La teoria dell’effetto farfalla spiega come un semplice battito d’ali, diverso da quanto previsto, possa provocare uno tsunami dall’altra parte del mondo. Questa premessa, forse un po’ spicciola, è doverosa per comprendere fino in fondo quanto sia stata forte e duratura l’influenza di Ronin e di come abbia cambiato la percezione del fumetto, non più come forma di intrattenimento “infantile” ma come forma di letteratura che poteva trattare temi più maturi.
La vita e le influenze di Frank Miller
Partiamo da una breve biografia del creatore, ovvero Frank Miller. Nato nel 1957 a Olney, negli Stati Uniti, da una famiglia di origini irlandesi e cattoliche, cresce in un periodo di grande prosperità economica per il Paese, in particolare dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. Sono gli anni del baby boom, della crescita della forza lavoro, delle gonne a ruota, del look pin-up, della grande musica come il rock and roll e dell’arrivo di Elvis Presley. Allo stesso tempo, però, sono anche gli anni dell’anticomunismo, segnati dalla celebre “caccia alle streghe” condotta da Joseph McCarthy, dall’inizio della Guerra di Corea e dalle prime tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che porteranno alla nascita della Guerra Fredda.
In questo clima il giovane Miller, per trovare una soluzione alla sua solitudine, comincia a coltivare la passione per i fumetti, in particolare quelli della Marvel Comics e della DC, oltre ai fumetti di serie B. L’autore che più lo colpisce è però Will Eisner, rimanendo affascinato dalle sue storie su The Spirit. In gioventù inizia a realizzare i suoi primi lavori di disegno e, verso gli anni Settanta, comincia a presentarsi alle case editrici. Riceve però numerosi “No” per le sue tavole, giudicate “orribili”. Questo non lo demoralizza e così, all’età di 21 anni, decide di trasferirsi a New York, allora centro nevralgico del fumetto americano.
Dopo diverse esperienze, affiancato da Neil Adams, uno degli autori più importanti dell’epoca, grazie alle sue storie di Batman e per il ciclo di Lanterna Verde/Freccia Verde, inizia a ricevere le prime offerte di lavoro: prima alla Western Publishing, poi brevemente alla DC Comics e infine, nel 1978, approda alla Marvel.
L’ingresso alla Marvel e l’incontro con Daredevil

All’interno della Casa delle Idee, a Miller vengono affidate le tavole dei numeri 27 e 28 di The Spectacular Spider-Man, dove, accanto all’arrampicamuri di quartiere, compare il Diavolo Rosso di Hell’s Kitchen: Daredevil. Questo incontro rappresenta un vero colpo di fulmine per Miller, che intuisce immediatamente il potenziale drammaturgico del personaggio, il quale allora stava attraversando un periodo di insuccesso editoriale.
Inizia così a lavorare su altri numeri della serie fino a quando, con l’arrivo di Denny O’Neil come editor, non gli viene affidata la scrittura completa sul personaggio. Nel 1981 esce il numero 168, il vero spartiacque nella storia di Daredevil: vengono introdotti personaggi fondamentali come Elektra e Bullseye, viene rivoluzionato Kingpin, da personaggio minore a villain principale e la serie assume un forte tono noir e cupo, ispirato alle opere del maestro Will Eisner. Oltre a questo, Frank Miller riscrive le origini del personaggio e dà vita all’intramontabile ciclo di Daredevil che ancora oggi è considerato uno dei punti più alti del fumetto supereroistico.
Lo straordinario successo di Daredevil consacra Frank Miller come autore a tutto tondo e gli permette di lavorare, sempre per la Marvel, alla miniserie dedicata a Wolverine, insieme a Chris Claremont e, allo stesso tempo, di tornare alla DC Comics, casa editrice che qualche anno prima lo aveva rifiutato. L’incontro con la casa di Batman e Superman gli offre una libertà creativa quasi totale e Miller decide così di cimentarsi in un’opera completamente originale: Ronin.
La nascita di Ronin
La graphic novel nasce durante un periodo in cui l’autore si appassiona sempre di più alla cultura orientale, interesse già emerso durante il lavoro su Daredevil. In particolare, Miller si avvicina ai film di arti marziali e ai manga dedicati ai samurai, rimanendo profondamente colpito dalla saga di Lone Wolf and Cub, oltre a rimanere affascinato dalla figura del Ronin, il samurai senza padrone.
Come accennato in precedenza, questo percorso conduce Miller alla creazione di Ronin per la DC Comics, che gli concede totale libertà: non solo sui contenuti narrativi, ma anche su aspetti tecnici come la scelta della carta stampata, optando per un supporto più costoso, alla scelta di farlo uscire esclusivamente nelle fumetterie e, fatto rarissimo per l’epoca, mantenere il copyright sul fumetto.
Ronin: Il capolavoro Milleriano

