Quando sei uno degli autori più amati del mondo dei comics, puoi concederti di scrivere una prefazione a un tuo volume e spiazzare i lettori con una dichiarazione che manifesta tutta la sua altissima professionalità
“A questo punto sento il bisogno di specificare che eravamo tutti dei fessi e che tutto questo è stato realizzato senza l’uso di droghe o alcol”
Più che una linea guida per futuri fumettisti, una dichiarazione di innocenza per qualunque cosa possa derivare dalla lettura del volume, Potrebbe sembrare fuori luogo, specie se si ha tra le mani un’edizione di tutto rispetto, ma basta ricordare che abbiamo tra le mani Battle Pope – L’immacolata collezione e notare che l’autore (e reo confesso della dichiarazione poche righe qui sopra) è Robert Kirkman per capire che è tutto nella norma.
Kirkman senza freni

Non potrebbe esser altrimenti trattandosi dello stesso Kirkman che ha giocato con supereroi e zombie, capace di unire umorismo – anche macabro- a eroismo, sfornando cult come The Walking Dead e Invincible. Proprio nella saga di Mark Grayson è spesso emerso una vena comica di Kirkman, sempre contenuta all’interno delle vicende supereroiche di Invincible, palpabile anche all’interno del nuovo spin-off, Battle Beast.
Ma se Kirkman avesse potuto esprimere tutta la sua irriverente comicità? Difficile poterlo fare che è un nome pesante dell’industry, ma nel momento in cui ci si approccia al mondo del fumetto, in cui l’anonimato è anche una comoda protezione dietro cui proteggere la propria vena dissacrante, questa tentazione non ha freni. Che è esattamente quello che è stato fatto dal diciannovenne Kirkman assieme ad altri folli compagni d’avventura come Tony Moore e Corey Walker, dando vita a Battle Pope.
Non il Papa che meritiamo, ma quello di cui abbiamo bisogno (forse..)

Deluso dalla condotta immorale dell’umanità, Dio prende una decisione sorprendente: abbandonare l’umanità. Via libera per le schiere infernali, che non tardano a cogliere l’occasione per invadere la Terra e renderla il loro nuovo regno, dando vita a una guerra senza eguali che termina solo con la resa dell’umanità.
In tutto questo, coloro che credono nel Verbo si rivolgono a colui che dovrebbe essere la voce di Dio in terra, colui che dal Vaticano dovrebbe essere la luce in questa era di tenebra. Addestrato per essere il difensore dei credenti, il Papa Osvaldo Leopoldo II dovrebbe scendere in campo contro le schiere infernali…non fosse che l’erede di Pietro è un incallito donnaiolo, un vizioso senza pari, che trascorre le giornate tra sigari, alcole e donne disinibite. Non proprio il difensore della fede che ci potremmo immaginare, ma forse è quello di cui abbiamo bisogno!
E anche l’Altissimo sembra pensarla così, considerato che quando il Papa, dopo una notte di sesso e violenti scontri con sgherri infernali, sembra destinato a passare a migliore vita, anziché concedergli l’eterno riposo lo rimanda sulla Terra, con un nuovo corpo degno del protagonista di un action movie e un aiutante di tutto rispetto: Gesù Cristo.
I due, in missione per conto di Dio, si ritrovano coinvolti in una serie di funamboliche e disastrose avventure, che non mancano di farsi beffe di religione, società e tutto ciò che può essere rivista in chiave comicamente dissacrante.
Battle Pope potrebbe uscire oggi?

Non facciamo illusioni: Battle Pope sarebbe oggi improponibile. Difficilmente un autore potrebbe concepire una storia così irriverente, in cui ogni pagina, ogni battuta potrebbe essere fonte di denunce o più facilmente scomunica. Eppure, forse proprio per questa sua irriverenza sacrificata sull’altare di un politically correct che sa sempre più di censura, Battle Pope è una sequenza di spassose situazioni in cui è impossibile non affezionarsi a questo sgangherato duo.
Battle Pope è un condensato del sarcasmo e della ribellione narrativa di fine anni ’90, di cui è un ovvio prodotto. Non è un caso che sia stato partorito dalla mente di ragazzi che si affacciavano al mondo dei comics dopo anni in cui la tradizione fumettistica americana si era evoluta rispetto al duopolio dei due colossi supereroci, con la comparsa di piccole rivoluzioni come Hellboy.
Per un lettore, questo ritorno agli anni ’90 è un’esperienza ipercinetica, dominata da battute che sanno di action movie classico e situazioni da comicità underground, esaltate da uno stile grafico che emoziona nella sua scoppiettante vivacità. E non possiamo nascondere quanto certe trovate al limite della blasfemia siano dei piccoli capolavori di scrittura comica, dallo spunto alla realizzazione finale.
Viaggio nel tempo

Ma leggendo il corposo volume con cui saldaPress ha recuperato Battle Pope, si apprezza anche un altro aspetto del mondo dei comics: come reagisco gli artisti alle loro opere passate. Kirkman scrive una prefazione che, nonostante la sua verve spumeggiante, lascia trasparire una malinconia palpabile, fatta di ricordi di cene improvvisate, illusioni di fumettista alle prime armi e rapporti poi svaniti. Difficilmente si assiste a una lettera così sincera e aperta verso i lettori, in cui si ammettono le proprie ingenuità, arrivando anche a rimpiangere, almeno in parte, la spavalderia mista a incoscienza che ti porta a partorire idee così folli.
Lo stesso Kikman, lucidamente, ammette il suo rapporto attuale con Battle Pope:
“Adoro questo fumetto. L’argomento e il contenuto posso essere un po’ imbarazzanti, soprattutto al giorno d’oggi, ma per me è una straordinaria capsula del tempo”
Una memoria di un periodo spesso dimenticato del fumetto, nascosto tra i grandi eventi supereroici, che ha però fatto da battesimo del fuoco per alcuni degli artisti più amati di oggi. Nei ricchi extra dell’Immacolata Edizione – veramente, vi assicuriamo che non è blasfemia! – si apprezzano la sincera passione, la voglia di fare qualcosa di folle animato e i primi, sinceri passi di cartoonist poi divenuti celebri
Questa è probabilmente la vera eredità di Battle Pope, l’essere quella capsula del tempo citata da Kirkman che ci ricorda che a volte andare controcorrente e ridere dell’intoccabile non è solo possibile, ma necessario.



