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A Lucca Comics and Games 2025, grazie a Renoir Comics, abbiamo avuto il piacere di intervistare Tyler Crook; autore e disegnatore, molto attivo nel campo dell’horror. Abbiamo parlato di mostri e suspence, cercando di scoprire come si crea la tensione tra le tavole e le parole.

 

Tavola di Harrow County
Into the woods – ©RenoirComics

Come si disegna un horror che deve essere un horror canonico, classico, e riuscire comunque a trasmettere, numero dopo numero, un senso di paura in crescendo? Come si costruisce visivamente un orrore che deve crescere di intensità albo dopo albo?

“Molto di questo è merito di Cullen Bunn, lo sceneggiatore, e del modo in cui ha strutturato la storia.
All’inizio l’idea era che il racconto fosse più piccolo, più intimo. Ma, man mano che lavoravamo insieme, Cullen ha cominciato ad ampliare il mondo, a legare il passato di Emmy (protagonista della storia, NdA.) a nuove figure e nuovi misteri. Disegnare questa espansione mi ha permesso di costruire visivamente la tensione: il lettore percepisce che il mondo si apre, che il pericolo cresce, che c’è qualcosa di più grande in arrivo. Tutto questo è stato possibile grazie alla struttura che lui ha dato alla storia: io ho solo seguito il ritmo, rendendolo sempre più cupo e profondo.”

SPIRITI IN FIAMME

Tavola Spiriti in Fiamme
Flame Spirits – ©RenoirComics

All’interno del fumetto ci sono due tavole splendide, dove vediamo scheletri e spiriti in fiamme. È un’immagine potente, quasi simbolica, che dà anche il titolo al fumetto. Cosa rappresentano per te questi spiriti che prendono fuoco, e in che modo disegnarli ti ha aiutato a raccontarne il significato?

“All’inizio, nel copione di Cullen, gli spiriti erano descritti come fantasmi scheletrici, con tonalità fredde, blu, verdi, tipiche del sovrannaturale. Io volevo però qualcosa di diverso, di unico. Così ho provato a usare colori più caldi, quasi incandescenti. Non avevo previsto di farli sembrare “in fiamme”, ma giocando con quelle tinte è successo naturalmente. Quando li ho visti così, ho capito che rappresentavano anime che soffrono, persone che non riescono a passare “oltre”, torturate dal loro restare sulla Terra.
Quella visione di dolore e bellezza insieme è diventata parte del loro significato. E sì, li ho fatti così anche perché e, devo ammetterlo, sembravano davvero fighissimi.”

PAURE FONDATE

Vignetta Lonesome Hunters
Cacciatori di orrori – ©RenoirComics

Nel fumetto i personaggi affrontano paure molto diverse: la paura ancestrale, quella più umana, quella che ci accompagna nella vita. Qual è la tua paura più grande, e pensi di averla inserita in qualche modo nei tuoi disegni?

“Penso che la mia paura più grande emerga chiaramente anche in The Lonesome Hunters (Fumetto di cui è anche autore, sempre edito da Renoir Comics, NdA.). Personalmente non ho paura della morte in sé. So che per molti è un pensiero che li tormenta, ma non è così per me. Quello che davvero mi spaventa è vedere soffrire o perdere le persone che amo: la mia famiglia, i miei amici. È qualcosa che mi tiene sveglio la notte, a volte mi rende ansioso, persino folle. Nei miei fumetti cerco di esplorare come questa paura può influenzare le scelte dei personaggi. Come l’amore, la perdita o il timore di perdere qualcuno possano spingerli a fare cose buone o terribili. In fondo, disegno l’orrore proprio per cercare di capirlo.”

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