A Lucca Comics and Games 2025, grazie a Saldapress, abbiamo intervistato Emiliano Tanzillo, disegnatore de Il cavaliere del drago, scritto da Emanuele Airoli. Un lavoro di ricerca durato decenni, alla ricerca del pezzo mancante del ciclo arturiano.
Una storia dove il mito sfocia tra le biblioteche, i legami di Morgana e i colori che corrono rapidi ed emozionanti sulle tavole. Ecco cosa ci ha raccontato.
ODE AL FANTASY
Disegnare fantasy in Italia, per anni, è stato considerato quasi una sorta di hobby. Per molto tempo il genere veniva ridotto a una cosa “alla Armata Brancaleone”, spesso senza un vero motivo.
Tu, nel lavorare a Il Cavaliere del Drago, hai incontrato difficoltà proprio perché stavi “solo” disegnando fantasy?
“Questo discorso, in realtà, lo estenderei al fumetto in generale. Disegnare fumetti in Italia è ancora percepito, da molti, come qualcosa di poco serio, anche se forse le cose stanno lentamente cambiando. Per quanto riguarda il fantasy, sì, viene spesso associato al “mondo dei nerd”, come percezione comune. Ma oggi quella che un tempo era “roba da nerd” è diventata, nel bene e nel male, cultura dominante. Mi sembra che siamo nel mezzo di un’evoluzione, stiamo “scavalcando la barricata”, con tutti i pro e i contro che questo comporta. Il Cavaliere del Drago per me è stato un percorso di confine: da un lato il mio lavoro “classico” di fumettista, dall’altro qualcosa che ha a che fare con la ricerca storica, merito di Emanuele Arioli. Lui, in questo caso sceneggiatore, è prima di tutto un ricercatore universitario, e questo dà alla storia un peso storico e culturale molto forte.”
Troviamo bellissima l’idea di fare un fantasy che parte da una documentazione storica e bibliografica molto solida. Lo sceneggiatore ha letteralmente girato le biblioteche del mondo. Per te è stato più difficile o più stimolante disegnare su una base così strutturata?
“Emanuele ha dedicato a questa ricerca quasi undici anni della sua vita. All’inizio veniva considerata un’operazione un po’ folle, rimettere insieme i frammenti di un manoscritto legato al ciclo arturiano. Da questo lavoro è emersa la figura dell’ultimo cavaliere della Tavola Rotonda, fino a quel momento sconosciuto: Sigurano, che nel fumetto diventa Sivaro. Seguirlo in questa sorta di missione “donchisciottesca” è stato un privilegio. È stata un’avventura incredibile che continua ancora oggi e che ci ha portato in giro per il mondo, io in qualità di Sancho Panza, ovviamente. Ho avuto l’onore, per esempio, alla Fondazione Bodmer in Svizzera, di poter sfogliare uno dei frammenti originali del manoscritto. In totale siamo solo in undici, al mondo, ad averlo potuto toccare, anche se con guanti, mascherina, camera iperprotetta. In uno di quei frammenti c’era un’illustrazione di un torneo che noi abbiamo ripreso e riportato nel primo volume, uscito nel 2024. È stato un vero viaggio nel tempo. Per me è stata anche un’occasione per approfondire, a livello culturale, temi che conoscevo solo come cultura pop e grazie alla ricerca ho potuto entrare in contatto con le fonti vere.”
LA VERA VITA DEL FANTASY
Colpisce molto il fatto che siate andati davvero nei luoghi delle leggende, che tu abbia potuto “toccare con mano” ciò che poi dovevi disegnare. Il nostro lavoro, spesso, si fa da soli su un divano, davanti a uno schermo. Quanto è stato ispirante, per te e per Il Cavaliere del Drago, avere un contatto diretto con quei luoghi e quei materiali?
“È stato un percorso che è andato di pari passo con la lavorazione. Per il primo volume, il lavoro è partito in maniera più “classica”. Emanuele mi ha fornito documentazione e riferimenti dei luoghi, anche perché avevamo una consegna molto stretta, legata all’uscita del documentario su Arte, che è, semplificando, la sorta di “Rai 5 francese”. Il documentario racconta in maniera approfondita la sua ricerca e ricostruisce tutte le tappe del ritrovamento del manoscritto.”
“Per il secondo volume, ambientato in Bretagna, ho potuto invece sfruttare pienamente le esperienze fatte durante la tournée del primo. Molti dei luoghi in cui si muovono i personaggi sono gli stessi che abbiamo visitato di persona. Io li ho romanzati graficamente, ma vederli dal vivo è stata un’esperienza indescrivibile. Non ho parole per rendere la sensazione, però per fortuna ho il disegno. Dentro le tavole ci sono anche tributi alle persone che abbiamo incontrato. Alcune le ho trasformate in creature magiche, con rispetto e affetto. Spero che, in qualche modo, possano riconoscersi.”


