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Il 4 maggio è lo Star Wars Day e quest’anno la ricorrenza arriva in un momento particolare per questa galassia. Kathleen Kennedy ha lasciato la presidenza di Lucasfilm dopo quattordici anni. Dave Filoni, l’uomo che insieme a Jon Favreau aveva riportato Star Wars a essere qualcosa che i fan volevano seguire, è il nuovo presidente e Chief Creative Officer. E il 22 maggio arriva al cinema The Mandalorian & Grogu, il film che chiude il percorso iniziato nel 2019 (2020 in Italia), all’indomani della fine della controversa nuova trilogia.

Abbiamo visto i primi venticinque minuti in anteprima e il responso è che sì, ne siamo usciti incuriositi.

The Mandalorian & Grogu: quello che si vede da questi primi minuti

The Mandalorian & Grogu
The Mandalorian & Grogu, fonte: The Walt Disney Company

Il film si apre all’azione, con Mando che da solo, insieme a Grogu, dà alle fiamme il covo di un ricercato ancora fedele al defunto impero, per poi dargli il ben servito. Da qui partono i titoli di testa con una sequenza di navi della Ribellione che arrivano alla base accompagnando il rientro dei protagonisti, affiancata dall’elenco dei nomi del cast e delle maestranze del film: il sole sullo sfondo, la musica di Ludwig Göransson che sale, le navi che scivolano nell’inquadratura. C’è qualcosa che ricorda come citazione possibile e nulla di più, Top Gun. Dopo un intermezzo che fa da esposizione e da incidente scatenante degli eventi, seguiamo Mando nel covo degli Hutt, su Nal Hutta, sulle rotte dell’Orlo Esterno della galassia, per poi proseguire in una città dalle atmosfere cyberpunk: una megalopoli fatta di palazzoni i cui vicoli emanano fumi e pieno di insegne al neon.

Gli effetti pratici si vedono. Non è una cosa nuova per The Mandalorian, è stata la prima serie a introdurre il Volume, la tecnologia di virtual production che ILM ha sviluppato proprio per questo universo, ma qui la scala è diversa. A supervisionare gli effetti visivi c’è John Knoll, in ILM dal 1986, già supervisore delle prime due stagioni della serie e di Rogue One. Uno che era lì quando tutto è cominciato a lavorare ai primi effetti digitali, nel senso più letterale possibile: Knoll ha lavorato a capolavori come The Abyss e con la sua esperienza su questi film ha co-creato anche Photoshop. E a questo proposito sempre super consigliata la docuserie su Disney+ Light & Magic che racconta la nascita degli effetti visivi e della compagnia di George Lucas.

Questa prima mezz’ora termina con l’incontro con Rotta, figlio di Jabba The Hutt, doppiato da Jeremy Allen White, in un’arena da combattimento, nelle vesti di gladiatore.

Il momento in cui si trova Star Wars

i protagonisti di the mandalorian 3

Il contesto in cui si arriva a questo film è particolare e questo titolo porta un peso. Dopo una trilogia sequel che ha diviso, anni di serie di qualità altalenante e un cambio ai vertici che una parte di pubblico invocava da tempo, The Mandalorian & Grogu, assenti da quasi due anni, deve dimostrare qualcosa. Non solo che la storia di Din Djarin e Grogu merita un finale all’altezza, ma che Star Wars in questa parte della galassia lontana lontana e in questa linea temporale a cavallo dei grandi eventi degli Skywalker, ha effettivamente ancora qualcosa da dire.

Venticinque minuti non bastano per dirlo con certezza. Bastano però per provare a capire che Favreau potrebbe aver compreso quale sia la posta in gioco. Quella cioè di riaccendere una scintilla.

Star Wars ha una storia che parla da sola quando si tratta di osare. Ha inventato il blockbuster moderno, ha dato vita alla ILM e agli effetti speciali digitali, ha finanziato la Pixar, ha aperto la strada al cinema digitale con le visioni di Lucas. John Knoll è uno dei custodi di quella storia e vederlo tornare su questo film, in questo momento, fa sperare che qualcosa di quella spinta originale sia ancora vivo.

Star Wars ha bisogno di tornare a emozionare. Di tornare a essere la storia di ribelli che combattono le autorità, con tutto quello che questo comporta in termini di rischi. I primi venticinque minuti lasciano aperto uno spiraglio. Padmé diceva che la libertà moriva sotto scroscianti applausi. Speriamo che questa volta quegli applausi arrivino per le ragioni giuste, in un periodo storico in cui sia il cinema che il pubblico hanno bisogno di una ribellione.

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Amante di cinema, dei fumetti, dello sport e di come questi media rispecchiano l'evoluzione della società. Provo a raccontarvi l'influsso degli eventi (la Storia con la S maiuscola) che viviamo sulle storie che guardiamo/leggiamo.