Stephen King è ormai uno degli scrittori più affermati del panorama mondiale. Solo pochi autori storici, come Agatha Christie e Shakespeare, possono vantare un numero così alto di adattamenti televisivi e cinematografici. Lo scrittore del Maine ha saputo portare al pubblico storie dalla forte impronta cinematografica: abbastanza popolari da conquistare il pubblico generalista, ma al tempo stesso stratificate e complesse, tanto da essere riconosciute e apprezzate anche da critici e appassionati del genere.

Come per tutti i grandi autori, uno dei segreti del “Re del terrore” risiede nella capacità di trascrivere esperienze e fatti biografici. King vive ciò che accade ai suoi personaggi, osserva l’America e il mondo con lo sguardo di un cittadino comune. Come un detective, analizza i contesti storici e la profondità psicologica che caratterizza l’essere umano, soprattutto le sue parti più oscure. Ma come si traduce tutto questo in un adattamento cinematografico? E quali risultati ha prodotto sul grande schermo?

Come funziona un adattamento

Sissy Spacek in Carrie
Sissy Spacek in Carrie (1976) – ©United Artists, Red Bank Films

Il processo che porta a trasformare un libro in un film non è così semplice come potrebbe sembrare. Nella maggior parte dei casi, un romanzo non può essere adattato nella sua interezza. Il primo ostacolo è la lunghezza: un romanzo voluminoso difficilmente può diventare un adattamento integrale. In generale, una sceneggiatura cinematografica standard conta dalle 90 alle 120 pagine, mentre molti romanzi di Stephen King superano facilmente le 400 pagine.

Il problema, però, non riguarda solo la lunghezza. Uno sceneggiatore esperto deve individuare i nuclei centrali della narrazione, estrapolandoli dal testo. Tutto ciò che non è essenziale viene eliminato, perché ciò che è ripetuto in un romanzo potrebbe risultare tedioso in un medium visivo. La vera difficoltà dell’adattamento consiste nel trasformare le parole in immagini: per farlo è necessario tagliare, mescolare e reinterpretare sottotrame e descrizioni.

L’immagine, infatti, contiene già un enorme numero di informazioni. Una pagina intera di descrizione dell’ambiente o del contesto storico può essere sintetizzata, ad esempio, in un campo lungo con una radio accesa in sottofondo. Allo stesso modo, la voce interiore dei personaggi, spesso utilizzata da King, non potrebbe essere trasposta direttamente in un prodotto audiovisivo senza essere almeno parzialmente trasformata in dialoghi o azioni. Il processo fondamentale consiste quindi nel convertire le informazioni testuali in informazioni visive.

Lo Sapevi?

Quando Sissy Spacek si preparava per il suo personaggio, si isolava dal resto del cast, decorava il suo camerino con una forte iconografia religiosa e studiava la Bibbia illustrata di Gustave Doré.

Gli elementi chiave

La zona morta
Christopher Walken e Brooke Adams nel film La zona morta – ©Lorimar Film Entertainment, Dino De Laurentiis Company

Il contesto storico è fondamentale in ogni buona storia di Stephen King. L’America del Vietnam, di Nixon, delle periferie oscure e dei fanatismi di ogni tipo caratterizza tanto la storia reale del paese quanto il vissuto dello scrittore. Libri come 11/22/63, Cuori in Atlantide, Carrie, La zona morta e molti altri fanno ampio riferimento alla cornice storica in cui i fatti si svolgono. King prende dal reale gli episodi storici più oscuri del ‘900, riversandoli nei suoi personaggi o nelle sue entità sovrannaturali.

In questo senso, il contesto è strettamente legato ai suoi personaggi, che sono caratterizzati e agiscono proprio in base alla cornice storica. Così, Carrie dovrà affrontare il fanatismo religioso tipicamente americano della madre; un giovane gruppo di amici dovrà contrastare il male, sotto forma di pagliaccio, nell’America post-bellica; un insegnante di lettere dovrà salvare Kennedy e un veggente dovrà fare i conti con un mondo post-Vietnam che non riconosce più.

I personaggi sono dunque definiti in modo duplice: tutti gli elementi che caratterizzano la loro individualità e la loro sfera lavorativa, amorosa e intima si scontrano inevitabilmente con ciò che impone il contesto storico americano. Dal terribile mondo dell’editoria fino alla condizione delle carceri, Stephen King dà vita a storie stratificate in cui s’intrecciano molteplici temi. Ogni tema, di per sé, scandisce quei nuclei centrali che non dovrebbero mai essere trascurati da un bravo adattatore.

Ci sono adattamenti e…

11_22_63
I protagonisti in fuga in 11/22/63 – ©Bad Robot, Warner Bros.

