Creatore di mondi, trascinatore della pop culture contemporanea e personaggio indefinibile. Si sono sprecati epiteti, tra chi lo incensa come la massima espressione della narrazione videoludica contemporanea e coloro che lo considerano un buon artigiano dei pixel, ma senza cadere in adulazione. Anche in questa spaccatura, Hideo Kojima riesce a catalizzare l’attenzione, risponde con uno dei suoi sguardi sornioni mentre attraversa fiere, eventi e presentazioni che lo accolgono come una rockstar.
E noi restiamo a interrogarci su chi sia realmente l’uomo dietro Death Stranding e Metal Gear Solid, cosa passi per quella supernova che ha nel suo cranio, una fucina eterna di idee che attirano personaggi del calibro di Norman Reedus o Guillermo del Toro. Nessuno può dire di comprenderlo chiaramente, forse solo lui può riuscire a trovare ordine in questo maelstrom di genialità, un tentativo che ha preso la forma de Il gene del talento e i miei adorabili meme.
Connessi ma responsabilmente

Edizioni Bd, in occasione della presenza di Kojima a Lucca Comics & Games, ha riproposto Il gene del talento e i miei adorabili meme, una raccolta di saggi, pensieri e ricordi di Kojima. Un viaggio nella mente e nella personalità del game designer, che non ha caso ha come centralità il concetto di connessione, colonna portante del suo lavoro su Death Stranding.
Non a caso, proprio durante uno degli incontri lucchesi, Kojima ha spiegato quanto la connessione sia fondamentale nella sua percezione del mondo:
“Quando ci connettiamo con qualcuno, che sia online o nel mondo fisico, dobbiamo ricordarci che ogni relazione richiede attenzione. Non basta un clic per essere umani”
Attraverso Il genio del talento e i miei adorabili meme, possiamo andare all’origine di questa visione di Kojima, partendo dal suo rapporto con la pop culture, iniziando proprio dai meme.
Linguaggio comune per comprendere il mondo

Il meme non è inteso come espressione idiomatica immediata di un messaggio, quanto piuttosto della sua funzione di istantanea connessione, di terreno comune tra coloro che condividono un’esperienza che diventa codice tramite cui comprendere il messaggio. In questa visione si inseriscono libri, film e musica, gli anime che Kojima adorava guardare durante la sua infanzia, che diventano linguaggio comune con cui il lettore accede alla dialettica di Kojima, decodifica il suo linguaggio e ne condivide ispirazioni e ragionamenti. Una connessione, giusto per restare in trama, che nasconde un mutamento perpetuo, condiviso e che si estende a una community.
Va chiarito un aspetto di questo volume: non è un’opera originale recente, ma una sorta di rielaborazione di concetti. Gran parte di questo materiale era presente in I meme che amo – Ciò di cui abbiamo bisogno ora sono storie che diano energia agli esseri umani, antologia di pensieri sparsi datata 2013, che raccoglieva articoli usciti su Papyrys e Da Vinci.
Aspetto interessante, che consente di esplorare la visione di Kojima quando era già un nome forte dell’industry, ma privo di quell’aura quasi messianica che lo accompagna oggi. Una condizione che gli permetteva di condividere la sua visione su cult come Blade Runner o di analizzare elementi della cultura pop giapponese, dagli anime ai manga.
Sguardo d’insieme al mondo

Sotto questo aspetto, l’evoluzione di questi concetti giunta a Il genio del talento e i miei adorabili meme è rimasta a fedele a se stessa, come ben chiarisce Kojima stesso
“Con questo libro vorrei poter condividere con qualcun altro l’idea di connessione che leggere mi ha sempre trasmesso. A fungere da intermediari per tale collegamento saranno i “meme”, […] un concetto molto conosciuto, […] passano da una generazione all’altra cose come la cultura, le abitudini, i valori.”
Che si tratti di recensioni, saggi o parti di interviste rimescolate alla bisogna, i pensieri che Kojima ha condiviso con il mondo sono rielaborati in una nuova forma. Un flusso di coscienza, se vogliamo, in cui sono condensate le idee di un periodo preciso (2009-2013), riviste e rielaborate da Kojima.
Un momento di riflessione condivisa, che porta Kojima anche a rivedere alcune sue posizioni precedenti, creando un percorso di crescita, personale e professionale, che intreccia il suo io profondo alle sue passioni e alle ispirazioni della sua arte.
Una condivisione in cui il dualismo persona/artista sembra collassare in nome di una sincera apertura da parte di Kojima nei confronti dei suoi appassionati. Meccanismo che avvicina Kojima abbattendo l’apparente separazione di ruoli, grazie alla sua amata connessione, fatta di citazioni a cult come Chandler o Heinlein e di suggerimenti per nuove scoperte.
Connessi per scelta non per obbligo

Questa sua voglia di condivisione ritorna, come noto, proprio nella sua ultima complessa narrazione, ossia Death Stranding. La presenza di elementi che rimandano a una forma di pop culture condivisa sono presenti nel gioco, così come l’utilizzo di linguaggi universali come la musica, che anche nell’antologia in questione ha un ruolo centrale.
Sotto questo aspetto, Il genio del talento e i miei adorabili meme potrebbe essere una chiave interpretativa importante per avere maggior sensibilità sula storia di Sam Porter, su questo mondo dalle regole insondabili, che rimane fedele alla visione del suo creatore:
“Essere connessi significa anche essere responsabili per coloro con cui si è stabilita quella connessione. Voglio che il giocatore possa provare sulla propria pelle cosa significa sia recidere che creare quei legami.”
Connessi per scelta non per obbligo, in un momento in cui sembra impossibile vivere lontani dall’iperconnessione. Ma un rifugio potrebbe essere proprio Il genio del talento e i miei adorabili meme, chiave interpretativa per comprendere la responsabilità e la bellezza della connessione, intensa come condivisione e crescita.



