Il 19 gennaio è il compleanno di Damien Chazelle e vale la pena fermarsi a osservare il suo cinema come si guarda un palco prima che si accendano le luci dei riflettori. Molti di noi oggi se ne sono dimenticati, soprattutto dopo l’uscita di Babylon, un kolossal stroncato da critica e pubblico nonostante delle grandi premesse. Eppure, il regista nato a Providence, nel Rhode Island, merita di essere ricordato più di quanto si pensi. In un’epoca in cui tanti registi si abbandonano alle imposizioni da parte delle case di produzione, Chazelle continua a esporsi senza vergogna e a mettere in scena i suoi film come atti di vita e non come semplici prodotti audiovisivi.
Al di là dell’accoglienza che può avere un film, nel corso degli anni il regista di Babylon ha costruito un cinema personale e, allo stesso tempo, difficile da eguagliare, capace di parlare dei nostri giorni attraverso storie di arte e di sacrificio. Ecco quali sono i principali motivi per cui si sta parlando di uno dei più grandi registi del nostro tempo.
La forza dell’ambizione

Uno dei temi centrali dei film di Damien Chazelle è la ricerca incessante del successo. L’ambizione è una cosa che ci ricorda alcuni grandi registi – pensiamo per esempio a Orson Welles, che voleva cambiare un cinema dalla narrazione semplicemente lineare, o anche al maestro Federico Fellini, il quale cercava di trasformare la vita in un film. Ed è proprio da qui che bisogna partire per comprendere il cinema di Damien Chazelle, perché i protagonisti dei suoi film sono alla continua ricerca di un futuro di successo e hanno un’anima plasmata dal desiderio di lasciare un segno nella storia. Questa loro grande ambizione viene ostacolata da sistemi sociali oppressivi come in Babylon, dove i personaggi vivono disagiati e sono costretti a drogarsi, o da incontri sgradevoli come quello di Andrew Neyman in Whiplash.
Questa ambizione rende i personaggi di Chazelle simili a figure di Orson Welles, che lottano per imporre la loro visione nel mondo, o anche a delle figure felliniane, le quali arrivano a trasformare il loro desiderio di grandezza in un’esperienza quasi teatrale. E questo non è assolutamente un elemento di poco conto, perché noi spettatori riusciamo ogni volta a sentirci dentro i personaggi, a sentire le loro emozioni e perfino a vibrare con i loro corpi. Quando un regista riesce a far sentire così gli spettatori, il film diventa a tutti gli effetti un’esperienza che ti rapisce, che ti travolge e ti segna nel profondo.
Una regia potente e musicale

Se le storie dei personaggi di Damien Chazelle riescono ad arrivare agli spettatori è anche per via del modo di girare del regista in questione, che ogni volta passa da piani sequenza da manuale a primi piani estremamente d’impatto. La grande particolarità della regia di quest’uomo sta nell’uso della macchina da presa, che non si limita a osservare e descrivere ciò che noi vediamo, ma segue i personaggi stando attenta ai loro stati d’animo come se ogni scena fosse una sorta di spartito musicale. Infatti, se pensiamo al film più importante della sua carriera, La La Land, premiato nel 2017 con sei Academy Awards, i personaggi e la macchina da presa danzano a ritmo di musica, facendo sentire allo spettatore l’energia del film.
E qui emerge un altro grande merito della sua direzione artistica, ovvero le collaborazioni con lo storico amico e compositore Justin Hurwitz. Nei film del giovane regista, infatti, la musica non si limita ad accompagnare la narrazione, ma arriva a rendere visibile ciò che provano davvero i personaggi. Guardare questi lungometraggi è come vivere un’esperienza sensoriale ed è la dimostrazione che anche nel XXI secolo immagini e suono possono fondersi fino a diventare una cosa sola.
Spesso la colonna sonora rimane una cosa separata e le immagini si limitano a mostrare. Ma nel cinema del giovane regista, che è stato anche presidente della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, la creatività non è una cosa limitata ed è proprio per questo che la straordinaria fusione tra immagine e suono, che ormai ci accompagna dal lontano 2014, riesce a rendere il suo stile così unico e difficile da eguagliare.



