A volte ti arrivano dei volumi che vorresti leggere, ma il tempo tiranno ti costringe a impilarli, metterli da parte per un momento migliore. E quel momento lo aspetti, a volte lo dimentichi, ma l’occhio cade inevitabile su quella torre di Babele che aspetta di essere abbattuta. O quantomeno ridotta, sarebbe già una vittoria. Non basta la buona volontà, non serve cercare un ritaglio di tempo, a volte serve un segno, uno stimolo tale che il richiamo di una determinata storia sia così irresistibile che fermi il mondo – il tuo mondo, chiaramente – e ti lascia avvolgere dalla storia. E’ stato questo il rapporto con Frontier, storia sci-fi di Guillaume Singelin, portato in Italia da Zerocalcare tramite la sua special selection Cherry Bomb targata BAO Publishing.
Dovrei ringraziare l’ondata di entusiasmo spaziale legato alla missione Artemis II, questo nuovo passo umano tra le stelle, fatto di foto emozionanti e video dalla Orion in cui l’equipaggio ci ha fatto tornare dove nessuno è mai giunto prima. Letteralmente. Guardi un post sulla Artemis II e poi l’occhio ti cade su Frontier, una volta, due volte e alla terza nemmeno te ne accorgi e stai già perdendoti nel futuro di Singelin.
L’evoluzione di un racconto sci-fi

Sempre grazie a Cherry Bomb, abbiamo già apprezzato la versatilità espressiva di Singelin con The Grocery. Volume inaugurale della collana di BAO, The Grocery aveva messo in chiaro come Singelin sia in grado di unire in una grammatica visiva personalissima ambiente realistici e figure lontane dal realistico, ma comunque capaci di trasmettere una gamma emotiva di grande impatto.
Il passo di avvicinarsi al fumetto sci-fi, con un’opera da autore completo, si rivela una splendida occasione per apprezzarlo nuovamente. Frontier non è un semplice esperimento narrativo, ma è il culmine di una lavorazione decennale, iniziata nel 2013 e culminata nella pubblicazione in Francia nel 2023. Un percorso fatto di studi, rielaborazioni grafiche e revisioni della trama, che sono fortunatamente riportate anche negli extra del volume di BAO, e che lo stesso Singelin racchiude in un pensiero
“L’idea non mi ha mai abbandonato: un’esplorazione libera che vagava tra due progetti, un’evasione grafica che prendeva dolcemente forma”
Frontier, l’umanità alla conquista dello spazio

Dopo anni a lavorare dietro la realizzazione di una sonda per l’esplorazione profonda dello spazio, la scienziata Ji-soo assiste impotente alla fine dei suoi sogni, proprio quando pensa di essere pronta a vedere il suo progetto conquistare lo spazio. L’arrivo della multinazionale Energy Solution come finanziatore si trasforma in un mero sfruttamento commerciale dell’idea iniziale, tanto che Ji-soo viene allontanata dal progetto, quando avanza le sue rimostranze. Spinta dalla sua coscienza e animata dalla consapevolezza che la Terra stia morendo, la scienziata diviene la spina nel fianco della compagnia, che la relega in posti sempre meno ambiti sino alla sua ultima destinazione: la stazione Rock Breaker.
Rock Breaker è l’incarnazione dello sfruttamento dello spazio, il male assoluto per Ji-Soo. Eppure, a bordo di questo avamposto umano nel cosmo vivono persone come Alex, nato e cresciuto nello spazio. Forse per questo Alex è convinto che a bordo della stazione sia ancora possibile trovare nuove possibilità per l’umanità, inizialmente in contrasto con il nuovo comandante, Ji-Soo, ma rivelando come le loro due posizioni possano incontrarsi.
Oppure, condurre a una presa di coscienza che porti entrambi a ribellarsi al sistema corporativo che domina la conquista dello spazio. Fortuna vuole che la loro fuga li porti a contatto con Camina, mercenaria corporativa che dopo aver perso un braccio in una missione, decide di cambiare vita. Vedendo come lo spazio si stia riempendo di detriti dell’attività umana, Camina investe i suoi pochi risparmi per una nave adatta alla pulizia dello spazio e durante uno dei suoi primi incarichi soccorre Ji-soo e Alex.
Un incontro fortuito, o forse voluto dal destino, che cambierà l’esistenza di tre persone.
Spazio, ultima frontiera, vecchi errori

