X

Tre giorni di silenzio, poi la replica. Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha deciso di intervenire personalmente sulla bufera che ha investito “Due Spicci“, la sua nuova serie animata prodotta per Netflix e uscita da pochi giorni. Al centro della polemica, le presunte condizioni di lavoro sfavorevoli denunciate da alcuni animatori che hanno collaborato alla produzione: ritmi serrati, trattamenti economici ritenuti inadeguati, un malessere emerso attraverso stories anonime su Instagram che ha innescato un dibattito mediatico e persino un’interrogazione parlamentare. Il fumettista ha affidato la sua versione dei fatti a un video diretto e senza filtri pubblicato su Instagram, nel quale chiarisce innanzitutto il proprio ruolo nella filiera produttiva.

Dichiarazione

“Ciao, questo è un video serio, scusate, ma sono tre giorni che leggo titoli che dicono che io non ho pagato o che ho sfruttato chi ha lavorato alla serie. Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie, vuol dire che io faccio la parte creativa: scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora alla produzione. Per inciso, io non c’ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti.” – Zerocalcare

Una distinzione fondamentale, spesso confusa nell’immaginario collettivo quando si parla di serie animate legate a figure autoriali popolari. Zerocalcare, infatti, non gestisce direttamente la produzione esecutiva né ha voce in capitolo sulle condizioni contrattuali degli animatori. Il suo rapporto con la serie si limita all’aspetto creativo e artistico, mentre i rapporti di lavoro e le retribuzioni sono gestiti dalla società di produzione incaricata da Netflix.

Dichiarazione

“Se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, mi pare assurdo che nessuno abbia mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano. Aò, metti che è tutto vero e che questi non potevano sciopera’, a me mi dispiace che non hanno pensato che io potevo esse’ un alleato, perché magari invece potevo esse’ proprio io che sollevavo la questione e dicevo: ‘Raga’, no, così non si può fa”. Solo che io non è che sono telepatico: se nessuno mi dice che ci sta un problema, io che cazzo ne so?.” – Zerocalcare

Zerocalcare riconosce le difficoltà strutturali del settore, dove i contratti legati ai singoli progetti rendono complesso avviare mobilitazioni per il timore di non essere riconfermati nei lavori successivi. Proprio per questo, però, si dice sorpreso di non essere stato coinvolto prima che la questione esplodesse pubblicamente. Il fumettista ricorda inoltre la propria accessibilità e i precedenti in cui si è speso concretamente per i lavoratori dell’animazione, come quando fu contattato dagli stessi animatori in occasione della chiusura della sede di Pisa dello studio di produzione.

Particolarmente dura la critica alla strumentalizzazione politica della vicenda. Nel mirino finisce il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha presentato un’interrogazione parlamentare alla ministra del Lavoro sulla questione. Evidenzia la contraddizione tra l’indignazione parlamentare e le posizioni concrete assunte dal senatore su temi salariali. Il rinfacciarsi di accuse sulla base di testimonianze contrastate e non verificate è l’elemento che più ha ferito Zerocalcare. Alcuni animatori hanno confermato condizioni difficili, altri hanno invece riportato esperienze positive, creando un quadro confuso che rende difficile una valutazione obiettiva della situazione.

Dichiarazione

“Se adesso io mi trovo una mattina che invece devo commenta’ una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima, con chi mi dice: ‘Sì, è vero’, altri che mi dicono: ‘No, io ci ho lavorato benissimo’; il tutto strumentalizzato dai sciacalli che m’accollano a me… e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo… Ma come cazzo si fa così?.” – Zerocalcare

Nonostante l’amarezza, l’autore riconosce che le critiche sollevate portano a galla problematiche reali e diffuse, legate al precariato e al regime di partita IVA che caratterizzano l’intero mercato del lavoro creativo in Italia. Da qui nasce l’invito a trovare soluzioni strutturali, con due proposte concrete: la creazione di un osservatorio sul lavoro nel settore dell’animazione, una struttura per monitorare le condizioni professionali, e un rating sui salari, una sorta di albo delle produzioni virtuose e di quelle non in regola, per consentire agli autori di scegliere con piena consapevolezza con chi collaborare.

Alla fine del video, Rech si dichiara comunque “a disposizione” per risolvere eventuali problemi e per parlare pubblicamente dei contratti di collaborazione nel settore. Un’apertura al dialogo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe trasformare una polemica in un’occasione di riflessione collettiva sulle condizioni del lavoro creativo in Italia, un tema che va ben oltre la singola produzione e che riguarda migliaia di professionisti del settore audiovisivo.”

Condividi.

Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.