Intervistare Sio significa discutere di fumetti aperti a ogni sorta di pubblico, ma anche di musica e suoni che riempiono la mente e alimentano la creatività. Durante l’aperitivo con gli amici di Gigaciao tenutosi in occasione di Lucca Comics & Games 2025 abbiamo raccontato il lungo percorso di Simone Albrigi, attraverso i suoi molteplici lavori e talenti.
THE MUSIC IN ME

Fumetti e Musica – ©Gigaciao
La domanda che volevo farti è: ci troviamo in un periodo in cui tutto corre velocissimo, dallo scrolling alla “fast life”. Tu come fai a resistere in un mondo così e a far sì che le tue battute vadano “oltre i social”?
“Penso sia grazie alla musica. È un linguaggio universale, non servono gli occhi e puoi ascoltarla senza stare davanti a uno schermo, che di per sé non è un problema, ma forse li usiamo un po’ troppo. La musica mi fa “sfondare la quinta parete”: con i fumetti c’è la quarta, con la musica sfondi il muro del suono..”
Baloon e altri linguaggi – ©Gigaciao
E quale musica ti piace portare avanti nel tuo lavoro?
“Comedy music. Abbiamo appena fatto un album con Gigaciao, autoprodotto. E’ la prima volta che realizzo un album fisico, infatti l’abbiamo chiamato “L’album rotondo”. Mi piacciono i titoli che siano insieme citazione e descrizione dell’oggetto.”
HAI UN AMICO IN ME

Riesci a far ridere sia noi trentenni sia persone di 50 o 60 anni. Quando scrivi, che sia musica o battute, pensi a un target preciso o scrivi per far ridere più persone possibili?
“Non penso a un target. Cerco di fare cose “alla Pixar”, su più livelli, che parlino a più persone possibili. Evito le parolacce: taglierebbero fuori una parte di pubblico giovane e non mi servono. Quando scrivo penso sempre al giudizio del mio migliore amico: è molto critico, gli faccio leggere tutto per primo. A volte ride, a volte no.”
E quando non ride, che fai?
“Ne faccio altre.”
Con Gigaciao avete pubblicato False Knees di Joshua Barkman. Tra le sue tavole uno scoiattolo dice che, almeno una volta nella vita, “ti cade una noce in testa” e capisci che è un momento di svolta. È capitato anche a te? E, professionalmente, c’è stata una noce che però ti ha fatto andare avanti?
“Di alcune “noci” non posso ancora parlare, lo dicono i miei avvocati e il mio psicanalista, ma sì, ne sono cadute parecchie. Sul lavoro, più che le difficoltà, mi aiutano le scadenze: mi obbligano a produrre. Ho iniziato dieci anni fa con Scottecs Magazine proprio per darmi una scusa per fare più fumetti; Gigaciao nasce anche per accelerare ancora. Ho scoperto che muovere il corpo mi sblocca. Vado al lavoro in bici, scrivo fuori casa; dopo 20 minuti di bici riesco a rimettermi a disegnare o scrivere. La vera difficoltà, per me, è il contrario della “mancanza di idee”, ne ho troppe. Ho una lista infinita di cose che vorrei fare: musical, videogiochi, libri, romanzi, poesie, film, e devo accettare che non riuscirò a farle tutte.”
WAIT FOR IT

Qual è il tuo musical preferito e perché?
“Hamilton. Mi ha riacceso la voglia di ascoltare musical. Da piccolo, tra Disney e The Blues Brothers, capivo già che, se una storia conteneva canzoni, mi piaceva di più. Hamilton per me è stato una sveglia. L’ho visto tre volte a Londra e rivisto su Disney+. È epocale.”
Diciamo che Wait For It è la mia canzone preferita di Hamilton: tu, che cosa stai “aspettando”?
” In realtà non sto aspettando: sto sparando tutti gli shot. Faccio tante cose e vedo cosa colpisce. Mi piacerebbe scrivere un musical, fare fumetti diversi, sperimentare tanto. Voglio provare tutto. La scrittura è la parte che amo di più, anche se poi resto seduto in platea, sono felice uguale.”