Ripensando alla corsa allo spazio che stiamo vivendo in questo periodo, Frontier rischia di essere un inquietante monito. Le notizie su come interessi puramente economici stiano infiltrandosi all’interno della collegialità dell’esplorazione spaziale sembrano guardare alla visione di Singelin come un futuro possibile. Non certo una novità, considerato come la sci-fi si è sempre interrogata su questa guerra alla risorsa, da The Expanse a Moonligh Mile, passando per Planetes o Shangri-La.
Singelin ha nella sua identità autoriale un impegno etico e morale forte, che in Frontier trova una perfetta interpretazione. I tre personaggi cardine della storia rispecchiano punti di vista differenti, maturati in anni di occasioni sacrificate in nome del puro guadagno, di propaganda malsana o di violenza che da inevitabile diviene un’incudine sull’anima. Tre anime al limite, consce o meno della loro condizione, che decidono – qualcuno con una piccola spinta – di non rimanere schiavi di una società di sfruttamento, ma di riscrivere il proprio destino.
Persino la cinica Ji-soo riesce a ritrovare un ottimismo apparentemente spenta, al punto di dare al suo giovane assistente un messaggio di grande speranza
“Guarda le stelle e apri gli occhi sul mondo che ti circonda…ma non dimenticare mai le stelle”
Creare il futuro

Singelin guarda alla nuova corsa all’oro nel cosmo come uno strumento perfetto per una critica allo sfruttamento iniquo delle risorse sul nostro mondo, traslandolo in un scenario futuro in cui una visione di critica post-coloniale si unisce un discorso ecologista, in cui le sorti del nostro mondo sembrano già segnate.
Umanamente, i personaggi di Frontier sono i perfetti interpreti di questa visione dell’autore. Le loro azioni sono sempre in linea con la loro personalità e su come gli eventi della trama impattano sulla loro sensibilità, animando una crescita personale che avvolge il lettore per la sua sensibilità. Una costruzione emotiva che passa anche da tavole mute in cui la delicatezza di Singelin parla attraverso una padronanza del racconto per immagini impeccabile, costruito su piccoli gesti quotidiani che scandiscono le giornate nello spazio.
Il tratto di Singelin è perfetto per quanto riguarda il world building, culmine di una lunga fase di studio e design, tanto in fase di creazione di scenari naturali che degli ambienti claustrofobici di stazioni spaziali e astronavi, testimoniata da ricco comparto extra del volume di BAO. Si percepisce una tecnologia industriale e di sfruttamento, specchio delle tematiche trattate. In questi ambienti si muovono i personaggi, come da tradizione di Singelin figure ‘in miniatura’, dal tono quasi cartoonesco che li rende simili a pupazzi, che illudono il lettore con una falsa sensazione di innocenza. Meccanismo illusorio ideale per poi rendere ancora più intensi i momenti drammatici, gli accessi di violenza che esplodono nelle tavole in tutta la loro ferina potenza.
La bellezza dell’attesa
Frontier merita di esser inserito all’interno delle letture per una coscienza critica del nostro futuro tra le stelle. La sensibile, onesta voce di Singelin incarna timori tutt’altro che trascurabili, capace di farsi manifesto delle ansie per un futuro che sembra non riuscire a liberarsi degli errori del passato. Eppure, nonostante questo suo j’accuse, Singelin riesce a conservare una scintilla di speranza, una consapevolezza di come si possa resistere a una deriva sociale e emotiva che ci guidi in un viaggio tra le stelle, per consegnare un futuro migliore a chi verrà dopo di noi.
Leggere questa avventura spaziale con ancora negli occhi – e nel cuore – la stupefacente impresa dell’equipaggio della Artemis II alimenta quell’ultima scintilla di positività con cui Singelin saluta i suoi protagonisti. E forse è stato un bene aspettare, non aver la fretta di leggere immediatamente la storia, attendere quello slancio che trasforma una bella storia in un’esperienza che ti rimane, mentre i suoi saluti protagonisti come fossero vecchi amici
“Ciao, ragazzi dello spazio. Grazie per averci accolto nel vostro mondo.”
