La Admiral Benbow è stata la prima locanda in cui intere generazioni hanno scoperto l’avventura. Quel brivido lungo la schiena, che spinge un timido ragazzo sognatore a lasciarsi travolgere da quella che -per più generazioni – è divenuta la storia d’avventura per eccellenza. L’Isola del Tesoro di Stevenson è entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo, ci ha insegnato che la X è dove scavare – lo ha insegnato anche a un certo archeologo con frusta e revolver – ma soprattutto che il mondo va esplorato, non temuto.
Un caposaldo della letteratura che è stato rivisitato in decine di mondi, arrivando anche tra le stelle con quel capolavoro incompreso de Il Pianeta del tesoro, forse uno dei più sinceri atti d’amore all’opera di Stevenson. Tornando all’ambito fumettistico, non poteva certo mancare un omaggio disneyano all’avventura del giovane Jim Hawkins, compito affidato inizialmente ai paperi con Paperino e L’Isola del Tesoro (1959), ma che ha trovato una più calzante riproposizione topesca con L’Isola del Tesoro (2015)
Il sapore dell’avventura

Si parla spesso di parodia disneyana in casi come questi, come accaduto con Casablanca di Cavazzano, tuttavia nel caso de L’Isola del tesoro risulta ancora più evidente come sia il caso di parlare di omaggi. Non solo per il delicato rispetto con cui viene riscritta l’opera di Stevenson, ma per la certosina e attenta interpretazione con cui Teresa Radice e Stefano Turconi ci portano all’avventura.
Un duo autoriale che ha familiarità con il contesto disneyano, caratterizzato da una rara sensibilità artistica che hanno mostrato anche fuori dal mondo di paperi e topi. Il tratto distintivo di Radice e Turconi è l’identificare una nota emotiva, crescerla per tutta la storia rendendola un perno attorno a cui mettere in moto eventi e personalità.
Nel caso del romanzo di Stevenson, per loro stessa ammissione, si trattava di cimentarsi con un’opera a loro cara. Come Verne o Salgari, Stevenson è stato l’interprete dell’avventura più autentica, ha catturato la fantasia di generazioni di lettori, alcuni dei quali – a loro volta – si sono poi cimentati con quella tipologia di racconto. Curioso, come due creature della Pianura Padana abbiamo trovato in questa storia di salsedine e vele un punto di contatto, una radice emotiva che li avrebbe poi condotti a quello che definiscono il loro ‘periodo marinaresco’, quel trasporto verso la fascinazione per le storie di mare che avrebbe portato alla nascita di una delle loro opere più suggestive,

Nell’affrontare un classico della letteratura d’avventura, hanno però scelto di osare, compiendo un atto che da un lato denota piena padronanza dello spirito autentico della storia di Stevenson, dall’altro la voglia di sperimentare: ringiovanire Topolino. Ed è così che nasce Jim Topkins, alter ego dalle grandi orecchie del Jim Hawkins di Stevenson.
All’avventura

Perfetta interpretazione del personaggio, che diventa immediatamente il nostro punto di vista privilegiato in questa grande avventura. Se Stevenson aveva concepito il suo romanzo come una memoria del giovane protagonista, Radice e Turconi assecondano questa intuizione trasformando uno dei punti fermi della tradizione disneyana: le didascalie.
Non più semplici contenitori di frasi atte a muovere la storia, ma flusso di coscienza del giovane protagonista, caratterizzati da un linguaggio che pur essendo rivolto a un pubblico di giovani lettori contemporaneo, preserva nella forma un richiamo a quelle dimensioni emotive tipiche della vivacità di Stevenson. Strumento perfetto per farci avvicinare alla sensibilità di Jim Topkins, travolto da questa avventura a lungo sognata eppure costretto a confrontarsi con un mondo di cui ancora conosce poco.
Non potrebbe altrimenti nascere la curiosa amicizia con Long Pete Silver, ricreando una delle più suggestive e amate relazioni mentoriali della letteratura. Per quanto mitigata dalla tradizione disneyana, la strana coppia Pete Silver e Jim Topkins ha tutta la solidità e la profondità dell’originale, ne riprende l’essenza rendendola ancora più viva e appassionante. Forse, proprio perché questi due personaggi dalla personalità così consolidata nella nostra immaginazione vengono scritti in funzione della storia, con un Topolino poco più che adolescente curioso ed entusiasta del mondo, e un Gambadilegno che assume, nel suo ruolo di pirata, un’aria a tratti paterna, nonostante una personalità complessa, da adorabile canaglia.
L’Isola del Tesoro per una nuova generazione
Per comprendere l’ottimo lavoro dei due autori nell’adattare un’avventura così complessa, ci affidiamo all’attenta osservazione con cui Stefano Turconi etichetta il classico di Stevenson:
“Stevenson scrisse il romanzo pensandolo per un pubblico adulto: poi è stato consacrato come un grande classico per ragazzi; oggi invece è quasi ostico per i giovani, è tornato ad essere un titolo “per grandi”
La trama de L’Isola del Tesoro di Turconi e Radice rientra a tutti gli effetti nel canone narrativo disneyano, ma si lascia impreziosire da una grammatica più lieve e dinamica, in cui i personaggi sono vividi, hanno accenni ironici che strappano sorrisi sinceri e sanno allo stesso tempo mostrare il giusto carattere per partecipare a questa avventura.
Turconi è particolarmente attento alle espressioni dei personaggi, giocando con i loro volti e i loro corpi. Dalle espressioni buffe di Jim Topinks alle movenze dinoccolate e a tratti paradossali di Ben Goof, ossia il nostro amato Pippo. Ogni volto noto disneyano viene accostato al suo alter ego stevensoniano in modo impeccabile, spingendo i due autori a recuperare anche personaggi spesso dimenticati come Ser Lock, nato come parodia di Sherlock Holmes ben prima di Basil l’Investigatopo.
Un racconto per tutti

Di Turconi si apprezza ogni tavola, per il suo tratto pulito e vivido, che delinea espressioni di grande intensità, ma è la padronanza della gabbia a essere particolarmente affascinate. Una costruzione che si adatta all’emozione del momento, capace di esaltare i movimenti dei personaggi con un dinamismo orizzontale, o di lasciare spazi più ampi per trasmettere il senso di meraviglia che accompagna il giovane protagonista.
Rileggere il capolavoro di Stevenson in questa vivace reinterpretazione di Radice e Turconi è come rivivere un ricordo caro. Il loro evidente affetto per L’Isola del Tesoro li ha guidati nel realizzare un omaggio di cuore, una perfetta interpretazione di un classico che la loro sensibilità ha reso racconto universale, godibile per adulti che possono ritrovare l’amore per un classico dell’infanzia e per i giovani lettori, che tramite Jim Topkins possono vivere la loro prima, grande avventura.



