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C’è un momento, sul red carpet dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, in cui George Clooney smette di essere semplicemente una star e diventa quello che è sempre stato: un intrattenitore nato, capace di trasformare una cerimonia di gala in uno show memorabile. Prima ancora di salire sul palco della Sala Grande per ritirare il Leone d’Oro alla carriera, l’attore si siede a terra in mezzo ai fotografi, afferra una macchina fotografica e inizia a scattare verso la muraglia di colleghi tra gli applausi scroscianti. Un gesto semplice, spontaneo, che inverte i ruoli e regala un’immagine destinata a rimanere nella storia del festival.

La serata inaugurale di Venezia 83 porta la firma inconfondibile di Clooney, che a 65 anni compiuti lo scorso 6 maggio conferma la sua doppia natura: consumato showman hollywoodiano e voce critica del sistema. Sul palco della Sala Grande, accolto da una standing ovation, l’attore non si risparmia nell’autoironia quando gli viene consegnato il prestigioso riconoscimento. “Il Leone d’oro alla carriera? Quando me l’hanno proposto ho pensato: forse sanno qualcosa che io non so? Magari hanno parlato con i miei medici?” scherza, strappando risate al pubblico. Un modo elegante per sdrammatizzare quello che lui stesso aveva definito, nelle ore precedenti, “un premio per vecchi“.

Ma dietro le battute c’è la consapevolezza di chi ha costruito una carriera straordinaria, passando dal pediatra Doug Ross di ER alle collaborazioni con Steven Soderbergh, dai thriller d’azione alle regie d’autore. La storia d’amore tra Clooney e Venezia dura dal 1998, quando arrivò al Lido per Out of Sight, ancora una spanna sotto Jennifer Lopez in termini di popolarità. Da allora sono seguite altre undici apparizioni, incluso il matrimonio con Amal Alamuddin nel 2014, trasformando il rapporto con la Laguna in qualcosa di personale, quasi intimo.

Clooney ha trasformato la cerimonia d’apertura in qualcosa di più di una semplice consegna di premi. Alternando l’autoironia sui suoi peggiori fiaschi cinematografici a un messaggio universale contro le derive autoritarie, l’attore ha confermato di essere molto più di un bel viso da cinema. La sua capacità di dominare la scena prima ancora di varcare la soglia del Palazzo del Cinema è innegabile: dal Lago di Como, dove pare sia partito il giorno precedente, all’Hotel Cipriani dove è sbarcato in serata, fino al Casinò del Lido per la conferenza stampa e infine alla Sala Grande, il festival ha ritrovato quel glamour che sembrava un po’ appannato.

Sarà per quel fare garbato e finanche dimesso, sarà che ormai anche Doug Ross è da controllino geriatrico ogni sei mesi, ma Clooney rimane l’ospite perfetto per lanciare un’edizione di Venezia che sulla carta, tra titoli non proprio roboanti e una scarsità di star da red carpet, appariva un po’ sottotono. La scelta di piazzare il Leone d’oro alla carriera subito in apertura si è rivelata vincente: nemmeno il tempo di iniziare con il primo film per il pubblico, quell’Ink di Danny Boyle che nelle prime proiezioni per la stampa ha raccolto applausi convinti, che la star hollywoodiana aveva già regalato il momento clou della manifestazione.

Tra i momenti straordinari del suo rapporto con Venezia, Clooney ha ricordato le sei prove d’attore portate al Lido, da Prima di sposo poi ti rovino a Michael Clayton, da Burn After Reading agli altri, ma soprattutto il salto apprezzato e coccolato alla regia con Good Night, and Good Luck nel 2005, per il quale vinse un’Osella per la sceneggiatura. Nel 2009 il red carpet lo percorse con Elisabetta Canalis sottobraccio. Nel 2017 se l’è rifatto con il collega Brad Pitt per Wolfs. Mentre nel 2025 è tornato per un film su una star al tramonto come Jay Kally, pellicola non proprio irresistibile ma comunque capace di riportarlo alla Laguna.

In quel film c’è Laura Dern, che nella serata in Sala Grande ha preparato una laudatio per l’amico George, celebrandone la carriera e l’impegno civile. Clooney riapparirà il 3 settembre al Lido per una masterclass sulla sua lunga carriera di artista, disponibile in streaming sul sito della Biennale. Un appuntamento da non perdere per chi vuole capire come si costruisce una carriera che va oltre il semplice mestiere dell’attore. Dopo la premiazione all’attore c’è stata la proiezione del film d’apertura del festival: Ink di Danny Boyle, di cui abbiamo scritto la nostra recensione.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.