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A più di 80 anni dalla sua pubblicazione, L’Étranger di Albert Camus rimane uno dei libri francesi più letti e discussi al mondo. Finora sono stati fatti pochi tentativi di adattare il romanzo per la televisione o il cinema: è d’altronde un testo considerato problematico e controverso per la sua rappresentazione della colonizzazione francese dell’Algeria. Il regista/sceneggiatore François Ozon ha raccolto la sfida con un adattamento in bianco e nero del romanzo del 1942, riaccendendo la polemica su ciò che Camus disse, o non disse, sull’Algeria francese.

Il film è lungo e suggestivo quanto il taciturno antieroe Meursault, interpretato da Benjamin Voisin, un colono francese ad Algeri. La sua incapacità di mostrare emozioni dopo la morte della madre e il freddo distacco dimostrato dopo aver ucciso “un arabo” su una spiaggia lo condannano a morte per decapitazione.

Un arabo

Una scena di “Lo straniero” – @ BiM Distribuzione

Il dibattito critico si è a lungo concentrato sulla cancellazione dell’identità algerina nella storia di Camus, in cui un francese uccide un uomo, per l’appunto, definito semplicemente “un arabo”. Oggi è impossibile pensare a Lo straniero senza menzionare un’opera recente, L’inchiesta Meursault (2013) dello scrittore algerino Kamel Daoud, scritta proprio in risposta a tale critica.

Daoud restituisce una storia personale e un nome, Moussa, al giovane ucciso a colpi d’arma da fuoco dall’antieroe di Camus. Allo stesso modo, restituendo la dimensione mancante dell’identità algerina, il film di Ozon appare chiaramente ispirato al lavoro di Daoud. Ciò è evidente fin dall’inizio, che si presenta attraverso un pastiche di cinegiornali in bianco e nero che mostrano Algeri come una “splendida città moderna” e prevalentemente francese, fino a quando non appare un muro con i graffiti del Fronte di Liberazione Algerino.

Un romanzo dell’assurdo

Una scena di “Lo straniero” – @ BiM Distribuzione

Nel 1967, Luchino Visconti realizzò il primo film tratto dal romanzo, con Marcello Mastroianni protagonista, ma fu considerato un insuccesso. Visconti avrebbe voluto Alain Delon nel ruolo, ma la produzione glielo impedì. Nedjib Sidi Moussa, politologo e autore di diversi libri sull’Algeria, ha affermato che il nuovo film di Ozon riesce a trasmettere l’assurdità del romanzo di Camus. Ozon è rimasto fedele al testo, riuscendo a trasmettere con precisione l’essenza de L’Étranger: un romanzo dell’assurdo. Meursault non viene condannato a morte per aver ucciso un arabo. La giustizia coloniale non avrebbe condannato a morte un europeo per aver ucciso un indigeno. Meursault viene condannato per la sua indifferenza, per non aver pianto alla morte della madre, per la sua relazione extraconiugale e per il suo ateismo.

Tutto ciò si scontra con i valori della società coloniale europea. L’Étranger non è un manifesto anticolonialista: Camus dipinge il quadro di una società che conosce bene.

Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957, nacque nell’Algeria francese da genitori pied-noir. Come cittadino francese, seppur povero, godeva di diritti non concessi alla maggioranza araba o berbera. Ozon inserisce riferimenti sottili al lato disumanizzante della società coloniale, sia tra chi colonizza sia tra chi viene colonizzato/a. Il film è audace e fedelissimo al libro e, con piccoli tocchi personali, ricostruisce la storia in modo che possa parlare al pubblico di oggi.

Benjamin Voisin è una scelta di casting azzeccata: il suo giovane Meursault appare immaturo e inesperto, come se fosse venuto al mondo solo dopo la morte della madre. La leggerezza fisica e l’aria fragile suggeriscono un europeo su cui il Nord Africa pesa troppo; “È stato per colpa del sole”, dice Meursault a proposito del suo crimine, ma la pressione del clima algerino su di lui è evidente fin dall’inizio. Viene deriso dai giovani algerini mentre cammina verso la casa di cura della madre, figura ridicola nei suoi abiti formali.