Ci sono, quindi, due strade principali nell’adattamento cinematografico. La prima, e più comune, è quella di optare per un adattamento il più fedele possibile al testo. Detto ciò, in misura maggiore o minore, ci saranno comunque dei cambiamenti necessari per rendere il tutto efficace dal punto di vista del linguaggio e del ritmo cinematografico. Prendiamo in esame i casi di Misery e 11/22/63, adattati dai romanzi omonimi di King.

Misery è considerato uno degli adattamenti più fedeli e apprezzati di King. Il film mantiene intatta la condizione di prigionia, il contesto dell’editoria, il rapporto tra autore e pubblico e la follia derivante dall’isolamento di Annie Wilkes. Vengono invece semplificati altri elementi, come il fanatismo religioso di Annie, le torture più crude e psicologiche inflitte a Sheldon e la voce interiore del protagonista. Questi aspetti vengono infatti trasmessi attraverso le azioni e le interpretazioni dei due attori protagonisti, Kathy Bates e James Caan.

In 11/22/63 accade qualcosa di simile. Viene eliminata la connessione con il mondo narrativo più ampio di King (l’arrivo a Derry), poiché avrebbe potuto risultare troppo confusionaria per lo spettatore medio, non necessariamente avvezzo all’opera dell’autore. Alcuni eventi, che nel libro si susseguono cronologicamente, vengono invece messi in parallelo, e alla voce interiore del protagonista viene sostituito il personaggio originale di Bill Turcotte. L’aspetto thriller rimane intatto, così come il conflitto tra le due Americhe, passata e moderna.

…Adattamenti

The Shining
Jack Nicholson e la sua iconica interpretazione – ©Peregrine Productions
Hawk Films

Ci sono però anche casi particolari, come il famigerato Shining, il capolavoro horror firmato Stanley Kubrick. Quando un autore di tale grandezza incontra un altro, lo scontro è inevitabile. Non a caso, il Maestro dell’orrore ha più volte dichiarato il suo scetticismo verso l’adattamento kubrickiano. Eppure, quello di Shining è un caso straordinario: Stanley Kubrick riesce ad assorbire i temi e le strutture del romanzo, producendo però un’opera a sé stante, dove il male è comunicato attraverso la pura potenza dell’immagine.

La discesa di Jack viene allora anticipata. Non si tratta più di un male generato dall’ambiente maligno dell’Overlook, ma di un male che alberga da sempre nell’animo umano. I segni della sua instabilità emergono grazie a un foreshadowing abilmente intessuto: la cravatta di Jack richiama la fantasia del labirinto dell’hotel, il modellino sembra imprigionare Wendy e Danny, le sorelle del libro diventano le iconiche gemelle del male.

Il girovagare della macchina da presa all’interno dei corridoi, la scenografia sontuosa e l’immensa interpretazione di Jack Nicholson sono i veri nuclei chiave di questo adattamento. Il linguaggio visivo di Kubrick riesce, in una maniera diversa dal libro, a trasportarci nel cuore dell’orrore della follia umana. Casi come questo sono rari e spesso poco apprezzati dai fan più affezionati ai romanzi. Tuttavia, adattamenti simili dimostrano quanto l’arte possa essere ricombinata e rinnovata dal passaggio di ogni grande autore.

King è (anche) Cinema

Misery
Kathy Bates in Misery – ©Nelson Entertainment, Castle Rock Entertainment

A prescindere dall’adattamento scelto (o dai suoi risultati), le storie di Stephen King si sono dimostrate fondamentali per il cinema moderno. Autori come David Cronenberg, John Carpenter e Brian De Palma si sono confrontati con il nuovo orrore moderno, ognuno aggiungendo il proprio stile e i propri temi, dando vita a pellicole straordinarie che hanno segnato la storia del cinema.

Carrie, La zona morta, Christine sono solo alcune delle opere che hanno cambiato per sempre l’immaginario cinematografico. Ma indipendentemente dalla riuscita di singole trasposizioni, Stephen King si conferma come uno degli autori più influenti nel panorama letterario e cinematografico contemporaneo. Il dialogo che ha aperto tra cinema e letteratura non deve essere dimenticato ma, anzi, deve fungere da monito per tutti i nuovi autori, a prescindere dall’arte a cui si dedicano.

Lo Sapevi?

Stephen King rimase molto colpito dall’interpretazione di Kathy Bates in questo film, tanto che in seguito si ispirò alla sua interpretazione per il personaggio protagonista di Dolores Claiborne.

 

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Cinefilo accanito, musicomane, videogiocatore e appassionato di letteratura e fumetti. Sono uno studente di cinema e audiovisivo, con una particolare attenzione alle produzioni del continente asiatico. Puoi trovarmi come cinerama46 sui social!