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La pioggia battente non scompone nessuno. Anzi, rende solo tutto più epico. Come piacerebbe a lui. Compostezza nipponica, movimenti posati, sorriso elegante e aura potentissima. Tetsuo Hara si presenta al Press Cafè del Lucca Comics & Games 2025 con un carisma complementare a quello del suo Ken il guerriero. Se Ken è impetuoso e dirompente, lui lavora di sottrazione, La sua arte, però, non si può contenere, e ha lasciato un segno indelebile in almeno un paio di generazioni, influenzando l’immaginario collettivo col segno potente del grande mangaka. Hara abbraccia Lucca e la città risponde con uno dei sentimenti fondamentali del Lucca Comics & Games: la gratitudine.

Un esempio? Tetsuo Hara: Come un fulmine dal cielo, la prima mostra mondiale tutta dedicata alla carriera di Tetsuo Hara. Curata da Alessandro Apreda, l’esposizione è ospitata nella Chiesa dei Servi fino al 2 novembre. Il tributo, però, non finisce qui perché l’autoritratto di Hara entrerà nella prestigiosa collezione della Galleria degli Uffizi di Firenze (prima volta per un mangaka), che dal 2021 ospita le grandi opere dei maestri del fumetto internazionale. In questo clima di devozione per un uomo capace di entrare nelle biografie personali di milioni di persone grazie alla sua arte, abbiamo avuto l’occasione di ascoltare tante riflessioni Hara. Sul suo lavoro, sul suo metodo e sull’eredità di quel guerriero impotente, rimasto incastonato nelle vite di tanta gente.

Just Ken

Un'opera di Hara esposta a Lucca
Una splendida opera di Hara esposta al Lucca Comics & Games

Quali sono state le opere che hanno maggiormente influenzato il suo immaginario di mangaka?

Beh, ovviamente il film post-apocalittico Mad Max 2 (in Italia distribuito come Interceptor – Il guerriero della strada) è stato la mia fonte di ispirazione principale. Il film è uscito nel 1981 e io solo due anni dopo ho iniziato a lavorare a Hokuto No Ken. Però, devo che dire che tanto cinema americano ha influenzato il mio sguardo. Penso a Star Wars di George Lucas, ma anche a Blade Runner di Ridley Scott che mi hanno affascinato con la loro idea di fantastico. Come tutti sanno, la base di partenza per il volto di Ken è stata il volto di Sylvester Stallone, ma penso che in generale, provando a immaginare un altro attore nei suoi panni, devo dire che qualsiasi volto italo-americano sarebbe adatto. Penso a un giovane Rober De Niro oppure ai tratti latini di Marlon Brando. Tutto senza dimenticare il mio grande tributo a Bruce Lee. Quando ho lavorato al manga, Bruce non era più vivo e Hokuto No Ken è stato un modo per farlo rivivere sulle pagine.

Spesso la figura del mangaka è percepita come solitaria, ma quanto è stata importante la figura dell’editor nella sua carriera?

Fondamentale. Lavoro con lo stesso editor da quando ho 18 anni. Il che significa che collaboriamo da oltre quarant’anni. Per fortuna è un mestiere che negli anni è uscito dall’ombra, perché va detto che dietro ogni grande manga c’è sempre un grande editor. Lavorare in solitudine non è un buon metodo, perché è essenziale avere qualcuno al tuo fianco che ti aiuti a cambiare prospettiva, ad adottare un nuovo punto di vista sul tuo lavoro senza fossilizzarti solo sul tuo sguardo personale. I suggerimenti di un editor sono vitali per un buon prodotto.

Si aspettava che Hokuto No Ken avesse tutto questo successo? E quando si è accorto che il suo lavoro aveva davvero lasciato il segno?

No, sinceramente non mi sarei mai aspettato un successo del genere. Ero lì nel mio piccolo studio, a lavorare sulla mia piccola scrivania, e non mi sarei mai immaginato che quel lavoro sarebbe uscito da lì con così tanta potenza. Non mi aspettavo di lasciare il segno. Anche perché all’inizio non avevo molta consapevolezza di quello che stavo facendo. Ero giovane, e lo percepivo quasi come un hobby. Quando mi sono accorto che, invece, il mio lavoro stava riscontrando così tanto successo, le cose sono cambiate. Ho capito che dovevo lavorare a un prodotto, e ho guardato ai grandi maestri come Osamu Tezuka per capire come gestire il successo e gestire tutto come si deve. A dire il vero, c’è stato un preciso momento in cui ho capito che Ken era entrato nell’immaginario collettivo. È successo in Francia nel 2013. Durante quel mio viaggio, nel vedere che Ken era così presente in una nazione così lontana del Giappone, ho capito.

I suoi lavori sono molto amati soprattutto per le scene di combattimento. Secondo lei come si costruisce la scena di combattimento perfetta?

Non credo ci sia un segreto universale, ma posso raccontarvi come sono nate le mie scene di combattimento. Come detto prima, il cinema ha avuto un impatto fondamentale sul mio lavoro, per cui cercavo di riportare sulla pagina la stessa spettacolarità che vedevo scorrere sullo schermo. Cercavo un effetto preciso: volevo che, aprendo la rivista Shōnen Jump, i lettori rimanessero colpiti dalle scene d’impatto a un livello puramente grafico. Fin dalla prima occhiata, il manga doveva colpire.

Secondo lei qual è il fuoco che brucia ancora nel cuore di Ken il guerriero?

Penso che lui incarni i valori fondamentali del bushido, rispettando la classica via del guerriero. I concetti fondamentali sono tre: amicizia, perseveranza e sacrificio. Ken è un personaggio che non si sente arrivato, ma è sempre alla ricerca di un miglioramento. La sua figura è mitica e difficile da raggiungere. Se ci pensate, nessuno di noi può essere Ken o come Ken, eppure Ken combatte i prepotenti. Ecco, attraverso lui ho dato forma a un senso di rivalsa che ho sempre avuto nei confronti dei bulli, che ho sempre associato ai personaggi negativi del manga.

Si chiude così una bella chiacchierata un eroe di due mondi. Capace di raccontare i valori del Giappone attraverso un’estetica figlia del cinema occidentale. Un meraviglioso cortocircuito di cui siamo stati fortunati testimoni.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.