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Una linea sonora a segnare il confine tra la vita e la morte. Una voce sofferente a tener viva la speranza mentre l’oblio porta via ogni cosa. Il fiato sospeso di poche persone che provano a salvare una bambina, ma possono solo osservare impotenti. Il mondo sbagliato e incurante che traccia la sua rotta. The voice of Hind Rajab è la storia di una bambina costretta a subire l’orrore più grande per colpa di qualcun altro – e di una telefonata che si sente per intero, scena dopo scena. Sappiamo tutti come andrà a finire, ma il Cinema ci spinge a continuare a sperare fino alla fine: solo così questo frammento di realtà può colpire nel segno.

The voice of Hind Rajab è l’operazione più importante che il Cinema di oggi possa raccontare. Non un film che cerca consensi, ma un grido rassegnato che esige attenzione con intento quasi giornalistico: mostrare attraverso la storia di Hind Rajab ciò che il mondo si ostina a non vedere. Non c’è orrore più grande, non c’è marciume che possa competere. Il genocidio di Gaza è sotto gli occhi di tutti e quest’opera potrebbe essere l’unico modo per permettere anche a chi si ostina a non capire chi sono i responsabili e chi sono i veri complici. Vincerà il Leone d’Oro, quasi sicuramente, ma non è importante: un messaggio di questa portata gioverà dai premi solamente affinché tutti possano vedere, parlarne, capire.

Non scegliere è una scelta e fidarsi del buonsenso sarebbe troppo facile, troppo comodo. Testimonianze come questa sono imprescindibili.

Il dovere di raccontare

una scena di the voice of hind rajab
Una scena di The voice of Hind Rajab – ©Plan B Entertainment

Kaouther Ben Hania costruisce minuziosamente un’alternanza costante tra cinema e reale, voluta persino nel montaggio: gli attori interpretano il personale di un comando della mezzaluna rossa, assimilano le loro voci e i loro gesti affinché l’orrore sia ricreato nel modo più efficace possibile. Drammatizzazione e cronaca procedono di pari passo, mescolandosi per raccontare la verità senza filtri. Soltanto un autore dalla visione molto chiara avrebbe potuto raccontare questa storia, e la Ben Hania si conferma prima di tutto una grandissima tecnica, oltre che una voce rilevante per l’industria.

Sul coinvolgimento di Brad Pitt, Joaquin Phoenix e altre star nel progetto

“Il fatto che tutti questi nomi si siano uniti al film è un segnale importante. Abbiamo visto in tutto il mondo la narrativa secondo cui i morti a Gaza siano soltanto un danno collaterale e penso sia maledettamente deumanizzante. Ecco perché il cinema, l’arte e ogni forma d’espressione sono fondamentali: possono dare a quelle persone una voce, un volto.”

Era (ed è) impossibile restare indifferenti: la regista stessa ha interrotto le riprese del suo prossimo film per raccontare la storia di Hind Rajab. Si tratta di un bisogno che prescinde la creatività o il senso artistico: è una necessità. Davanti a un’opera come questa, persino il nostro lavoro si fa incredibilmente difficile: non si può giudicare la materia cinema o la struttura formale perché c’è altro a cui pensare. C’è qualcosa di superiore e prioritario, anche agli occhi di chi penserà all’ennesima operazione facile per attirare l’attenzione di chi conta. È un discorso di umanità. Un sentimento che va tirato fuori dalla bocca dello stomaco, strappato dalle nostre corde vocali e ribadito fino allo sfinimento: non possiamo essere questo. Non dobbiamo esserlo. E se lo siamo, dobbiamo muoverci e cambiare.

Cosa siamo?

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Una scena di The voice of Hind Rajab – ©Plan B Entertainment

Siamo ben oltre il cinema verità. E non dobbiamo mai fare l’errore di considerare questi simulacri del reale la realtà stessa. Ma questi sono esempi più sinceri e utili di molti reportage, fondamentali per far capire a chi ci sta intorno che non abbiamo capito davvero nulla di quello che sta succedendo di fianco a noi. Il mondo brucia per colpa di pochi e a farne le spese sono sempre gli innocenti. Dovremmo essere stanchi, arrabbiati, eppure non lo siamo – o lo siamo troppo poco. Hind Rajab è una tra migliaia, vittima di un sistema marcio fino al midollo e di una realtà che ha sempre meno senso. Il mondo non può restare a guardare mentre alcuni danno addirittura il proprio sostegno a chi sta compiendo tutto questo impunemente.

Forse non c’è più speranza. Forse siamo diventati questo e non c’è più via d’uscita. Di certo, in questo presente senza fine fatto di malvagità e follia, bisogna prendere una posizione chiara. Se vogliamo credere ancora nel futuro, non c’è alternativa. Nel nostro mestiere è quasi sempre sbagliato parlare di opere necessarie, ma questo film è davvero indispensabile per i tempi in cui viviamo. Anche più di quel che pensiamo. Per dare uno sguardo più reale e chiaro possibile sulla guerra, per dare slancio a un pensiero di opposizione davvero inclusivo. Affinché le persone non vengano considerate numeri o tracce sonore, ma vite da proteggere a ogni costo.

House of Dynamite ci ha fatto pensare solo poche ore fa che probabilmente siamo spacciati. The voice of Hind Rajab conferma che i nostri errori più grandi li abbiamo fatti da tempo – o forse sono nella nostra stessa natura. Viviamo in un mondo in cui giudicare è troppo facile e fare attenzione agli altri è sempre più difficile.

Avremo quello che ci meritiamo.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.