La visione di Beetlejuice Beetlejuice a Venezia 2024 si è appena conclusa e noi di ScreenWorld non potevamo esimerci dal dire la nostra a caldo (mentre per un’analisi più profonda date un’occhiata alla nostra recensione). Stupisce come il film rappresenti un ritorno in forma per Burton, non un capolavoro destinato ai massimi premi, ma un’opera autentica e nutrita di inventiva, che reinnesta il suo universo macabro‑umoristico con energia e umorismo.
Il tono, fedele alle aspettative del pubblico, è leggero, frizzante e intelligente, divenendo un horror dal tocco comico, pensato per divertire senza l’aspirazione a spaventare. Pur lasciando da parte profondità narrative o pregnanza emotiva, il film conquista soprattutto per il suo spirito giocoso e per il fatto di ritrovare il Burton che il pubblico conosce e apprezza.
La trama del nuovo film di Tim Burton vede il ritorno di Wynona Rider nei panni di Lydia, al suo ritorno nella casa in cui abitava da ragazza. Dopo la morte inaspettata di un familiare, la famiglia Deetz torna nella vecchia casa di Winter River. Lydia, ormai adulta, cerca di gestire il ritorno al passato mentre la giovane figlia Astrid, ribelle e curiosa, scopre casualmente il modellino della città infestata in soffitta. Senza volerlo, Astrid riapre il portale tra i vivi e i morti, e la madre è costretta a evocare nuovamente il caotico e irriverente Beetlejuice. Quando i mondi iniziano a collidere e il caos prende il sopravvento, Lydia si trova costretta a confrontarsi con il suo passato e a trovare un modo per fermare ancora una volta il demone burlone.



