Coraggioso, controverso, divisivo. Sono i tre aggettivi associati più spesso ad Albatross, il nuovo film di Giulio Base. Un biopic molto classico, dedicato ad Almerigo Grilz. O meglio, alla figura di Almerigo Grilz. Un nome poco noto al grande pubblico che Albatross prova a mettere al centro della scena. Reporter di guerra e militante politico molto vicino al fascismo, Grilz diventa quasi il “chiavistello” per entrare nel cuore dell’Italia degli anni di piombo. Quella dilaniata da bombe e divisioni politiche feroci.

Estremismi mai così attuali, che confluiscono nella figura grigia di un uomo irrequieto e sfuggente. Ne abbiamo parlato proprio con Giulio Base, cercando di capire come si maneggia un personaggio così scomodo senza scottarsi.

Un frame di Albatross
Un frame di Albatross – © 01 Distribution

C’è una frase di Albatross che, nella sua semplicità, forse ne incarna lo spirito: “Io non ci riesco proprio a stare fermo”. Il film non si ferma mai su posizioni inamovibili, ma esplora un po’ le contraddizioni degli esseri umani. Quanto è stato complesso realizzare un film che cerca di mettere in scena tanti punti di vista e la complessità delle persone?

Giulio Base

È stato molto complesso, effettivamente. La complessità è un po’ il punto cardinale di tutto il film. In Albatross si cerca di arrivare alla verità, che ben sappiamo tutti essere molto sfaccettata. E da tutte queste sfaccettature ho cercato di non dimenticarne nessuna. Probabilmente qualcuna l’ho dimenticata, ma il mio tentativo è stato proprio quello di mantenere un equilibrio maggiore per arrivare alla migliore verità possibile o la migliore verità di cui siamo stati capaci, ecco.

Rispetto a quella frase che citi, c’è anche un po’ di me, ma non per chi io sia bravo e coraggioso come Almerigo Grilz, ma perché è il mio spirito: non riesco a stare fermo. Poi ho il vantaggio che non mangio e non dormo e quindi ho un sacco di tempo.

Ecco, a proposito del non riuscire a stare fermi, parliamo del ritmo di Albatross. Un ritmo molto concitato, irrequieto, tanto sostenuto dalla musica con un effetto quasi juke box. È stato un modo per restituire al pubblico l’animo irrequieto di Grilz?

Giulio Base

Grazie di averlo notato, perché ora che ci penso potrebbe essere proprio così. Nel senso che ho cercato di incarnare un po’ lo stile quegli anni e farlo diventare cinema. Diversamente da quanto fatto nei miei ultimi film che sono più autoriali, più piccoli, qui ho cercato qualcosa che avesse un grande impatto. Qui volevo giocare con la macchina cinema, con i rallenty, con l’azione, la velocità, la macchina a mano, la musica. Ho cercato di incarnare quello spirito dinamico, che potremmo definire quasi futurista che aveva dentro uno come Grilz.

Una scena di Albatross
Una scena di Albatross – © 01 Distribution

Parliamo della figura di Grilz. Secondo me il film lo guarda dalla giusta distanza: non lo condanna, non lo idealizza, non lo giudica. In questo Albatross mi è sembrato quasi un omaggio al buon giornalismo. Una chiave di lettura in cui si riconosce?

Giulio Base

Sì, sì, certo. Anzi sono contento se è passata questa percezione del film. Sicuramente c’era la volontà di invogliare a un buon giornalismo. Non che io abbia il diritto di dirlo, perché è come se io adesso invitassi te a fare del buon cinema, no? Alla fine, sai, giornalismo e cinema sono un po’ cugini, si muovono in una zona simile, se non parallela. Però certamente il film è anche una lode al buon giornalismo, sì. Tra l’altro, pensaci, c’è un’enorme quantità di grande cinema dedicato al giornalismo, tra i quali uno dei più grandi film di sempre: Quarto Potere di Orson Welles. Penso sia uno dei film più citati di sempre quando si parla dei capolavori della settimana arte, è lì il tema della stampa è predominante.

Mi ha colpito molto la scelta del suo cameo, dove di fatto rappresenta un po’ il contraddittorio a quella che potrebbe sembrare una celebrazione quasi romantica di Grilz. La scelta di interpretare quella parte era già venuta in fase di scrittura, o è una scelta che è arrivata dopo?

Giulio Base

Guarda, è arrivata dopo, ma è stata una scelta fondamentale di metacinema. Come dicevi tu prima, ho cercato di guardare Grilz dalla giusta distanza, però inevitabilmente quando uno si avvicina a un personaggio e lo racconta, ne viene attratto. Se ci pensi, è il bello dell’umanità, perché bisogna dialogare sempre tra persone. Anche col tuo peggio nemico trovi delle cose comuni, quindi anche se ho trattato Grilz con le pinze, studiandolo per oltre due anni, ho finito per sentirlo vicino. Mi sono accorto che in qualche modo lo stavo celebrando, che è un po’ quello che in parte a successo a Scurati con M in cui sembra dire “peste e corna di Mussolini, ma non è così. È inevitabile: nel momento in cui ti avvicini a qualcuno e poi lo racconti, per forza di cose diventa il tuo eroe. Appena mi sono accorto di questo sbilanciamento, ho raccolto tutte le peggiori critiche, gli attacchi e le accuse che potevano essere mosse contro Grilz e le ho interpretate personalmente in un lungo monologo. Il fatto che lo faccia io sottolinea che il film non vuole essere reticente, e non vuole rimuovere dei fatti soltanto per favorire la figura di Grilz. Nel film c’è un racconto completo, alla ricerca di quella complessità di cui parlavamo all’inizio.

Albatross film
Una scena di Albatross

So che il film era in cantiere dal 2019, ma mi è sembrato che questa storia e questo personaggio in realtà siano ancora più giusti e attuali oggi. Dopo il Covid la gente si schiera su tutto, si divide su tutto, si polarizza su tutto. Secondo lei è un film particolarmente coerente con il mondo di oggi?

Giulio Base

Sono d’accordo con te. Viviamo un’epoca di polarizzazioni aggressivissime da una parte e dall’altra. Se questo film dovesse invitare un po’ al dialogo, ne sarei felice. Tra l’altro viviamo un periodo storico dove le guerre si sono moltiplicate in tutto il mondi, quindi la figura del reporter di guerra è ancora più al centro del mirino e al centro dell’attenzione pubblica. E ancora di più ci aspettiamo la verità da chi ci racconta quello che succede sui vari fronti.
La videocamera dovrebbe essere oggettiva, ma in realtà la prospettiva da cui guardi è già una scelta, una presa di posizione. Per cui la verità di un’inquadratura è difficile da trovare.

C’è stato qualche biopic recente che l’ha particolarmente colpita?

Giulio Base

Forse il più emozionante degli ultimi anni è stato Bohemian Rhapsody. Mi è sembrato un film molto ispirato.

I biopic di Larraìn le piacciono?

Giulio Base

Ti direi di sì, se ne avessi visto uno solo. Però guardandone diversi, mi sembra che abbia creato un marchio di fabbrica, e giri film molto simili tra loro. Per carità, è bravissimo, ma temo che il suo stile finisca per emergere troppo e diventare quasi una livella che rende troppo uguali personaggi diversissimi.

Secondo lei, come mai il biopic è un genere così amato dal pubblico? A volte la frase “tratto da una storia vera” sembra quasi rassicurare le persone e spingerle ad andare al cinema…

Giulio Base

Sì, è così. Ora che ci penso avrei voluto inserire una frase all’inizio del film: “Il film è tratto da una storia vera, ma i personaggi sono stati romanzati”, perché è quello che ho fatto io.

Però, venendo alla tua domanda: il biopic piace perché ti dà la sensazione di imparare sempre qualcosa, soprattutto quando il film è dedicato a un personaggio storico poco noto. Come nel caso di Grilz. Invece, quando si parla di figure più note, subentra il piacere voyeuristico di spiare nelle vite delle persone, di sbirciare senza essere visti.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.