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Fan e critici di Starnger Things concordano: questa stagione finale si sta rivelando uno dei momenti più riusciti dell’intera serie. Eppure, in mezzo ai Demogorgoni, ai poteri di Will e al piano completo di Vecna finalmente svelato, c’è un momento apparentemente piccolo che ha fatto sobbalzare i veri fan della serie. Un istante che sembra strano, quasi fuori posto, ma che in realtà nasconde una profondità narrativa che riporta indietro di anni, fino alla seconda stagione.

Attenzione!

Fermati qui se non vuoi spoiler!

Parliamo del momento in cui Hopper, interpretato da David Harbour, chiama Undici con il nome Jane. Per chi segue la serie da tempo, il personaggio è sempre stato Undici per tutti, dal gruppo di amici alla stessa Joyce. Ma Hopper sceglie un nome diverso, il suo vero nome di battesimo, in un momento cruciale dell’episodio 4, intitolato Sorcerer. E no, non è un errore di sceneggiatura o una dimenticanza. È una scelta precisa, carica di significato e, come scopriremo, un perfetto esempio di come i fratelli Duffer abbiano pianificato questa storia fin nei minimi dettagli.

Una scena di Stranger Things
Una scena di Stranger Things, fonte: Netflix

Per capire il peso di questo momento, dobbiamo fare un salto indietro. Undici non si chiama realmente così. Il suo vero nome è Jane Ives, ed è un’informazione che la serie ha rivelato nella seconda stagione, durante uno degli episodi più discussi e polarizzanti dell’intera saga. In quell’outing, Undi scopre che i suoi poteri non sono un caso, ma il risultato diretto di esperimenti condotti dal governo americano su sua madre, Terry Ives. Esperimenti che hanno lasciato la donna in uno stato catatonico permanente, incapace di riconoscere la figlia che aveva tanto disperatamente cercato di salvare.

Il viaggio di Undici per ritrovare sua madre è stato uno dei momenti emotivamente più devastanti della serie. La ragazza aveva sperato in una riunione, in un abbraccio, in qualche forma di riconoscimento. Invece ha trovato solo una donna intrappolata in un loop mentale, incapace di uscire dal trauma. Delusa e ferita, Undici è tornata a Hawkins, ma non da sua madre: è tornata da Hopper. Ed è in quel momento che ha riconosciuto in lui il suo vero padre adottivo, l’uomo che, nonostante le difficoltà iniziali della seconda stagione, aveva scelto di proteggerla e amarla come una figlia. Hopper ha abbracciato questo ruolo con tutte le sue contraddizioni: le lotte per la protezione eccessiva, i momenti di tenerezza nascosta, la volontà di sacrificarsi per lei. E questo ci porta dritti all’episodio 4 della quinta stagione. Poco prima che Will affronti Vecna e uccida tre Demogorgoni usando i suoi poteri mentali, Undici irrompe nel laboratorio che l’esercito ha costruito all’interno del Sottosopra. Con l’aiuto di Hopper, riesce a immobilizzare la dottoressa Kay (interpretata da Linda Hamilton) e ad accedere all’unità di contenimento, convinta di trovarci Vecna.

Stranger Things spinoff Eleven
Undici, fonte: Netflix

Ma quando l’unità si apre, è Hopper a entrare, indossando un giubbotto imbottito di esplosivo. Undici comprende con orrore la verità: Hopper ha sempre pianificato di sacrificare la propria vita per garantire la sua sicurezza. E poiché i suoi poteri sono stati neutralizzati dalle sirene militari, non può fare nulla per fermarlo. È in questo momento straziante, prima di quello che entrambi credono essere un addio definitivo, che Hopper la chiama Jane. Perché proprio quel nome, in quel momento? La risposta è tanto semplice quanto toccante. Chiamandola Jane, Hopper riconosce l’intera storia di Undici. Non solo la ragazza con i superpoteri che ha salvato Hawkins più volte. Non solo la combattente che ha affrontato il Demogorgone e il Mind Flayer. Ma la figlia di Terry Ives, una bambina che aveva una vita prima degli esperimenti, prima del laboratorio di Hawkins, prima di lui. È un modo per dirle: “Ti conosco, so da dove vieni, e ti amo per tutto quello che sei“.

Per Undici, sentire quel nome dalle labbra di Hopper è un promemoria potente. Hopper sa tutto di lei, ha vissuto con lei il dolore della scoperta su sua madre, ed è rimasto. Non l’ha abbandonata come hanno fatto gli scienziati, come non ha potuto fare sua madre biologica. È un momento di intimità profonda, che riconosce il legame unico tra i due personaggi. Per Hopper, invece, è un riconoscimento della realtà: Undici aveva una vita prima di lui e, inevitabilmente, ne avrà una dopo. È il modo di un padre di lasciare andare sua figlia, riconoscendo la sua identità completa. Ma c’è un’altra ragione, più sottile e narrativamente brillante, per cui i Duffer hanno scelto di far usare a Hopper questo nome. Chi ha riconosciuto il riferimento al nome di battesimo di Undici ha immediatamente ripensato alla seconda stagione, al viaggio disperato per trovare sua madre. E, crucialmente, a un altro evento di quella stagione: l’incontro con Kali.

Stranger Things
I protagonisti di Stranger Things – © Netflix

Kali Prasad, conosciuta anche come Otto, è la “sorella perduta” di Undici, un’altra vittima degli esperimenti di Hawkins Lab fuggita e sopravvissuta. Il suo episodio è stato uno degli outing più divisivi dell’intera serie. Molti fan lo hanno trovato fuori tono, una deviazione dalla trama principale che sembrava non portare da nessuna parte. Per tre stagioni e otto anni, Stranger Things non ha più menzionato Kali, lasciando molti a credere che fosse stata una parentesi chiusa, forse anche un errore di percorso narrativo. E invece no. L’episodio 4 della quinta stagione ha dimostrato che i fratelli Duffer avevano un piano fin dall’inizio. Quando l’unità di contenimento si apre, dentro non c’è Vecna. C’è Kali. La sorella perduta di Undici è stata catturata dall’esercito e tenuta prigioniera nel Sottosopra. Il ritorno di questo personaggio dopo anni di assenza è un colpo di scena monumentale, che riscrive retroattivamente il significato di quell’episodio controverso della seconda stagione. Non era filler, era setup. Era pianificazione a lungo termine.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.