X

Contano più le storie o i disegni? Per quanto il fumetto sia il risultato di un perfetto equilibrio tra tutte le sue componenti, nelle nostre librerie arriverà prima o poi un volume che ci metterà davanti a questo dilemma. Magari per una storia con passaggi non del tutto riusciti salvata da una tavola particolarmente ispirata, o, viceversa, una trama talmente ben congeniata che siamo così rapiti da sorvolare su alcune debolezze visive. Un interrogativo che si appoggia con sorniona perfidia su Vicious Circle, miniserie di Boom! Studios portata in Italia da Panini.

Sulla carta, una coppia artistica composta da Mattson Tomlin e Lee Bermejo non può che alzare le aspettative. Tomlin ha dimostrato di sapersi legare meritatamente a racconti di grande spessore, dal Batman di Matt Reese a quello cartaceo de L’Impostore. Una scrittura asciutta, che rimane ancorata al cuore della storia, privilegiando un ritmo serrato che imprigioni il lettore. E non potrebbe chiedere di meglio Bermejo, artista capace di trasportare la realtà su carta con una sensazione di verosimiglianza pittorica.

Era inevitabile che un duo così promettente attirasse immediatamente l’attenzione. Soprattutto, quando i due decidono di giocare col lettore, trovando una chiave narrativa che confonda sin dalle prime pagine, ma che abbia sufficiente respiro per dipanarsi nei tre capitoli che compongono Vicious Circle.

Vicious Circle, eterno ritorno della fine del mondo

Vicious Circle
Vicious Circle -©BOOM!Studios

Shawn Thacker è un amorevole padre di famiglia, pronto a tenere fede a una promessa a cui suo figlio è particolarmente legato: andare a pesca. Mentre il ragazzino freme, Shawn sa che deve prima fare una tappa in città, fidandosi che il ragazzino non si faccia prendere dalla foga e contravvenga uno degli insegnamenti paterni: non si scende in cantina.

Una regola ferrea,  che scandisce la vita della sua famiglia. D’altronde, è meglio che i suoi famigliari non scoprano che nel suo scantinato è tenuto prigioniero un uomo dall’aspetto insolito, a cui Shawn sembra legato in modi che ancora non comprendiamo. Thacker è evidentemente ossessionato da questo prigioniero, lo guarda e la sua mente si arena su un pensiero fisso

“È oggi il giorno? Il giorno in cui ricominciamo la fine ancora una volta?”

Con questo tarlo mentale si reca in città, un piccolo centro abitato degli anni ’50 in cui essere un uomo di colore come Thacker è tutt’altro che semplice. Il futuro del figlio, condannato a crescere in un’America che non sa dimenticare Jim Crow, è un pensiero costante, venato di poca speranza, ma almeno la sua ennesima scommessa presso il suo allibratore è andata a buon fine. Tutti guardano alla sua fortuna sfacciata, come se conoscesse il futuro. E se fosse proprio così?

In fuga nel tempo

Vicious Circle
Vicious Circle -©BOOM!Studios

Tutte le paure e i pensieri oscuri che aleggiano nella mente di Thacker trovano conferma al ritorno a casa, quando scopre che il suo prigioniero è riuscito a liberarsi. Prima di fuggire, l’uomo ha ferito gravemente la moglie e il figlio, distruggendo il suo mondo, che subisce un ultimo devastante colpo quando, al fianco della moglie, assiste alla morte dell’amato figlio.

Un dolore straziante che scatena però la maledizione da cui Thacker è afflitto: ogni volta che si spegna una vita vicino a lui, lui compirà un viaggio nel tempo. Non ci sono destinazioni certe, la sola certezza è che ritroverà anche il suo nemico fuggiasco, Ferris.

Perché i due sono parte di un meccanismo quantistico di viaggi nel tempo, nato nel momento in cui un lontano futuro si sono trovati su due fronti opposti di una guerra: entrambi incaricati di trovare un dislocatore temporale, uno di loro deve distruggerlo, l’altro prenderne il controllo. Durante uno scontro, i due inavvertitamente attivano la macchina, che li scaglia in questo eterno inseguimento.

L’idea dei viaggi nel tempo come strumento per creare una varietà narrativa non è certo il massimo dell’originalità. Cinema e fumetti ci hanno abituati a questo concetto, tuttavia va riconosciuto a Tomlin di aver trovato una funzionale meccanica per questo classico della sci-fi, un perenne viaggio che gli consente di giocare con i generi, con le linee temporali e soprattutto con il lettore. L’incipit sembra proiettarci in un thriller, per poi lanciarci in una storia cyberpunk, continuando a stuzzicare la nostra curiosità con questo eterno mutare dell’ambientazione, che fa perno sui due protagonisti.

E in questa meccanica impazzita anche un topos abusato come il viaggio nel tempo trova una nuova verve. Al punto che non serve nemmeno sapere chi tra Thacker e Ferris sia realmente il ‘buono’ della storia, tutto è focalizzato su questa reciproca ossessione, con momenti in cui i dialoghi confondono volutamente il lettore, sorprendendolo. Siamo davanti a una storia di vendetta? Oppure Tomlin ci sta regalando una corsa nel tempo per puro gusto?

Tutte le forme del tempo

Vicious Circle
Vicious Circle -©BOOM!Studios

Quale che sia la risposta, ognuno troverà in Vicious Circle una propria decodifica, resa possibile da Bermejo. Non si può zittire quella vocina che sussurra che forse Tomlin è stato graziato dalla presenza di Bermejo, pittorico e rivoluzionario, lisergico a tratti, nel mutare il proprio stile ad ogni transizione temporale. Dal ritratto fotografico dell’America anni ’50 alle tinte neon del futuro cyberpunk, passando per età feudale, preistoria e futuri post-apocalittici.

L’uscita originale nel mercato americano ha consentito a Bermejo di prendersi tempi di lavorazione generosi, che si sono tradotti in un impianto grafico mozzafiato. Non solo per la oramai assodata classe di Bermejo, ma anche per la presenza di soluzioni visive che spingono al massimo la tensione emotiva. Come una gabbia divisa da una linea che rappresenta un ECG che lentamente si appiattisce, condensando tutto il dramma di una perdita in un’esplosiva splash page che travolge il lettore.

Palese l’intenzione di Bermejo di non ingabbiare la trama all’interno di un’interpretazione visiva rodata, ma anzi spingere al massimo la percezione dell’imprevisto, rompendo regole e consuetudini. Il flusso di coscienza di Thacker non viene racchiuso in didascalie, ma fluttua libero nelle tavole. Sintetico, asciutto ma voce salda delle emozioni di questa corsa nel tempo.

Tempo circolare

Vicious Circle
Vicious Circle -©BOOM!Studios

Sarebbe banale ridurre Vicious Circle a un’ennesima rivisitazione del tema del viaggio del tempo. Per quanto necessario all’incedere della trama, questo classico della fantascienza passa quasi in secondo piano in favore della caratterizzazione dei personaggi, del loro perenne inseguirsi per esigere una vendetta cieca, abbandonando persino il loro compito essenziale.

Tomlin è sicuramente graziato dalla vivacità delle tavole di Bermejo, vero motore di Vicious Circle. Tanto che viene da chiedersi quanto la trama risulterebbe solida se non supportato da questo tripudio visivo. Un dubbio lecito, ma che non impedisce di poter godere al meglio Vicious Circle nella sua interezza, arrivando a un finale che lascia una sensazione di umanità perduta.

Condividi.

Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva