Come lacrime nella pioggia, direbbe qualcuno. Una pioggia per cui non esistono ombrelli, perché sfuggire è quasi impossibile. Video brevi da scrollare, mente il dito indice impara movimenti nuovi. Non va più da destra verso sinistra, ma dall’alto in basso. E lo fa in modo sempre più automatico, sempre più frenetico.
Eccolo lì, il tempo della lentezza che si allontana, mentre la pazienza non ci appartiene più e la nostra soglia dell’attenzione è ai minimi storici. Il mondo va di corsa, lo sappiamo, e la cultura pop non è immune a questa trasformazione culturale che ha alterato tempi, gusti e dinamiche sociali. Nel video di oggi, però, ci siamo fatto una domanda: non è la cultura pop avrebbe bisogno di rallentare?
Meno uscite, meno caos in streaming, più tempo per gustarci meglio le storie. E soprattutto voglia di liberarci dalla cultura tossica dell’hype, che si alimenta solo di promesse vacue e di aspettative che pretendiamo vengano rispettate. Ci abbiamo riflettuto su durante l’ultima Lucca Collezionando 2026, uno degli ultimi balurdi del collezionismo sano e paziente. Ecco cosa è emerso dalla nostra (abbastanza amara) riflessione.


