Nel mezzo di una sessione di firme al Lake Como Comic Art Festival, Gabriele Dell’Otto trova il tempo di fermarsi e parlare con noi. È una delle voci più autorevoli del fumetto italiano nel mondo, uno di quegli artisti che hanno portato la pittura a olio e la sensibilità della grande tradizione europea dentro i personaggi Marvel e DC, prima di farlo poi sull’opera magna della storia italiana, La Divina Commedia.
Un privilegio da vivere almeno una volta

Dell’Otto al LCCAF torna ogni anno, e ogni volta con lo stesso senso di gratitudine.
Mi sento un privilegiato, come immagino anche le persone che sono qui. Non è una comic convention, è un festival, è qualcosa di diverso. È qualcosa che devi vivere, almeno una volta devi provare, perché c’è una qualità, sia del tempo trascorso, sia delle persone che si incontrano
Il confronto con le grandi fiere è inevitabile. Lucca Comics, che raduna ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, è il riferimento comune per il pubblico italiano.
Noi parliamo sempre di Lucca perché è quella a cui partecipa quasi tutta Italia. Però è normale che ci siano dei tempi, delle situazioni molto diverse, sicuramente più stressanti, sia per il pubblico che per gli autori. Si incontrano sempre un sacco di persone interessanti, oltre che rivedere tanti amici. La location vale il prezzo del biglietto.
L’AI e l’educazione al bello

Con Dell’Otto affrontiamo poi il tema che sta dividendo e inevitabilmente polarizzando la discussione in ogni ambito, quello dell’intelligenza artificiale. Che rischio c’è per i fruitori dell’arte e che ruolo hanno gli artisti in questo contesto?
Il rischio dell’appiattimento c’è sempre, dall’invenzione dell’arte in poi. Quando è arrivata la fotografia si diceva che si sarebbe appiattita tutta una serie di situazioni legate all’arte tradizionale. Poi è arrivato il computer, poi il digitale. E ora si dice lo stesso dell’intelligenza artificiale. C’è solo un problema: quando non c’è l’essere umano al centro. Se togli quello dall’equazione, il danno è fatto
Non è una posizione luddista. Dell’Otto distingue con precisione gli ambiti:
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ben accetto per tante cose di largo consumo: brochure, materiali informativi per aziende. Si può usare, certo, e toglie una parte del lavoro che prima si faceva altrimenti, come all’inizio del Novecento le serigrafie nei libri erano fatte a mano e poi è arrivata la stampa
Ma quando si parla di arte vera, il discrimine è netto:
La cosa di cui non mi preoccupo è l’amore che il pubblico prova per le cose fatte con amore. Se c’è dietro un cuore, le persone lo riconoscono. L’importante è l’educazione, bisogna sempre educarsi al bello. Bisogna che le case editrici siano abbastanza lungimiranti da capire che la qualità è sempre legata all’essere umano, alla metabolizzazione attraverso un’anima che fa cose per altre anime
