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Chi conosce Kristoffer Borgli sa quanto gli piaccia riflettere sull’uomo e sulla crisi. L’arrivo di The Drama rappresenta un’occasione troppo grande per non sfruttarla a dovere: due star assolute come Robert Pattinson e Zendaya possono dare al film il giusto slancio, molto più di quanto Nicolas Cage abbia dato all’ottimo Dream Scenario. Borgli è un regista di interiorità velate, un autore che unisce spesso il mistero e l’inquietudine alle nostre parti più oscure. Scrivere e dirigere The Drama diventa un’opportunità per scardinare i preconcetti del mondo romance, per analizzare in modo diverso quell’energia sottile che tiene insieme certi legami amorosi. Una crisi che evolve naturalmente nella mente di lui e di lei, portando in scena nuove prospettive.

Non c’è alcuna intenzione di trovare la verità in fondo a questa storia di coppia, quanto più di spingersi oltre l’oblio per ragionare sul contrasto tra storie (personali e non) e realtà. Quando le due facce della medaglia non combaciano, chi crolla per primo? E perché? Basta un segreto per cambiare completamente prospettiva, per trasformare la romance in drama, per l’appunto. Ancora una volta Borgli porta in scena l’interiorità dei suoi personaggi, andando oltre la farsa del reale per trovare risposte a quesiti nefasti. Il suo film mescola, riadatta e prende da più fonti, tra Bergman e Ostlund, per riflettere sul senso del giudizio nella coppia americana.

Un’opera che provoca su ogni fronte, stuzzicando lo spettatore per spingerlo a mettere in discussione le proprie istituzioni, quegli assolutismi figli della società borghese rassicurante. Ciò che rende davvero interessante The Drama, però, è che la pellicola finisce per riflettere su se stessa, diventando un’operazione meta-cinematografica: essenze, contrasti e ossessioni si mescolano sull’immagine per ragionare attraverso di esse, regalando attimi di puro dubbio – qualcosa che al cinema si vede sempre meno. Quando quell’inquietudine si prende la scena, alla scomparsa della fiducia, The Drama diventa un’opera diversa, decisamente più intrigante.

Riflessi di coppia

Robert Pattinson e Zendaya sono i protagonisti di The Drama
Robert Pattinson e Zendaya sono i protagonisti di The Drama – ©A24

Non è un caso che quella di Borgli sia un’operazione che gioca con l’idea della farsa teatrale: il regista vive per quel senso di drammatizzazione scenica, per l’enfasi intimista che guarda alle maschere per scovare ciò che nessuno vorrebbe mai raccontare. Si parla spesso di teatro della vita, del resto, ma The Drama punta a una dimensione più elevata: il tema dell’identità si fa sentire dall’inizio alla fine, ma è il gioco di percezioni che si costruisce intorno a esso a intrattenere. Non è curioso quello che portiamo in scena nella nostra vita, insomma, ma è molto più intrigante il ruolo che gli altri attribuiscono alle nostre facciate. Il ruolo che noi stessi attribuiamo a ciò che siamo (o crediamo di essere). Basta davvero così poco per scardinare ogni certezza?

Siamo davvero schiavi di una facciata effimera? Non è un caso che lo spirito di Bergman pervada la pellicola: Passione è stato il film che lo stesso Borgli ha chiesto ai protagonisti di guardare con attenzione per prepararsi alle riprese. Un film che vive di fratture tra reale e percepito, tra ciò che crediamo di essere e ciò che siamo agli occhi degli altri. Lì la particolarità più grande era proprio la commistione tra dimensione filmica e reale: la storia si interrompeva con sequenze in cui gli stessi attori riflettevano sui propri personaggi.

Bergman vedeva gli specchi e sceglieva deliberatamente di distruggerli per permetterci di vedere le cose nel modo giusto. Borgli si affida a quei riflessi per raccontare il ruolo degli specchi (e delle percezioni) nella nostra fragile realtà. The Drama diventa un film sul raccontare, sul filtrare la realtà in base alle nostre convinzioni e alle nostre percezioni perché è l’unico modo in cui riusciamo davvero ad accettare le cose. Non è un film che si permette di giudicare, di prendere posizioni specifiche: è un film che guarda alla nostra debolezza, a come non siamo in grado di reggere il peso di una realtà imperfetta senza le nostre narrazioni.

Arrivati a fine visione si resta quasi interdetti, a chiedersi cosa si sia davvero visto in scena – proprio perché la nostra ossessione è trovare uno spazio a tutto. Invece The Drama guarda oltre, pressando proprio su quella nostra fragilità intrinseca per spingerci più in là, a ragionare come Bergman, oltre le prospettive.

Raccontare la verità

Zendaya in una scena di The Drama
Zendaya in una scena di The Drama – ©A24

Quello di Borgli non è un divertissement, ma neppure un film perfetto. Si tratta di un’operazione molto interessante che riesce a osare in uno spazio delicato dell’industria di oggi e che intende aprire gli occhi su certi falsi miti per puntare a guardare lucidamente il reale, anziché raccontarlo e basta. Ed è sicuramente ironico che per dirci tutto questo il regista scelga proprio un film, la facciata per eccellenza – ma tant’è. Quantomeno potremo prenderci del tempo per riflettere su chi siamo, spogliati di riflessi e narrazioni.

Il rischio del paradosso è dietro l’angolo, ma siamo umani: se non vogliamo credere a niente, tanto vale credere gli uni negli altri almeno quando si ama. Le sensazioni sono contrastanti, ma il risultato è concreto e assoluto. Il fatto che riuscirà a piacere o meno, specialmente allo spettatore trascinato al cinema dallo star power dei suoi protagonisti, è un altro paio di maniche.

The Drama resta un progetto di assoluto valore, coraggioso e arguto nella sua passione cinefila. Un’operazione che punta in alto, pur consapevole della sua natura ambigua, pronta a spingere le proprie riflessioni oltre la superficie. Borgli si conferma un regista da tenere assolutamente d’occhio, tanto per la sua ricercatezza espressiva quanto per la sua visione davvero originale per il panorama contemporaneo. In un mondo sempre più incerto, trovare sguardi nuovi che siano in grado di scandagliare i drammi di una generazione passiva e inadeguata è una rarità assoluta – qualcosa che vale la pena proteggere.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.