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Brady Corbet e sua moglie, Mona Fastvold, sono una coppia di artisti indipendenti, folli e ambiziosi. Il loro è un sodalizio che mescola l’esperienza di vita all’atto creativo: quando uno gira un film, l’altro dirige in seconda unità, co-sceneggia o produce. Dev’essere davvero incredibile trovarsi al centro di due coscienze così potenti, come travolti da un fiume in piena dominato da due correnti. Spesso è nell’incontro tra spregiudicatezza e vocazione che trovano spazio le vere meraviglie. E The testament of Ann Lee non fa eccezione: al brutalismo del marito, la moglie risponde con lo spirito – forse con meno prospettive a livello commerciale, ma con una carica artistica che lascerà il segno a lungo.

Al suo terzo film da regista, la Fastvold sceglie un simbolo di libertà per raccontare una storia anarchica, folle e disorientante. Ann Lee era una predicatrice, una mistica, guida del movimento degli Shakers che fece diversi proseliti nell’America coloniale. Una di quelle figure avvolte dal mistero, un’anima impressa nella memoria collettiva attraverso la leggenda delle sue imprese. Ma questo film non vuole raccontare la religione: vuole sovvertire i canoni, cambiare una narrativa costantemente legata alla figura maschile e al dogmatismo. Ann Lee è icona di libertà e simbolo femminista allo stesso tempo. Un’eroina che, tra miracoli e persecuzioni, non può prescindere dal musical per portare in scena un mito che vive di gesti e suoni.

The testament of Ann Lee trascina in un vortice che da semplice visione diventa esperienza. Un fenomeno, nel senso letterale del termine, che sconvolge e lascia spazio a riflessioni profonde. Difficile dire se per questi due autori ribelli sia più importante la prospettiva o l’esperienza, ma questa strana creatura è (al momento) la più folle (e forse la più sorprendente) di Venezia 82.

Estasi in musica

Una scena di The testament of Ann Lee
Una scena di The testament of Ann Lee – @Intake Film

Ann Lee è un film di voci in circolo, di istinti che si legano ai corpi e cercano armonia in un mondo dominato dall’oppressione e dalla repressione. Mona Fastvold trova slanci creativi che vanno oltre la semplice tecnica: il film è girato in 70 mm, con la pellicola che vibra talmente forte da creare quadri in movimento dalla bellezza folgorante. Visivamente parlando, The testament of Ann Lee è paragonabile a una meraviglia per i sensi (tanto simile alle visioni che colpiscono la protagonista). Per quello che è quasi un musical, però, le canzoni funzionano soltanto a metà: la colonna sonora resta impressa, ricercatissima e suggestiva com’è, ma non riesce a legarsi ai testi delle preghiere in maniera altrettanto efficace.

Eccezion fatta per la protagonista, interpretata da un’Amanda Seyfried magnetica (quasi cristica), c’è poco spazio per l’approfondimento: tutto vive in funzione di un trasporto che non può semplicemente essere spiegato a parole. Qui dominano l’energia delle danze e la magia dei canti, frammenti di pellicola che si fondono ai corpi in movimento e creano un ammaliante disordine che non lascia indifferenti. The testament of Ann Lee è un film di pura estasi: visiva, emotiva, spirituale. Un esperimento tanto travolgente da rapire completamente o da suscitare un fastidio quasi estremo.

Il paradosso dell’artista

Una scena di The testament of Ann Lee
Una scena di The testament of Ann Lee – @Intake Film

Come nasce un’icona? Se lo sarà chiesto la Fastvold ragionando sugli inevitabili paralleli con Giovanna D’Arco. Dopo di lei? Il nulla. Ann Lee diventa per la regista materiale necessario, simbolo assoluto: il mondo ha bisogno di più icone femminili – e una storia del genere rappresenta un’occasione (o forse una responsabilità) da non lasciarsi scappare. Proprio nel cinema, massimo strumento della narrazione, la regista trova la forza per unire la realtà al mito, dando vita a una danza senza fine che non lascia andare.

Radicale, anarchico e soprattutto femminista, The testament of Ann Lee vuole spingere il pubblico a riconoscere nella donna una guida, una martire, una pioniera. Dalla voglia e dal coraggio della Fastvold emerge una visione che nella struttura di questo film, nella costruzione completamente libera dell’opera, può riflettere perfettamente il sentimento dell’artista. La sua ricerca dell’effimero, l’ossessione verso il mistero che si trova al di là della creazione, la necessità dell’altro portano il creatore a desiderare la libertà, a perseguirla a ogni costo. Un atto rivoluzionario che rende Ann Lee, ribelle nell’animo, un’entità di puro e meraviglioso caos. La ribellione è un atto di fede.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.