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Chi è per noi Osamu Tezuka?

Una domanda che molti mangaka, artisti e lettori si sono posti. Me la sono posta anch’io, quando ho compreso che il manga non era soltanto intrattenimento o “un bel disegno”, ma una forma di educazione sentimentale e culturale: un linguaggio, come direbbe un maestro. E questo lo dobbiamo inevitabilmente a Tezuka, che non è solo il “padre del manga moderno”, e forse anche un po’ degli adattamenti animati (Astro Boy è il primo anime attestato, risalente al 1963), ma che si configura ai nostri occhi quale architetto di un linguaggio.

Il creatore di un immaginario che ha insegnato a intere generazioni come si raccontano le emozioni in sequenza di immagini. È comprensibile – dunque – che ci si appelli a lui quale “dio”, e come ogni divinità ha generato discepoli, imitatori, fedeli. Tra questi, uno dei più noti è certamente Go Nagai, autore di Mazinga Z, Devilman, La Divina Commedia, ma anche de La scuola senza pudore, opera del 1968 considerato il primo manga erotico moderno, seppur non esplicito. Ed è proprio dalla verve implicitamente erotica che dobbiamo partire per analizzare il SUO Barbara.

Sì, perché leggendo Barbara ci rendiamo conto che il confronto tra Tezuka e Nagai non è tanto stilistico, ma – probabilmente – più ideologico. Se Tezuka imposta un discorso più orientato al moralismo, tramutando il desiderio in un simbolo, Nagai affonda nel corpo e nella mente dell’individuo, del protagonista. Ed è da questa differenza sostanziale che nasce Barbara di Nagai: non una mera reinterpretazione, bensì un modo per omaggiare il suo maestro. Il tutto anche grazie ad una introduzione e un epilogo decisamente intimi, in cui il padre di Devilman narra storie di vita vissuta assieme al suo sensei durante il loro viaggio in America. Forse, oserei dire, la parte più interessante del volume unico edito J-POP Manga.

Ardita introspezione: la vita dell’artista tormentato

Inevitabile, dunque, un confronto tra i due maestri. Dopotutto, il Barbara originale di Osamu Tezuka (1973-74) era già un’opera ardita per il periodo in cui fu pubblicata. Nato in una fase sperimentale della carriera dell’autore, raccontava la crisi dell’artista attraverso una figura femminile ambigua: forse vera? Forse no? Non è chiaro, ciò che sappiamo senza alcun dubbio è che Tezuka utilizzò il suo tratto morbido, quasi infantile, per affrontare temi profondamente adulti quali l’allucinazione, il senso di colpa e l’autodistruzione dell’artista. E dopo e durante la lettura della controparte nagaiana è ancor più palese il contrasto tra lo stile apparentemente innocente e la materia narrativa disturbante di partenza, cuore dell’opera.

Barbara rappresentava il desiderio per Tezuka, e rappresenta il desiderio anche per Nagai che riprende questa struttura narrativa, ma la rielabora con un approccio più diretto, esplicito sicuramente. La Barbara di Nagai smette di essere soltanto un simbolo ambiguo e diventa il centro magnetico di un mondo dominato dall’instabilità emotiva e dal desiderio.

Attorno a lei non ruota più soltanto un protagonista, e dunque la storia si amplia coinvolgendo più artisti tormentati, come il pittore Kyosuke Mitamura o il pianista Goro Nikaido, entrambi segnati da una profonda inquietudine. Ed ecco che Barbara diventa il catalizzatore delle loro fragilità: ambizione, paura, frustrazione e desiderio represso emergono attraverso la sua presenza, una forza che destabilizza e mette a nudo i conflitti interiori dei personaggi. E “a nudo” non è stato usato a caso.

Nulla di nuovo: il maestro Nagai che fa Nagai

Quando Yosuke Mikura, un famoso scrittore, incontra per le strade di Shinjuku Barbara, una ragazza abbandonata a sé stessa e con problemi di alcolismo, la sua vita cambia per sempre. Partendo da questo incipit, nel 1973 il maestro Osamu Tezuka realizza una delle opere più oscure e particolari della sua produzione. Oggi, grazie al tratto inconfondibile di Go Nagai, Barbara rivive in una nuova veste che va oltre il semplice omaggio. Il mangaka ci trascina infatti in un nuovo turbine di violenza e delirio che vede Barbara al centro di relazioni conturbanti, come quelle con il pittore Kyosuke Mitamura e il pianista Goro Nikaido, di cui è musa e malia, e di incontri con uomini pericolosi che la trascineranno in un vero inferno in Terra… [J-POP Manga]

L’erotismo occupa da sempre un posto particolare nell’opera di Nagai. La sensualità per il maestro è uno strumento atto a mettere in crisi le convenzioni sociali e raccontare le pulsioni più contraddittorie dei personaggi. Anche in Barbara questa componente non è gratuita, in quanto diventa parte integrante del discorso, a metà tra linguaggio visivo e psicologico con cui l’autore esplora il rapporto tra desiderio, arte e autodistruzione.

Dunque, se il tratto di Tezuka era elastico e leggero, Nagai accentua la fisicità: il disegno diventa più marcato, i corpi acquistano volume, e Barbara non appare più come un’idea, bensì come una presenza corporea decadente. I personaggi sono immersi in un clima più cupo, ad accentuare la tensione psicologica, mentre l’intimità diventa uno strumento narrativo atto a raccontare ossessione e dipendenza.

Insomma, Nagai che fa Nagai, fornendoci una reinterpretazione rispettosa e al contempo originale di un classico. Come sempre, d’altronde.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.