Se gli Space Marines hanno costellato gli incubi dei nemici dell’umanità, come reagirebbero gli xenos davanti a un Primarca? Per anni le storie di Warhammer 40k hanno celebrato i padri genetici degli Adeptus Astartes rendendoli degli semidèi, creature quasi mitologiche perse nel tempo. Dopo averli conosciuti all’epoca dell’Eresia di Horus -saga centrale per lo sviluppo del 41esimo millennio – la Black Library ha iniziato a raccontare anche del ritorno di queste figure epiche, come testimonia Il Leone: il Figlio della Foresta.
I secoli passati dal tradimento di Horus hanno visto l’umanità e gli Astartes preservare l’Imperium privi della guida dei Primarchi. Esseri forgiati dalla conquista delle stelle, guerrieri che hanno consacrato la propria esistenza al sogno dell’Imperatore, strumenti necessari al raggiungimento del fine ultimo dell’umanità: il dominio della galassia. Ma come reagirebbero ora, che il grim dark future è ancora teatro di guerre logoranti?
Il Leone: Il Figlio della Foresta, ritorno al 41esimo millennio

Interrogativo affascinante, che sta trovando risposta in romanzi che riportano i Primarchi nel presente di Warhammer 40k. La visione dell’era della conquista della galassia è radicalmente cambiata, alcune Legioni sono state spezzate internamente dall’Eresia e lo scenario galattico, dopo diecimila anni, è radicalmente diverso.
Su queste basi, Mike Brooks ha modellato la rinascita di Lion El’Johnson, Primarca della Prima Legioni, gli Angeli Oscuri. I Dark Angels sono una delle Legioni più segnate dall’Eresia di Horus, divisa internamente da una lotta intestina ai tempi dello scisma, sopravvissuta grazie alla maniacale segretezza della propria spaccatura. Diversi romanzi – per ora inediti in Italia – hanno affrontato questo oscuro mistero degli Angeli Oscuri, in cui è emersa la fuga di alcuni Angeli dai cacciatori di traditori da parte di una congrega segreta di loro fratelli, votata ad estirpare questi traditori.
Con Il Leone: il Figlio della Foresta, questa divisione in seno al Capitolo degli Angeli Sanguinari viene vissuta con gli occhi del loro Primarca. Tornato alla vita in una misteriosa foresta, il Leone ritrova un Imperium lontano dalla sua speranza di pacificazione. Le Legioni non esistono più ma sono divenute Capitoli, l’Eresia di Horus ha indebolito l’Imperium e l’Imperatore è condannato a una non-vita sul Trono Dorato sulla Terra.
Salvare una Legione

Soprattutto, i suoi figli sono divisi, separati dagli eventi dell’Eresia di Horus, come raccontato nell’undicesimo volume della saga edita da Panin, Angeli Caduti. Il tradimento di Luther, braccio destro del Leone sul mondo di Caliban, è stato vissuto in modo differente dagli Angeli, tra chi è caduto vittima del suo inganno e chi invece è stato in grado di vedere oltre la menzogna e rimanere fedele al Primarca.
Al suo ritorno, il Leone non deve solamente ritrovare la propria rotta in questo nuovo millennio, ma anche ricompattare la frattura tra i suoi figli. Non tutti sono traditori, alcuni sono anzi dei sopravvissuti all’inganno che cercano di sopravvivere, rimanendo fedeli ai suoi precetti e alla visione primigenia dell’Imperatore. Proprio con questi ultimi, Lion El’Johson vede il nuovo Imperium per come è realmente, ritrovando nelle loro parole e nell’amarezza con cui raccontano la loro separazione dal resto dell’umanità una nuova forza.
Brooks coglie in modo mirabile lo spirito del Primarca, in particolare lo ritrae letteralmente come un uomo fuori dal tempo. L’espediente della foresta – che rimanda al suo passato su Caliban – è uno strumento narrativo eccellente, legato profondamente alla figura del Leone. Il suo spirito indomito, il modo in cui si considera un figlio fedele dell’Imperatore sono i punti fermi su cui viene imbastita la storia, che vede nella redenzione e nella ricerca dello scopo di un’esistenza le sue radici.
I dialoghi con cui il Leone e i suoi figli affrontano questa rinascita degli Angeli Oscuri sono centrali in tal senso. Da un lato l’amareggiato stupore del Primarca, incapace di conciliare il suo ricordo con lo stato attuale dell’Imperium, dall’altro il cinico sospetto degli Angeli Caduti, che vivono in bilico tra speranza di un perdono e il timore di un’ennesima delusione.
Una difficile e complessa storia familiare, che si adagia alla perfezione nelle vicende del 41esimo millennio. È sempre la battaglia, lo scontro con il nemico dell’umanità a sancire il verdetto finale, in una crociata di liberazione che assume i toni di un risveglio epocale per il Primarca, capace non solo di ritrovare i propri figli perduti, ma anche di trovare un proprio scopo in questo nuovo tempo.
Il ritorno di un eroe
Il Leone: Il Figlio della Foresta è un romanzo avvincente, che riesce a non vivere solo di battaglie e sin troppo sicure linee narrative del 41esimo millennio, ma si avventura nell’affrontare dilemmi morali ed etici di spessore. Onesto e coraggioso, questo libro è un ottimo modo per gli appassionati per assistere al ritorno di un Primarca di grande importanza, che ritroveremo presto anche in Dawn of War IV.
Sicuramente non un volume da consigliar come entry point in Warhammer 40k. Anzi, la sua lettura potrebbe essere legata alla saga dell’Eresia di Horus, dove la caduta degli Angeli Oscuri raccontata in Angeli Caduti è essenziale per comprendere al meglio l’attuale frattura della Prima Legione.



