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Se è vero che il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco, ancora più insondabile pare essere lo Spider-Verso, le infinite dimensioni che vedono il Ragno come protagonista assoluto. O meglio, le sue varianti, come ci hanno insegnato Spider-Verse/Spider-Geddon e i due film animati fondati su questo concetto. Tra lo Spider-Man canonico e le sue diverse iterazioni non mancano anche esperimenti narrativi avulsi da continuity e multiversi, parentesi asincrone che mostrano un mito dell’Arrampicamuri differente, come Linea di Sangue.

Miniserie datata 2019, Spider-Man: Linea di Sangue era stata accolta dai fan del Tessiragnatele con pareri contrastanti. Non potrebbe essere diversamente, portando la firma di J.J. Abrams e del figlio Henry. Abrams, sul piano cinematografico, è il classico regista-narratore che si odia o si ama, come possono ben testimoniare due fandom spietati come quelli di Star Wars e Star Trek.

Spider-Man: Linea di Sangue, un what if hollywoodiano

Spider-Man: Linea di sangue
Spider-Man: Linea di sangue -© Marvel Comics

Prima di Abrams, altri nomi hollywoodiani si erano messi dietro la macchina da scrivere per raccontare la loro visione dei supertizie, come Kevin Smith con il suo Diavolo Custode. Una tendenza che si è protratta ben oltre questa esperienza di Abrams, sulla cui scia si son inseriti anche attori che hanno saputo dare una perfetta visione del loro rapporto con i personaggi interpretati – caso esemplare, Paul Dano con il suo Enigmista – o operazioni dall’agrodolce sapore marketing – Ms Marvel ne sa qualcosa.

Nel caso di Abrams, non si può ignorare come il suo linguaggio visivo – specialmente con in reboot/sequel delle due trilogie sci-fi – guardasse a soluzioni che ricordavano il mondo dei comics. Un’affinità che ha trovato infine forma in Linea di Sangue, che si è ancora più consolidata con la presenza ai disegni di un’artista che ha lasciato il segno nel mito del Ragno, la nostra Sara Pichelli.

Da padre in figlio

Spider-Man: Linea di sangue
Spider-Man: Linea di sangue -© Marvel Comics

Su una Terra alternativa, Peter Parker è ancora una volta Spider-Man. In questo ruolo, è nuovamente destinato a difendere New York, anche da una minaccia come il Cadaverico, villain che utilizza dei robot che considera suoi figli, ma che non esita a lanciare in battaglia. Spider-Man non esita ad affrontarlo, ma durante questo scontro sul ponte di Brooklyn, Mary Jane viene uccisa da Cadaverico davanti agli occhi di Peter.

Incapace di sopportare la perdita dell’amata MJ, Peter rinuncia al costume e, incapace di elaborare la perdita, non è in grado di sviluppare un rapporto con il figlio, Ben. Il dolore lo spinge ad allontanarsi dal ragazzo, che viene cresciuto amorevolmente da Zia May.

Dodici anni dopo la morte di MJ, il giovane Ben inizia a sviluppare dei poteri ragneschi, una rivelazione che lo porta a confrontarsi con l’immancabile mantra che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Ma questa scoperta è accompagnata dal risveglio di Cadaverico, che dopo anni di oblio è ansioso di versare altro sangue di Ragno.

Una famiglia sotto il segno del Ragno

Spider-Man: Linea di sangue
Spider-Man: Linea di sangue -© Marvel Comics

L’idea alla base di Spider-Man: Linea di Sangue non è la solita riscrittura del mito del Ragno, quanto sviluppare un concept che tratti di ereditarietà. Nella lunga storia editoriale di Peter Parker questo elemento è stato solo scalfito – memorabile la sua vita alternativa in House of M – ma Abrams decide di puntare tutto sul figlio, Ben.

Un ragazzo di oggi, raccontato non con gli occhi della memoria di un adulto nostalgico, ma calato perfettamente nella contemporaneità. Pur rimanendo il classico topos della perdita come elemento scatenante, Ben viene immaginato come un ragazzo in cerca di una direzione, segnato dalla morte della madre e dall’incapacità paterna di condividere una ferita, per guarire assieme.

Abrams non mira a creare una legacy, non vuole forzare quella connessione ereditaria di un ruolo, ma cerca di ambientare nella dinamica dell’Arrampicamuri una storia familiare, umana. Costellata di personaggi come Faye Ito, perfetto controcanto per Ben, capace di spingerlo oltre i suoi orizzonti, che con la sua regola di ‘fare la cosa giusta’ è la voce della sua coscienza.

Divisa in cinque atti, Spider-Man: Linea di Sangue mostra una grande potenzialità sin dalle prime battute, risentendo però della tipica fragilità di Abrams, ossia lo sviluppo della parte centrale delle sue storie. Anche in questo what if…? Ragnesco, la visione si fa nel terzo e quarto atto, con delle scelte narrative forzate e fallendo nel dare al villain, Cadaverico, una caratura che lo tenga al passo con gli altri personaggi.

Una crepa che si rinsalda in tempo per l’ultimo atto, dove – come sempre – Abrams punta sulla facile emozione, sul tocco da maestro e porta la storia a una splendida conclusione. Ma rimane sempre la sensazione che qualcosa sia sfuggito, che l’accelerazione del ritmo narrativo sia più una maschera che una scelta voluta.

Ritrarre un nuovo Spidey

Spider-Man: Linea di sangue
Spider-Man: Linea di sangue -© Marvel Comics

Discorso che viene meno con Sara Pichelli, come sempre focalizzata sui personaggi per tutta la miniserie. I suoi supereroi sono sinuosi, slanciati, li vedi volteggiare sulla pagina e non dubiti che siano realistici, sensazione acuita quando calano le maschere e godiamo delle espressioni dei personaggi, delicate ma perfette nel trasmettere l’intensa struttura emotiva di questa storia.

Merito anche di un uso della gabbia che non si lascia sedurre dalla dinamicità del Ragno per grandi slanci sperimentali, ma si focalizza sulla centralità delle singole vignette, sacrificando splash e scorci ampi, preferendo il focus sul dettaglio e sulla valorizzazione delle figure. E non si può fare a meno di sorridere vedendo la finezza delle pieghe sul costume di Spider-Man indossato da Ben, segno di come sia un’eredità ancora scomoda, ma soprattutto della sensibilità artistica di Sara Pichelli.

Nonostante alcune criticità, Spider-Man: Linea di Sangue rimane un appassionante what if…? Legato al mito del Ragno, in cui quelle responsabilità da grandi poteri non sono più rivolte verso il mondo, ma verso il microcosmo della nostra famiglia.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva