Quando un artista che ha costruito una carriera sul movimento perpetuo, sull’energia inesauribile e sul guardare sempre avanti decide di fermarsi a voltarsi indietro, qualcosa di significativo sta accadendo. Lorenzo Cherubini, per tutti Jovanotti, è arrivato alla Festa del Cinema di Roma 2026 portando con sé sette anni di lavoro cristallizzati in un documentario che ha un sapore particolare: quello della scoperta di se stesso attraverso lo sguardo di altri.
Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, firmato dai registi Dario Zonta e Carlo Zoratti, rappresenta un esperimento quasi antropologico nella carriera del cantante. Per la prima volta, Jovanotti ha scelto deliberatamente di non avere il controllo su un progetto che lo riguarda in modo così intimo. La metafora che ha usato per spiegare il suo approccio è illuminante: “Voi siete David Attenborough e io la giraffa della savana che non sa di essere ripresa“. Una scelta consapevole di lasciare il timone ad altri, di farsi osservare senza filtri, senza la possibilità di rivedere, correggere, indirizzare.
Il risultato è stato sorprendente persino per lui. Durante la conferenza stampa alla Festa del Cinema, Lorenzo ha confessato di essersi sentito “disturbato” dalla visione finale, nel senso più profondo e artistico del termine. Quel turbamento che solo le opere autentiche sanno provocare, quelle che ti mettono davanti a una verità che forse non eri pronto a vedere. “Non mi sento padre, ma figlio di questo film”, ha dichiarato, ribaltando completamente il rapporto tradizionale tra artista e opera.
Tra le immagini che compongono il documentario ci sono materiali che nemmeno lui conosceva, come alcuni Super8 girati dal padre. Frammenti di memoria familiare emersi dal passato che restituiscono il Lorenzo bambino, quello che ha preceduto il fenomeno Jovanotti. Ed è proprio su quel bambino che il cantante sembra voler puntare la lente adesso. “Nell’infanzia c’è il nostro futuro“, ha osservato durante la presentazione, individuando nei primi anni di vita la chiave per comprendere ciò che siamo diventati e, forse ancora più importante, ciò che potremmo ancora diventare.
Il viaggio nei ricordi passa inevitabilmente anche attraverso le figure dei genitori. Jovanotti ha sempre dichiarato di non essere una persona nostalgica, poco incline a sfogliare vecchi album fotografici o a indugiare nel passato. Eppure, con il passare del tempo, quel rapporto con la memoria familiare è cambiato. “Più passa il tempo più sono ingombranti”, ha detto riferendosi alla madre e al padre, usando un aggettivo che racconta molto del peso emotivo che certe presenze assumono quando si avvicinano i sessant’anni.
Perché è proprio questo il nodo cruciale: il documentario arriva in un momento di passaggio esistenziale per Lorenzo Cherubini. Alle soglie dei 60 anni, l’artista sente che qualcosa sta per cambiare, che una fase si sta chiudendo. “Sento incombere la fine”, ha confessato con una franchezza disarmante. Ma quale fine? Ha subito precisato il senso di quelle parole che potrebbero sembrare drammatiche: parla della fine di un mondo, “di quel Jovanotti lì”, della conclusione di un’era artistica e personale che ha attraversato decenni di musica italiana.
Non è nostalgia, né tantomeno resa. È piuttosto la consapevolezza lucida di chi riconosce i cicli della vita e sa che opporsi al cambiamento significa rinunciare all’evoluzione. “È un buon segno, mi costringe a chiedermi cosa inventarmi ora“, ha aggiunto, lasciando intravedere quella stessa curiosità che lo ha sempre spinto a sperimentare, a mescolare generi, a non accontentarsi mai di ripetere formule già collaudate.
Il film racconta “un bambino che continua a essere molto vivo dentro di me“, ha detto Jovanotti. E forse è proprio quel bambino, quello che guardava il Pinocchio di Luigi Comencini identificandosi totalmente con Andrea Balestri (“aveva la mia età, il piccolo Andrea Balestri ero io e continuo a esserlo“), a suggerire la direzione del prossimo capitolo. Un bambino che non ha smesso di interrogarsi, di stupirsi, di cercare nuove avventure anche quando il corpo comincia a ricordare che gli anni passano per tutti.
Durante i sette anni di riprese, Zonta e Zoratti hanno seguito Lorenzo con la libertà che gli era stata concessa fin dall’inizio. Il cantante voleva evitare a tutti i costi il documentario celebrativo, lo spot patinato che troppo spesso accompagna le carriere delle grandi star. “Spesso i documentari sui cantanti sono degli spot, io cercavo sincerità“, ha sottolineato. E per ottenere quella sincerità ha dovuto accettare di perdere il controllo, lui che per decenni ha curato ogni dettaglio della sua immagine pubblica.
Il risultato è un ritratto che lo ha messo nella stessa posizione del pubblico: scoprire materiali di cui ignorava l’esistenza, vedersi da fuori, confrontarsi con l’immagine che gli altri hanno costruito di lui attraverso le riprese. Un’esperienza che, per un artista abituato a guidare ogni aspetto dei suoi progetti, deve essere stata straniante quanto rivelatrice.
Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti arriverà nelle sale italiane dal 26 novembre al 2 dicembre 2026 come evento speciale distribuito da Plaion Pictures. Sette giorni per scoprire un Lorenzo prima ancora che un Jovanotti, per seguire un percorso di formazione che parte dall’infanzia e arriva fino a questo momento di passaggio, di riflessione, di domanda sul futuro.
