Un’intera esistenza passata a dare la caccia ai nemici dell’umanità, muovendosi per una galassia sconfinata portatrice di nemici e pericoli indicibili. È questo il destino di Gregor Eisenhorn, Inquisitore dell’Imperium, espressione ferina della ferocia con cui l’Inquisizione ammansisce le masse degli sterminati mondi alveari che dominano in Warhammer 40k. Nell’affrontare il 41esimo millennio reso celebre da Games Workshop nei suoi giochi tavolo ci si focalizza subito sugli Space Marines, ma le peculiarità dell’Imperium trovano maggior definizione altrove, come dimostra la Trilogia di Eisenhorn.
Una saga letteraria che ci riporta all’interno delle dimensiona umana di Warhammer, lontana dai campi di battaglia in cui gli Adeptus Astartes mostrano la potenza dell’Imperium. Seguendo Eisenhorn ci si confronta con l’umanità spicciola, con gli ingranaggi minori del gargantuesco meccanismo sociale dell’Imperium, in cui a contare è il rispetto dogmatico di una teocrazia resa strumento da caste di potere.
Dan Abnett, il cronista del 41esimo millennio

Non poteva esserci penna migliore di quella di Dan Abnett per dare vita a questo inarrestabile protettore dell’umanità. Apprezzato autore di romanzi ambientati in celebri IP come Doctor Who o di grandi personaggi dei comics supereroici, Abnett è uno degli scrittori di punta della Black Library, la complessa architettura narrativa del 41esimo millennio che ha espanso la lore di Warhammer 40k. Non pago di aver tenuto a battesimo il ciclo dell’Eresia di Horus, il fondamento dell’universo futuro di Warhammer, Abnett ha dato vita a saghe che spingono lo sguardo degli appassionati in diverse declinazioni del grim dark future.
Dal cinico ritratto della vita della Guardia Imperiale con la saga della Tanith 1st-and-only, sino a romanzi autoconclusivi dedicati a forze come l’aviazione o i colossali Titani, la padronanza di Abnett della lore di Warhammer 40k è un faro tanto luminoso quanto l’Astronomican per i fan. Non poteva dunque mancare di dedicare la propria competenza – e la propria passione- a un tratto essenziale di Warhammer 40k come l’Inquisizione.
Alieni, mutanti e traditori

L’Inquisizione è la forza più temuta dell’Imperium, un costante occhio vigile sull’umanità, intenta a dare la caccia a mutanti, alieni e adoratori del Caos. I suoi tre ordini principali – Xeno, Malleus e Hereticus – sono un baluardo, spesso viziato da una presunzione di superiorità che travia gli Inquisitori, divisi tra loro sui diversi modi e limiti con cui portare avanti la loro sacra missione.
Gregor Eisenhorn è un degno rappresentante di questa organizzazione. Inarrestabile, inflessibile, strenuo difensore di un’ortodossia che non conosce dubbio o pietà. La sua ragione di vita è estirpare la presenza del chaos nel settore Helicna, una crociata che lo conduce, assieme ai suoi agenti, su Hubris, gelido mondo in cui ha trovato rifugio un suo decennale nemico.
Quella che sembra la conclusione di una lunga, estenuante caccia all’uomo diventa in realtà l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita, che lo porta a confrontarsi con un eretico creduto morto da tempo: Pontius Glaw. Una presenza che inizia ad aleggiare nella sua esistenza, una voce melliflua che promette di esser suo fedele servitore, salvo mettere in moto una complessa macchinazione che rischia di segnare la caduta dell’Inquisitore.
Da cacciatore di nemici a bersaglio dell’Inquisizione stessa, una lunga guerra tra i due costellate di cadute e rinascite, perdite di persone care e nuovi amici che rimangono affascinate dall’adamantina volontà di Eisenhorn, nonostante la pericolosità della sua ostinate missione.
Raccontare il 41esimo millennio

I tre capitoli in cui Abnet divide la Trilogia di Eisenhorn corrispondo a tre momenti della sua lunga vita. Scelta accorta, che consente non solo di vivere le imprese dell’inquisitore, ma anche di assistere alle fatiche emotive del suo ruolo. Raccontata con grande trasporto in prima persona, questa saga non si limita a disegnare un vitale ritratto del 41esimo millennio dal punto di vista di un uomo, ma mette in mostra il peso del ruolo di Inquisitore.
Temuti da tutti per il loro potere – e il modo non sempre equo in cui viene sfruttato, gli Inquisitori sono mostrati nella loro fallacia. Abnett ne modella la struttura gerarchica con precisione, rendendola un perfetto strumento di analisi su come il potere possa logorare, intrecciando diverse scuole di pensiero e altrettante linee d’azione. Per quanto dedito alla sua missione, Eisenhorn deve spesso guardarsi dai presunti alleati, figure ciniche e ipocrite pronte a tradire un compagno pur di avanzare nelle gerarchie e di acquisire conoscenze proibite che consentono maggiori poteri.
Abnett non concede sconti al suo Inquisitore, lo spinge al limite, tanto fisicamente quanto moralmente. Eisenhorn stesso racconta come in un memoriale le sue decisioni, le sue rinunce in nome della fedeltà al suo sacro ufficio e quanto questa integerrima lealtà abbia chiesto un duro prezzo. Aleggia sempre un senso di malinconia, di esperienze intime mai vissute pienamente e rimpiante costantemente, che permeano il racconto e rendono il granitico inquisitore estremamente umano.
Primo passo nel 41esimo millennio

La Trilogia di Eisenhorn è, proprio per la vena narrativa di Abnett, un perfetto punto di ingresso per il 41esimo millennio. L’ambientazione viene descritta in modo impeccabile, con un’ingannevole semplicità che consente di vedere Xeno, Malleus e Hereticus come una trilogia sci-fi godibile anche se ignoranti di Warhammer 40k.
Un racconto che vive anche della sincera passione del suo autore, che non si limita a chiudere la sua esplorazione dell’Inquisizione con Eisenhorn, ma che prende slancio da un evento del secondo capitolo della serie per creare uno spin-off, ugualmente appassionante anche se affrontato da una diversa prospettiva. Una possibilità sperimentabile solo se profondamente addentro a una delle più ricche e appassionanti frontiere della sci-fi.