La luce abbagliante del sole

Una scena di “Lo straniero” – @ BiM Distribuzione

L’eleganza distaccata di Voisin si presta a una reinterpretazione queer della storia. Nel rapporto con la fidanzata Marie, è chiaro che Meursault è oggetto di contemplazione erotica, con il suo corpo al centro di una scena di nudo. La sua ambivalenza emerge nello scontro sulla spiaggia: dopo un primo confronto con Moussa e i suoi amici, Meursault torna da solo. Il successivo incontro è filmato come un momento casuale, con un’inquadratura soggettiva che passa dall’ascella del giovane al coltello, sollevato in modo fallico e abbagliato dal sole. Il suggerimento è che, sparando a Moussa, Meursault cerchi di uccidere il proprio desiderio, reprimendo ciò che nella società coloniale rischia di renderlo un emarginato.

Meursault è, in un certo senso, un dissidente, incapace o non disposto a esibire i segni convenzionali d’amore e di lutto che lo qualificherebbero come cittadino. Al contrario, si conforma alle aspettative, assecondando il razzismo e la misoginia di Sintès, la cui brutalità è resa da Pierre Lottin. Ozon reintroduce gli algerini e le algerine e il loro paese come presenza dominante. La lettura del romanzo chiarisce che l’invisibilità dell’Algeria rappresenta la cecità volontaria della mentalità coloniale. Dopo l’arresto, Meursault guarda fuori da un furgone della polizia e vede, come per la prima volta, il mondo arabo che lo circondava.

Killing an Arab

Una scena di “Lo straniero” – @ BiM Distribuzione

Nel suo realismo d’epoca e nella fotografia in bianco e nero di Manu Dacosse, il film è decisamente bressoniano. Voisin ricorda la vulnerabilità del protagonista di Pickpocket, e la conversazione tra Meursault e Marie attraverso le sbarre richiama il finale di quel film. Lo straniero soffre però dello stesso piccolo problema del romanzo: è affascinante finché il protagonista resta un enigma essenziale. Quando, sull’orlo dell’esecuzione, Meursault conversa con un prete, la storia diventa a tratti un esercizio di dibattito filosofico meno incisivo narrativamente e meno fertile sul piano cinematografico.

La solennità è in parte mitigata dalla presenza di Swann Arlaud, che incarna una sensibilità riflessiva più che un’autorità austera. Lo straniero è una rilettura perspicace di Camus, evocativa del mondo descritto e innegabilmente personale. La raffinatezza non viene mai meno e i titoli di coda, segnati da un brusco cambio di tono con Killing an Arab dei Cure, ne sono una prova evidente.

 

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Ilaria Franciotti ha conseguito la laurea triennale in DAMS, la laurea magistrale in Cinema, televisione, produzione multimediale e il master in Studi e politiche di genere all’Università degli Studi Roma Tre. Si occupa di narratologia e drammaturgia del film, gender studies, horror studies, cinema e serie TV delle donne. Insegna analisi e storia del cinema e teoria e pratica della sceneggiatura. Ha collaborato con Segnocinema, è redattrice di Leggendaria e collaboratrice di The Post Internazionale, e ha scritto per diverse riviste di cinema (tra cui Marla e Nocturno). È autrice di Maleficent’s Journey (Il Glifo, Roma 2016), A Brave Journey. Il viaggio dell’Eroina nella narrazione cinematografica (Ledizioni, Milano 2021), ed è curatrice e coautrice di La voce liberata. Nove ritratti di femminilità negata (Chipiùneart, Roma 2021). Dal 2023 è curatrice del podcast Ilaria in Wonderland, interamente dedicato al cinema horror.