Quentin Tarantino non ha ancora chiuso i conti con Kill Bill. Mentre il mondo si prepara a rivedere la sua celebre duologia al cinema come un unico film di quattro ore, il regista sta ancora una volta pensando al prossimo capitolo. E stavolta, a sorpresa, potrebbe essere animato. Durante una recente proiezione di Yuki’s Revenge, un capitolo perduto di Kill Bill creato appositamente per Fortnite, Tarantino ha condiviso con il pubblico del suo Vista Theater un’idea che gli frulla in testa da anni, ovvero raccontare le origini di Bill. Non la vendetta di Beatrix Kiddo, non un terzo capitolo con Maya Hawke. Le radici del personaggio che David Carradine ha reso immortale prima della sua scomparsa nel 2009.
L’idea non è nuova. Tarantino ci pensava già durante la lavorazione dei primi due film, ma solo ora, dopo aver lavorato a Yuki’s Revenge prestando la voce a Bill, ha trovato il medium giusto per realizzarla: l’animazione. “Ho altre cose da fare adesso“, ha ammesso il regista con la sua tipica franchezza, arrivando persino a chiedersi se sarà ancora vivo quando arriverà il momento di fare questo prequel. Ma l’interesse c’è, palpabile, e l’esperienza con l’animazione lo ha convinto che quella è la strada giusta. Il progetto mostrare come Bill è diventato Bill attraverso i tre padrini che lo hanno formato. Esteban Vihaio, il proprietario messicano del bordello che custodisce segreti e saggezza. Pai Mei, il leggendario maestro di kung fu dalla barba bianca e dai metodi brutali. Hattori Hanzō, il forgiatore di katane ritiratosi a Okinawa. Tre figure che i fan di Kill Bill conoscono già, ma delle quali hanno visto solo frammenti, riflessi nella vita di Beatrix durante la sua missione di vendetta.
Tarantino ha sempre avuto un rapporto particolare con l’animazione. Il segmento anime diretto da Production I.G nel primo Kill Bill, che raccontava il passato tragico di O-Ren Ishii, è diventato uno dei momenti più memorabili della saga. Quella sequenza dimostrava come l’animazione potesse espandere l’universo narrativo del film, permettendo libertà visive e narrative impossibili da ottenere con attori in carne e ossa. Ora, con Yuki’s Revenge, Tarantino ha riscoperto quel piacere, quella capacità del disegno animato di costruire mondi e raccontare storie senza i vincoli della produzione live-action. La scelta dell’animazione per un prequel su Bill risolverebbe anche questioni pratiche delicate. Carradine non c’è più, e trovare un attore che ne incarni la presenza magnetica sarebbe un’impresa titanica. Ma in animazione, con Tarantino stesso a dare voce al personaggio come ha fatto per Fortnite, Bill può tornare senza tradire la memoria dell’interpretazione originale. L’animazione permette di viaggiare nel tempo senza il peso dell’invecchiamento degli attori, di ricostruire la Cina di Pai Mei o il Messico di Esteban con una libertà creativa totale.
Nel corso degli anni, Tarantino ha accennato ripetutamente a un possibile terzo capitolo di Kill Bill, immaginando un confronto tra Uma Thurman e sua figlia Maya Hawke, che interpreterebbe Vernita Green, la figlia della vittima che Beatrix uccide davanti ai suoi occhi nel primo film. Un’idea potente, che chiuderebbe il cerchio della vendetta. Ma il prequel animato su Bill rappresenta qualcosa di diverso: non un sequel, ma un approfondimento, un tuffo nelle radici mitologiche di un universo che ha già conquistato generazioni di spettatori. La domanda ora è se Tarantino, che ha sempre dichiarato di voler girare solo dieci film prima di ritirarsi, troverà spazio nella sua filmografia per questo progetto. Oppure se l’animazione, considerata da molti registi un medium minore rispetto al cinema tradizionale, potrebbe non rientrare nel conteggio ufficiale, permettendogli di esplorare Kill Bill senza intaccare il suo piano di pensionamento.



