Il Re dei Mostri è pronto a tornare. Dopo aver conquistato il mondo nel 2023 con Godzilla Minus One, un film che ha fatto incassare milioni, commosso il pubblico e portato a casa un Oscar per gli effetti visivi, Toho ha finalmente svelato il titolo del sequel: Godzilla Minus Zero. L’annuncio è arrivato durante il Godzilla Fest di Tokyo, accompagnato da un video teaser di un minuto che mostra soltanto un fondale marino ondeggiante, carico di mistero e di promesse.
Takashi Yamazaki, il regista, sceneggiatore e supervisore degli effetti speciali che ha fatto la magia del primo capitolo, torna a rivestire tutti e tre i ruoli per questo seguito. Ha persino disegnato personalmente il logo del film, un dettaglio che testimonia quanto questo progetto sia una sua creatura personale, un’opera d’autore mascherata da blockbuster kaiju. Ma cosa significa davvero Minus Zero? Al momento, è il grande enigma. La casa di produzione Toho si è limitata a un laconico “restate sintonizzati per futuri aggiornamenti“, lasciando i fan a brancolare nel buio, armati solo di teorie e speculazioni. Il passaggio da Minus One a Minus Zero suggerisce un movimento verso qualcosa di ancora più estremo, un punto di non ritorno, forse un azzeramento totale. Ma azzeramento di cosa? Della minaccia di Godzilla? Della speranza dell’umanità? Del Giappone stesso?

Per chi ha visto Minus One, il finale lasciava presagire esattamente questo tipo di continuazione. Godzilla, nel climax apocalittico del film, si era fatto letteralmente esplodere la testa in mezzo all’oceano. Sembrava finita. Eppure, mentre il suo corpo sprofondava negli abissi, la testa cominciava a rigenerarsi, cellula dopo cellula, in un’immagine che prometteva orrore e meraviglia in egual misura. Quel video teaser con le acque oscure non è casuale: è il richiamo diretto a quella scena, alla promessa che il mostro non è morto, ma semplicemente si sta preparando a tornare.
Non sappiamo ancora se ritroveremo Kōichi e Noriko, i protagonisti umani di Minus One, interpretati con una delicatezza rara per un film di mostri giganti. La loro storia d’amore ferita, la ricerca di redenzione di Kōichi, il trauma della guerra: tutto questo aveva reso il primo film qualcosa di più di un semplice spettacolo di distruzione. Yamazaki potrebbe scegliere di proseguire con loro oppure di introdurre un cast completamente nuovo, magari spostando la storia più avanti nel tempo. Quello che è certo è che il film rappresenterà un salto temporale rispetto agli eventi del primo capitolo. Il Giappone del dopoguerra ritratto in Minus One, devastato e vulnerabile, dovrà confrontarsi nuovamente con una minaccia che pensava di aver sconfitto. E stavolta, forse, la posta in gioco sarà ancora più alta.
Godzilla Minus One era riuscito nell’impresa quasi impossibile di far breccia massicciamente nel mercato occidentale, dominato dai blockbuster hollywoodiani. Il film aveva incassato oltre 115 milioni di dollari in tutto il mondo con un budget stimato di soli 15 milioni, un risultato strabiliante che aveva dimostrato come il kaiju eiga tradizionale giapponese potesse ancora competere a livello globale. La vittoria agli Oscar per i migliori effetti visivi era stata la ciliegina sulla torta: per la prima volta nella storia, un film di Godzilla aveva portato a casa una statuetta.
L’attesa per Minus Zero è già altissima. I fan speculano su ogni dettaglio: il colore dell’acqua nel teaser, la forma del logo, il significato numerologico del passaggio da One a Zero. Alcuni teorizzano che il film possa esplorare le origini di Godzilla, un viaggio indietro nel tempo o nelle profondità marine dove tutto è cominciato. Altri pensano che Zero rappresenti l’estinzione finale, lo scontro conclusivo tra umanità e natura incarnata in forma di lucertola radioattiva alta 50 metri. Una cosa è certa. Il Re dei Mostri sta risalendo dagli abissi. E questa volta, parte da zero.



