dalla colonna sonora ampia e spettrale di Mark Korven, compositore di The Witch e The Lighthouse. Senza contare il design della creatura, che i primi due episodi lasciano intravedere con discrezione. La vera forza della serie, però, è il ritratto vivido di una comunità singolare e molto unita, che sembra appartenere a una specie in via d’estinzione: è questo a rendere la minaccia dal profondo ancora più urgente.

Con Below, Netflix cerca di non perdere la propria affinità con quell’orrore sottile e graffiante che le era sempre stata garantita dalla presenza di Flanagan, che torna in questi giorni con la sua Carrie su Prime Video. Meno derivativo e più concreto, il tono di Jesse McKewon si lascia affascinare da suggestioni lovecraftiane nella gestione orrorifica, ma riesce a preservare l’anima di Snook’s Arm.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva