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I liberi pensatori fanno sempre paura a chi, nella libertà, vede una minaccia allo status quo. La Storia, quella con la S maiuscola, è costellata di figure che hanno reso la loro lotta per libertà la ragione di un’esistenza che si è scontrata con le rigide, cieche leggi della società loro contemporanea. Fortunatamente, alcuni di questi simboli della libertà vengono riabilitati decenni, secoli dopo, ricevendo il giusto plauso per il loro coraggio. Un recupero che può avvenire anche tramite un fumetto come Heretic, in cui Robbie Morrison e Charlie Adlard presentano sotto una luca diversa la figura di Henry Cornelius Agrippa von Nettesheim.

Difficile inquadrare un erudito come Cornelio Agrippa, degno rappresentante dell’era rinascimentale. Le sue molteplici doti spaziavano dalla tattica militare alla legge, dalla medicina agli studi filosofici, non disdegnando un interesse per l’occulto che lo portò a essere definito un potente mago. Ordinaria amministrazione per un uomo rinascimentale, avido di sapere ma conscio che lo scontro con i poteri forti dell’epoca era inevitabile.

L’eretico per eccellenza

Heretic
Heretic – © Image Comics

Come non rimanere affascinati da un personaggio come Cornelio Agrippa, su cui aleggia da sempre il mistero della sua vera natura? Gli studiosi ancora si interrogano su chi fosse veramente, quanto della sua fama fosse merito delle sue smisurate conoscenze e quanto fossero inganni e truffe perfettamente riusciti. Quello che è certo, è che nella sua vita Cornelio Agrippa si sia messo spesso in contrasto con il vero nemico della conoscenza del suo tempo, l’Inquisizione.

Morrison non fa mistero di avere avuto a cuore una storia su questo poliedrico genio rinascimentale da tempo, ma solo la possibilità di poterla realizzare con il suo vecchio amico Charlie Adlard ha reso possibile la nascita di Heretic. Sia chiaro che in volumi come questo, non possiamo andare in cerca di una veridicità storica impeccabile, poiché le necessità dalla narrazione come intrattenimento prevalgono sul rispetto della storia.

Ciò non toglie che anche titoli come Heretic possano comunque lasciare ai lettori una curiosità per approfondire quanto letto, scoprendo un interesse per un periodo storico tanto complesso quanto affascinante.

La Storia diventa storia

Heretic
Heretic – © Image Comics

Il punto di partenza di Heretic è un’intervista a Sigmund Freud in cui il padre della psiconalisi afferma di ritenere i lavori di Johann Weyer essenziali per studiare la fenomenologia delle streghe. Forse per questo nella casa londinese dove si era rifugiato alla comparsa del nazismo, alla sua morte furono ritrovati i diari di Weyer. Ritrovamento eccellente, che viene quindi studiato per vedere quanto delle intuizioni di Freud siano derivate dallo studio di questi diari.

E in essi, Weyer non può che raccontare del suo primo apprendistato, presso Cornelio Agrippa. Un incontro che avrebbe cambiato la sua, proiettandolo prima in una grande città come Anversa, poi mettendolo a contatto con una figura controversa come Agrippa.

La fama di mago ed erudito – o di ciarlatano, in base alle diverse opinioni – era frutto delle svariate conoscenze di Agrippa, ma soprattutto dal suo modo di fare. Nella visione di Morrison, il filosofo è un uomo incline alla battuta, spavaldo, avverso ai rigidi dettami della società contemporanea e volontariamente in cerca di uno scontro con chi preserva cinicamente lo status quo. Eppure, anche i suoi avversari riconoscono alcune su doti, tanto che la stessa Inquisizione decide di avvalersi dei suoi servizi per risolvere un misterioso, efferato omicidio avvenuto in una chiesa.

Indagini nella superstizione

Heretic
Heretic – © Image Comics

Ad un primo impatto, la sensazione è che Morrison sia rimasto folgorato da Il nome della rosa e dalla dinamica di coppia di Holmes e Watson, creando una crasi che sostenesse il telaio narrativo di Heretic. Una sfida che vede Morrison muoversi su un terreno a lui congeniale, considerata la sua solida esperienza con il romanzo poliziesco,

La dinamica tra Weyer e Agrippa riprende in alcuni momenti il celebre rapporto tra i detective di Conan Doyle, ma si evolve con personalità, giocando in modo ottimo sfruttando la relazione tra mentore e allievo. L’ingenuità di Weyer, alla scoperta di un mondo più grande – trova una compensazione nella posa più sofisticata e spavalda di Agrippa. Due maschere che rapidamente lasciano spazio alla vera natura dei personaggi, che reagiscono alle sollecitazioni di questa insolita indagine sorprendendo il lettore.

Complice la ricostruzione storica. Pur concedendosi qualche licenza, Morrison inserisce con attenzione e rispetto della veridicità il suo giallo in una società attraversata da razzismo e oscurantismo. La lotta tra la mente rinascimentale di Agrippa e il ferro controllo dogmatico dell’Inquisizione è uno dei motori della storia, alimentato anche da un tratto paranormale che fa leva tanto sulle credenze popolari del periodo quanto sulla fama di mago di Agrippa.

Un mosaico narrativo complesso, che vive nei dialoghi e nelle didascalie, che raccolgono il racconto del giovane apprendista. Sfruttate anche come punto di riferimento per il lettore, che in esse trova riferimenti storici e nozioni sociali per comprendere alcuni equilibri tra i personaggi. Una necessaria concessione all’autore, che a volte eccede in questo intento quasi didattico, spezzando il ritmo della storia.

Morrison cerca quindi di bilanciare lo slancio tipico di una detective story con la ricostruzione del dramma storico, riuscendo a non eccedere negli ‘spiegoni’, minacciosi scogli per un lettore in cerca di una storia improntata maggiormente al dinamismo. Motivo per cui Heretic non si rivolge a un pubblico in cerca di storie leggere, ma mira a suggestionare chi, al contrario, vuole essere coinvolto da personaggi fuori dagli schemi, scontri ideologici e stimoli intellettuali.

Heretic: ritrarre la storia

Heretic
Heretic – © Image Comics

Comprensibile perché Morrison abbia attesa che Charlie Adlard fosse disponibile per dare corpo alla sua storia. Il tratto di Adlard – reso immortale da The Walking Dead – risulta qui più raffinato e meno propenso all’immediatezza di una tensione, preferendo un racconto visivo più attento, con maggior attenzione alla prospettiva e ai giochi di ombre. L’ambiente urbano aiuta molto in tal senso, con scene corali di grande impatto emotivo, centrali nel coinvolgere il lettore.

La natura di Heretic richiede una costante tensione, un perdurante senso di inquietudine che Adlard condensa in passaggi in interni, scegliendo inquadrature che trasmettano l’opprimente sensazione di pericolo imminente. Il bianco e nero è fondamentale in questa grammatica narrativa, dove le ombre giocano un ruolo essenziale, tanto che il colore esplode violento in due momenti legati all’aspetto più eterico diventa il culmine di questo volume.

Heretic è un fumetto che trova spazio nel catalogo di saldaPress, che lo propone in un’ottima edizione. L’intensità del racconto e alcuni vezzi stilistici non rendono questa storia facilmente accessibile, richiede una certa attenzione nella lettura, sia sul piano visivo che su quello narrativo. Difficilmente si consiglierebbe a chi cerca una lettura di semplice intrattenimento, per essere giustamente apprezzato Heretic richiede dedizione e attenzioni ai dettagli.

Un impegno che ripaga, tanto che viene da chiedersi sei i diari di Weyer citati all’inizio della storia non possano diventare il materiale fittizio su cui modellare nuove indagini del duo di alchimisti, novella coppia di detective tra reale e metafisico.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva