Trovare un nemico, una nemesi perenne in una galassia scossa da continue guerre come il grim dark future di Warhammer 40k non è certo difficile. Si può scegliere tra traditori, eretici, razze xeno e più comuni criminali, ma se sei uno Space Marine cerchi tra le stelle la minaccia più potente. E se appartieni agli Ultramarines – considerati la massima espressione del Codex Astartes – la tua missione di proteggere l’umanità è ancora più sentita, e a una simile vocazione si risponde con un avversario altrettanto potente. Non potevano che essere i temibili tiranidi a rivestire questo ruolo, dando vita a una lotta eterna che si può rivivere in Leviathan.
Romanzo pubblicato in Italia da Panini all’interno della sempre più ricca collezione di volumi dedicati alla lore di Warhammer 40k, Leviathan è un atto di fede verso la crociata dei figli di Guilliman contro l’invasione dei famelici tiranidi. All’interno del mito del 41esimo millennio, questa rivalità si è manifestata in più occasioni, creando un terreno fertile per racconti che esaltino la prodezza degli Ultramarines. E anche il loro eroismo, sino alla fine, pur di opporsi alle Flotte Alveari tiranidi.
Leviathan, la minaccia arriva dallo spazio profondo

Regium è un mondo fortezza divenuto simbolo di resistenza e fedeltà al Trono Dorato. Per secoli ha resistito a ogni tipo di tentazione del Chaos, rimanendo nella luce della Verità Imperiale, sotto la protezione dei guerrieri di Ultramar. Nonostante questa fedeltà, nelle immense città formicaio in cui vive il popolo comune si sono sviluppati dei centri di poteri tutt’altro che legali, che sfruttando le leggi imperiali – e soprattutto alcune scappatoie – si sono ritagliati dei propri regni, all’insegna del sopruso e dell’accumulo di ricchezza.
A sconvolgere questo rodato meccanismo è la comparsa di una minaccia che aleggia sulla popolazione. Incubi terribili cominciano ad invadere la mente dei cittadini, portatori di terribili paure che minacciano la fine di questo mondo, visioni comuni che vedono in un mostruoso Araldo il segnale dell’apocalisse. Gli uomini comuni ne sono terrorizzati, arrivano a perdere il senno o scegliendo di rendere questa minacciosa figura l’incarnazione di un nuovo culto.
Questa inquietante ombra che incombe su Regium è percepita anche dalla guarnigione locale di Ultramarines, che inizia a indagare sulla presenza aliena, riconoscendo le avvisaglie di un’invasione tiranide. A sostenere lo sforzo dei figli di Guilliman, arriva anche una divisione della Guardia Imperiale, guidata da un fanatico prete del Ministorium, spinto dalla sua fede a cercare un martirio in nome dell’Imperatore.
Tutte le strategie e le pianificazione delle forze imperiali sono messe a dura prova, non solo dalla sorprendente abilità dei tiranidi, ma anche dal riemergere di antichi culti locali che rischiano di rendere ancora più complessa la difesa degli Ultamarines.
Space Marines e uomini comuni

Leviathan è uno dei migliori entry point al mondo di Warhammer 40k del primo blocco di romanzi proposti da Panini Comics. Darius Hicks trova una perfetta sintesi tra le specificità degli Ultramarines e la caratterizzazione di un mondo imperiale, riuscendo tanto a dare forma alla leggendaria tempra degli Astartes quanto alla dimensione più umana della gente comune.
L’eroismo degli Space Marines è un dogma di Warhammer 40k, più volte valorizzato e reso motore di intere saghe, sfidando i diversi autori a trovare nuovi modi per preservare il carisma degli Astartes senza renderlo scontato. In Leviathan, Hinks ha scelto di dare nuovo lustro a questo tratto degli Space Marines dando maggior visibilità alla componente umana dell’Imperium, rendendo quasi i guerrieri transumani un banco di prova per le qualità del cittadino comune.
Pur trovando sufficiente spazio per delineare personalità degli Ultramarines e sviluppare delle relazioni personali che fossero una delle forza del telaio narrativo, Hinks sceglie di rendere uomini comuni e rappresentati del governo i perni della sua vicenda. Un’idea che consente di mettere sotto esame anche la reazione conservatrice e segreta di popolazioni asservite al Credo imperiale, che tendono a non dimenticare e preservare credenze precedenti.
Allo stesso modo, la politica di sfruttamento utilitaristico dell’Imperium viene mostrato come una forza velenosa per le popolazioni locali, che si sentono derubate della propria identità culturale e delle proprie ricchezze. Eventi salienti di Leviathan nascono proprio da queste sensazioni di malcelata ribellione, in cui prosperano faccendieri senza scrupoli e il popolo comune viene invece sottomesso da più forza, spesso in contrasto tra loro.
La salvezza attraverso il sacrificio

In tal senso, Leviathan può essere visto come un buon punto di inizio per esplorare il 41esimo millennio. Hinks si muove agilmente tra i cambi di prospettiva, costruendo un filo narrativo in cui azione e reazione sono scandite con attenzione al mantenimento di una tensione adrenalinica impeccabile, tanto negli scontri con il nemico xeno quanto nel confronto tra Space Marines e semplici uomini.
Merito di Hinks è l’aver sviluppato questa sinergia tra le diverse componenti della società di Regium, creando una simbiosi imperfetta ma indissolubile che, al momento opportuno, si rivela vincente nel resistere all’invasione tiranide. Una vittoria ottenuto anche grazie al recupero di antiche credenze riviste secondo i dettami della scienza imperiali, concorrendo a salvare il pianeta e le vite che ospita, commettendo errori, cedendo a facili asti e invidie, ma alla fine tornando sempre a servire la volontà dell’Imperatore.