Ciò che colpisce di Ronin è la sua capacità di raccontare una storia epica che trascende il tempo, muovendosi dall’antico Giappone feudale a un futuro cyberpunk. Miller immagina un futuro non troppo distante, in cui le strade sono pervase dalla criminalità, popolato da neonazisti, organizzazioni religiose repressive, multinazionali corrotte e assetate di potere, e una società sotterranea degradata fino al cannibalismo, toccando, all’interno, anche tematiche come la disabilità, la crisi ambientale e il transumanesimo.
Il tema del transumanesimo, all’epoca, stava progressivamente entrando nell’immaginario collettivo. Nello stesso anno uscivano opere come il Neuromante di William Gibson, il romanzo destinato a diventare il simbolo del Cyberpunk, che, come l’opera di Frank Miller, affrontava temi come la spiritualità, l’identità e la fusione del corpo con la tecnologia. Tutto questo avveniva in un momento storico in cui facevano la loro comparsa i primi personal computer e si iniziava a prendere coscienza di come la tecnologia avrebbe cambiato il nostro futuro.
Un altro elemento di rilievo sono i suoi personaggi: complessi, ricchi di sfumature, sostenuti da dialoghi credibili e mai fuori contesto. Il protagonista tenta di ristabilire un ordine in un mondo violento e corrotto. È una figura solitaria guidata da un codice d’onore e di lealtà, in un contesto in cui ogni forma di razionalità sembra essere andata perduta. Al suo fianco troviamo Casey, un personaggio femminile afroamericano, forte, coraggioso e determinato, capace di tenere testa a chiunque e di entrare in sintonia con il protagonista.
Tutti questi aspetti risultano tutt’altro che scontati per il grande intrattenimento mainstream dell’epoca e rendono Ronin perfettamente inserito nel clima politico e sociale in cui nasce: quello del reaganismo e del thatcherismo, caratterizzato dall’esaltazione dell’individualismo, del successo personale, della prevaricazione sugli altri, dallo yuppismo e da un nuovo conservatorismo globale. In questo, Miller sceglie consapevolmente di andare contro a tutto questo, illustrandolo e criticando tale visione attraverso la sua poetica.
L’effetto farfalla di Ronin

Alla sua uscita, l’opera si rivela un successo di critica e di pubblico, colpendo tutti per il suo mix di generi, per le sue vignette visivamente suggestive, per la sua struttura epica e per la sua forte identità autoriale, oltre a splendide tavole che citavano maestri come Moebius e Enki Bilal. Pur muovendosi inizialmente a piccoli passi, l’opera scuote profondamente il mercato del fumetto, influenzando sia il suo autore sia l’intera industria.
In primo luogo, consente a Miller di mettere mano sul personaggio di Batman, realizzando due capolavori intramontabili come Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Batman: Anno Uno. Il primo si impone come un racconto crepuscolare del Crociato Incappucciato, mentre il secondo ne riscrive le origini in chiave realistica e seria, dipingendo una Gotham City cupa e corrotta, che diventerà una delle principali basi estetiche e narrative per la trilogia cinematografica diretta da Christopher Nolan. A questo si aggiunge il suo ritorno su Daredevil con una delle opere più belle e tragiche del personaggio: Rinascita.
Un altro figlio diretto di questo effetto farfalla è Todd McFarlane che, reduce dalle esperienze turbolente con la Marvel e la DC, decide di creare un proprio personaggio, il suo iconico antieroe Spawn, e una casa editrice indipendente, così da poter controllare completamente l’opera e detenere i diritti sul copyright.
L’eredità di Ronin si estende anche oltre i confini statunitensi, rafforzando la consapevolezza che il fumetto possa affrontare temi adulti e complessi. L’esempio più evidente è Alan Moore, autore del ciclo di Swamp Thing e del suo capolavoro immortale Watchmen, ma anche Grant Morrison con i suoi cicli dedicati ad Animal Man e Doom Patrol, senza dimenticare Neil Gaiman e il suo meraviglioso Sandman.
Samurai Jack: il “figlio spirituale” di Miller

Sì, se la trama di Ronin può ricordare il capolavoro animato di Genndy Tartakovsky, non è un caso. Pur non essendo l’unica fonte di ispirazione dell’autore russo-americano, l’opera di Frank Miller rappresenta senza dubbio uno dei riferimenti principali.
Non solo la lotta tra Aku e Jack è identica a quella di Agat e il ronin, ma anche il salto temporale e l’ambientazione cyberpunk, oltre al fatto che il nostro ronin riesce ad adattarsi in questo arco temporale a lui straniero, ma anche le scene intense di combattimento, che avvengono con momenti serrati e senza bisogno di dialoghi in eccesso.
Resta innegabile che questo ha ispirato a livello estetico, anche teorico, tutta la carriera dell’autore russo, tanto da omaggiare Miller in un episodio della prima stagione di Samurai Jack, dove il protagonista Jack si imbatte in un esercito di spartani, alleandosi con loro e aiutandoli in battaglia, citando così la sua graphic novel storica, 300.
Perché dobbiamo ringraziare Ronin
Quello che si può constatare è che con Ronin c’è un “prima” e un “dopo”. Non solo Frank Miller al fumetto ha regalato una delle opere più importanti della sua storia, ma ha anche segnato uno spartiacque alla maturazione del medium, aprendo la strada a una nuova concezione autoriale e permettendo al pubblico di accedere a opere più complesse e ambiziose.
Probabilmente Ronin, insieme a Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Sin City, rappresenta al meglio tutta la poetica e la filosofia del suo autore: quella di un artista che si è sempre sentito un samurai solitario, in lotta contro un mondo e con un’industria, quella del fumetto in primis, troppo rigida e conservativa. Una sfida che Frank Miller, come si è visto, è riuscito a vincere appieno.



