Quando le luci si sono riaccese nella sala del Palais des Festivals il 21 maggio 2026, nessuno si è mosso. Per venti minuti interi, il pubblico del Festival di Cannes ha applaudito in piedi La bola negra, l’epopea queer spagnola firmata da Los Javis. Venti minuti sono un’eternità nel linguaggio non verbale dei festival cinematografici, una vera e propria dichiarazione d’amore caratterizzata da mani arrossate e occhi lucidi. Si tratta di una delle ovazioni più lunghe nella storia recente della manifestazione, e già questo basterebbe a renderla notizia. Ma c’è molto di più dietro questo trionfo.
La bola negra, tradotto come The Black Ball in inglese, non è solo un film, ponendosi come una dichiarazione culturale, un’opera che intreccia tre epoche diverse in un’unica narrazione sulla memoria queer, sul desiderio represso e sulla resilienza generazionale. Diretto da Javier Ambrossi e Javier Calvo, il duo creativo noto come Los Javis, il film ha debuttato nella sezione Competition del 79esimo Festival di Cannes, e la critica internazionale lo ha subito indicato come serio contendente per la Palma d’Oro.
La storia prende ispirazione da un manoscritto incompiuto di Federico García Lorca, il poeta e drammaturgo andaluso assassinato durante la Guerra Civile Spagnola. Il film esplora il rifiuto subito da un giovane gay da parte di un circolo sociale di Granada, trasformando quella ferita personale in un viaggio attraverso il 1932, il 1937 e il 2017. Tre epoche, tre storie, un’unica dolorosa eredità: quella dell’identità negata, del corpo censurato, della voce soffocata.

Con i suoi 155 minuti di durata e girato interamente su pellicola 35mm, La bola negra non cerca scorciatoie narrative. È cinema che si prende il suo tempo, che respira con la pesantezza della storia e la leggerezza della speranza. Le location attraversano Granada, Madrid, Cantabria e Castilla y León, territori che diventano personaggi a loro volta, portatori di una Spagna stratificata, complessa, in cui convivono tradizione e trasgressione.
Sul red carpet di Cannes, accanto ai registi, c’erano volti che da soli raccontano molto del progetto. Penélope Cruz, che interpreta Nené, una cantante di cabaret madrilena, ha portato tutto il suo peso simbolico di icona internazionale. Glenn Close, nel ruolo di Isabelle, ha aggiunto un’altra dimensione di prestigio. Ma la vera sorpresa è stata Guitarricadelafuente, il giovane cantautore spagnolo che qui esordisce come attore nel ruolo di Sebastián. Al suo fianco, Miguel Bernardeau è Rafael e Carlos González è Alberto, in un triangolo emotivo che attraversa decenni e forme d’amore.
Il cast di supporto è un festival nel festival: Antonio de la Torre, Natalia de Molina, il comico e sceneggiatore Julio Torres, e Alberto Cortés nei panni dello stesso Lorca. Ognuno di loro contribuisce a un mosaico di voci, corpi, sguardi che rivendicano il diritto di esistere. La sceneggiatura è stata scritta a sei mani da Ambrossi, Calvo e dal drammaturgo Alberto Conejero, la cui esperienza teatrale si sente in ogni battuta, in ogni pausa carica di non detto.
The first teaser trailer for ‘LA BOLA NEGRA’ has been released.
Directed by Javier Calvo and Javier Ambrossi.
In theaters in Spain on October 2 and Movistar Plus+ following its theatrical run. pic.twitter.com/OWRZbtPm5P
— Film Updates (@FilmUpdates) May 22, 2026
La fotografia di Gris Jordana, tutta giocata sui contrasti della pellicola analogica, restituisce un’estetica che oscilla tra il realismo storico e il lirismo onirico. Non c’è nostalgia buonista qui, ma uno sguardo lucido su ciò che è stato perso e su ciò che, miracolosamente, è sopravvissuto. Il film uscirà nelle sale spagnole il 2 ottobre 2026, distribuito da Elastica.
La distribuzione internazionale è affidata a Goodfellas, con un rilascio globale previsto dopo il tour festivaliero. Successivamente, La bola negra approderà in streaming su Movistar Plus+, permettendo a un pubblico più ampio di accedere a questa opera che già si annuncia come uno dei titoli dell’anno. La bola negra è quindi riuscito nell’impresa di conquistare Cannes 2026, con il suo pubblico esigente e spesso cinico, che lo ha riconosciuto nel modo più eloquente possibile: restando in piedi, applaudendo, e lasciando che le lacrime scorressero senza vergogna.
