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I primi quattro episodi della quinta e ultima stagione di Stranger Things sono finalmente approdati su Netflix. E se è vero che non tutte le domande hanno ancora trovato risposta, il piano definitivo di Vecna resta avvolto nel mistero, i nuovi poteri di Will devono ancora essere esplorati a fondo, e il ritorno di Kali solleva più interrogativi di quanti ne risolva, c’è un aspetto in cui la serie dei fratelli Duffer ha compiuto un passo decisivo. Un cambiamento che, per i fan più attenti e talvolta frustrati, rappresenta una piccola rivoluzione: Stranger Things ha finalmente abbandonato la sua pessima abitudine di giocare con le morti fasulle.

Parliamoci chiaro. Per quattro stagioni consecutive, la serie ha ripetutamente illuso il pubblico con momenti drammatici che sembravano segnare la fine tragica di personaggi amati, salvo poi tirare fuori dal cilindro la classica rivelazione: “Scherzo, è ancora vivo“. Una tecnica narrativa che, se usata con parsimonia, può generare tensione e sorpresa. Ma quando diventa una routine prevedibile, trasforma ogni momento potenzialmente emotivo in un esercizio di cinismo da parte dello spettatore, che inizia a chiedersi: “Stavolta sarà vero o è l’ennesima presa in giro“. Il volume 1 della stagione 5 ha dimostrato che gli autori hanno finalmente ascoltato le critiche.

Undici e Hopper in Stranger Things
Undici e Hopper in Stranger Things, fonte: Netflix
Attenzione!

Fermati qui se non vuoi spoiler!

Verso la conclusione dell’episodio 4, intitolato Sorcerer, assistiamo a una sequenza che sembra seguire il copione consolidato. Undici, con l’aiuto di Hopper, riesce finalmente a penetrare nel laboratorio segreto che l’esercito ha mantenuto per un anno all’interno del Sottosopra. Dopo aver temporaneamente sconfitto la spietata dottoressa Kay interpretata da Linda Hamilton, la giovane eroina si convince che Vecna sia imprigionato nell’unità di contenimento del laboratorio. Con ancora dieci minuti di episodio da bruciare, Hopper entra nella stanza indossando un giubbotto imbottito di esplosivo. Il momento del saluto con Undici è carico di quella pesantezza emotiva che conosciamo bene: lacrime trattenute, sguardi che dicono addio, e quel dettaglio devastante quando Hopper la chiama Jane, il suo vero nome di nascita. Tutti gli elementi sono al loro posto per l’ennesimo sacrificio apparente, l’ennesima morte eroica che ci avrebbe tenuto con il fiato sospeso fino al volume 2.

E invece no. Cinque minuti dopo, non nella prossima stagione, non nel prossimo volume, ma nello stesso identico episodio, scopriamo che Hopper è vivo e vegeto. Il colpo di scena è che all’interno dell’unità di contenimento non c’è affatto Vecna, bensì Kali, il personaggio controverso comparso nella seconda stagione. Una rivelazione genuinamente inaspettata che rende l’epilogo della quinta stagione molto meno prevedibile e apre scenari narrativi intriganti. Ma soprattutto, una scelta coraggiosa da parte dei creatori della serie: resistere alla tentazione di trascinare il pubblico per settimane nell’incertezza con l’ennesimo cliffhanger costruito su una morte fasulla. Per capire perché questo rappresenta un passo avanti così significativo, vale la pena ripercorrere la lunga e frustrante storia di Stranger Things con le finte morti. Tutto inizia nella prima stagione, quando il corpo senza vita di Will Byers viene ritrovato. La scena, accompagnata dalla toccante cover di Peter Gabriel di Heroes di David Bowie, è così straziante da risultare quasi stonata rispetto al tono generale della serie. Una tragedia autentica, insostenibile. Naturalmente, Will non è morto affatto, e scoprirlo ci fa tirare un sospiro di sollievo. Ma è solo l’inizio.

Joe Keery è Steve in Stranger Things
Joe Keery è Steve in Stranger Things, fonte: Netflix

Nel finale della stessa prima stagione, il dottor Brenner viene attaccato e presumibilmente ucciso fuori campo da un Demogorgone. Salvo poi ricomparire sano e salvo nella quarta stagione, come se nulla fosse. Nello stesso episodio conclusivo, Undici sembra sacrificarsi per salvare i ragazzi dal Demogorgone, dissolvendosi in una nuvola di particelle. Ma già nell’episodio successivo sappiamo che sta bene, nascosta da qualche parte nel Sottosopra. La terza stagione replica il trucco con Hopper. Il finale ci mostra la sua apparente morte nell’esplosione che chiude il portale per il Sottosopra, un momento tanto drammatico da commuovere Joyce e l’intero pubblico. Ovviamente, la quarta stagione rivela che è sopravvissuto ed è prigioniero in un gulag russo. A quel punto, la credibilità del meccanismo inizia a vacillare seriamente.

Ma gli autori non si fermano. Nel finale del volume 1 della quarta stagione, Steve viene attaccato da mostruosi pipistrelli nei momenti conclusivi dell’episodio. Le immagini sono violente, il personaggio interpretato da Joe Keery, diventato uno dei più amati dell’intera serie, sembra destinato a una fine orribile prima che i suoi amici possano raggiungerlo. Quando il volume 2 arriva, naturalmente Steve è perfettamente in forma, le ferite tutto sommato gestibili. Un altro esercizio di manipolazione emotiva che lascia l’amaro in bocca. Questa lunga catena di inganni narrativi ha un effetto tossico sulla percezione dello spettatore. Invece di emozionarsi davanti a un potenziale sacrificio, inizia a calcolare le probabilità che sia l’ennesima finta. La suspense si trasforma in scetticismo, l’ansia in noia. Le puntate più intense della serie finiscono per essere ridimensionate nel loro impatto emotivo, perché sappiamo che probabilmente la prossima puntata smentirà tutto.

Will in Stranger Things
Will in Stranger Things – Netflix

La decisione di risolvere immediatamente la questione di Hopper nell’episodio 4 della quinta stagione rappresenta quindi una maturazione importante. Dimostra che i fratelli Duffer hanno compreso i limiti di questa tecnica e hanno scelto di puntare su sorprese più genuine e meno prevedibili. Il ritorno di Kali è inaspettato, apre interrogativi legittimi sulla trama, e non richiede di prendere in giro il pubblico con l’ennesima morte fasulla. Questa evoluzione arriva al momento giusto. Con solo due uscite rimaste, il volume 2 della quinta stagione e l’episodio finale, non c’è più spazio per continuare a giocare con le aspettative del pubblico in questo modo. A meno di non voler chiudere il volume 2 con una morte apparente che il finale smentisce immediatamente dopo, un’ipotesi francamente improbabile e controproducente, Stranger Things ha ufficialmente abbandonato questa abitudine fastidiosa.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.