Autore: Stefano Lo Verme

Nato a Roma, classe 1985, è stato spinto dalla bulimica passione per la lettura sulla strada dell'insegnamento. Da adolescente scatta il colpo di fulmine per i film di Billy Wilder, Woody Allen e Robert Altman; da allora ama dedicarsi a cinema e dintorni (perlomeno quando non è impegnato a tormentare i propri alunni). La sua massima aspirazione: acquisire la compostezza e il savoir-faire dei personaggi di Isabelle Huppert.

Una scena di Moonage Daydream
8.0

Quando si parla di David Bowie, quello fra suono e immagine sembra un connubio obbligato: sia per il potere evocativo delle sue canzoni, spesso assimilabili a vere e proprie forme narrative, sia in virtù dell’inossidabile forza iconografica della rockstar londinese, che forse più di qualunque altra ha saputo integrare la dimensione visiva all’interno della propria musica. E su un connubio analogo è imperniato, non a caso, il documentario scritto, diretto e montato da Brett Morgen, al centro della nostra recensione di Moonage Daydream: un monumentale ritratto per il quale il regista americano ha avuto accesso a una quantità sterminata di…

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La quiete iniziale; l’insorgere di un’anomalia; la manifestazione del mostruoso. Sono i tre atti che costituiscono l’ossatura drammaturgica di buona parte dei film horror: uno schema ricorrente a cui non si sottrae neppure Men, il terzo lungometraggio da Alex Garland e il primo in cui l’autore di Ex Machina abbandona i territori della fantascienza. Tuttavia, il rispetto di questa tripartizione canonica non impedisce a Men di risultare un’opera piuttosto lontana dalle convenzioni del genere di riferimento: si tratta infatti di un film che prende in contropiede gli spettatori, in particolare in un visionario terzo atto che abbatte ogni certezza della…

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Nell’antologia della comicità cinematografica continua a occupare un posto di assoluto rilievo: è stato lui, del resto, a traghettare la commedia classica hollywoodiana, con i ritmi, gli stilemi e l’ironia irriverente che la contraddistinguono, verso nuove generazioni di spettatori, dimostrando pertanto la sua inossidabile modernità. Perché se per certi aspetti il cinema di Blake Edwards può ricordare quello di Ernst Lubitsch e Billy Wilder, ma pure la comicità slapstick di Charlie Chaplin e dei fratelli Marx, dall’altro lato i suoi film sono riusciti a farsi conoscere e amare da un pubblico che, fra gli anni Sessanta e Settanta, aveva iniziato…

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Il 1952 segna un momento fatidico per la storia di Hollywood. È l’anno in cui Elia Kazan, regista di Un tram che si chiama Desiderio ed in gioventù membro del Partito Comunista Americano, accetta di denunciare otto suoi ex-colleghi del Group Theatre alla House Un-American Activities Committee, la Commissione parlamentare sulle attività anti-americane. È l’anno in cui Dorothy Comingore, l’attrice di Quarto potere, si rifiuta di rispondere alle domande della Commissione, segnando la fine della propria carriera. È l’anno in cui il sindacato degli sceneggiatori, lo Screen Writers Guild, autorizza gli studios a cancellare dai crediti dei film il lavoro…

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un'immagine di don draper in mad men

I trentacinque secondi della splendida sigla d’apertura di Mad Men costituiscono già di per sé un’esemplare mise en abîme della serie stessa e della parabola del suo protagonista, Don Draper, direttore del reparto creativo di una rinomata agenzia pubblicitaria di New York. Una sagoma scura, modellata sulle sembianze di Draper, mette piede nel suo ufficio e posa sul pavimento la valigetta, ma di colpo l’intera stanza si dissolve intorno a lei. Per quasi mezzo minuto osserviamo quella figura umana precipitare nel vuoto, circondata dalle insegne gigantesche che, da un lato all’altro dei grattacieli di Manhattan, rimandano immagini di benessere e…

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C’è un sinistro senso di ineluttabilità che grava su quest’ultima stagione di Better Call Saul, e non potrebbe essere altrimenti. Si tratta di una caratteristica endemica al concetto stesso di prequel: una storia che avanza verso un destino già segnato e in cui gli spettatori ben sanno cosa il futuro ha in serbo per i personaggi. Con il susseguirsi dei suoi sei capitoli, tale aspetto ha acquisito una rilevanza sempre maggiore per Better Call Saul: una serie in cui i colpi di scena e le svolte improvvise convivono con la cupa fatalità che sembra ammantare la provincia di Albuquerque, luogo-simbolo…

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«George potrebbe anche aver ragione sull’automobile: il balzo in avanti che essa rappresenta potrebbe essere un balzo indietro nella civiltà. Forse non aggiungerà nulla alla bellezza del mondo o a quella dell’anima umana… non posso dirlo. Ma ormai l’automobile esiste». Nella replica di Eugene Morgan, imprenditore dell’industria automobilistica, al cinismo del giovane George Amberson, rampollo di una ricca dinastia dell’Indiana, è racchiuso uno dei temi-chiave de L’orgoglio degli Amberson: l’ineluttabilità del progresso. Non si tratta, tuttavia, di una fiduciosa celebrazione del positivismo, quanto piuttosto della presa d’atto che il corso della Storia è inarrestabile e concede solo due alternative: adattarsi…

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ethan hawke in sinister

Una voce dall’altro capo del filo di un telefono e un volto misterioso nascosto fra le immagini sgranate di un Super 8. Audio e video: i due canali attraverso i quali il soprannaturale fa irruzione nella realtà, e in entrambi i casi come testimonianza di un eccidio. La vista e l’udito costituiscono dunque gli aspetti complementari dei due horror più apprezzati nella carriera del regista e sceneggiatore Scott Derrickson: Sinister, che esattamente dieci anni fa si trasformava in un piccolo cult del genere, e Black Phone, appena uscito nei cinema internazionali con un’ottima accoglienza dal pubblico. Mentre Black Phone, basato…

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Nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, un avvenimento più unico che raro è salito alla ribalta fra i media britannici: al primo posto della classifica settimanale dei singoli di maggior successo nel Regno Unito è arrivata una canzone pubblicata ben trentasette anni prima, nell’agosto 1985. Il brano in questione è Running Up That Hill (A Deal with God), composto, prodotto e interpretato da Kate Bush, che in prossimità dei sessantaquattro anni (li compirà il 30 luglio) ha stabilito un record fra le artiste femminili salite in cima alla hit-parade nazionale, surclassando il primato stabilito nel 1998 dall’allora cinquantaduenne Cher. Chiunque…

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7.5

Questo party è folle! Ehrlichman è un fascista, vuole bombardare tutta l’Asia. Chiunque qui è malvagio, mi sto divertendo da morire… La divertita incredulità di Maureen Kane, hostess progressista interpretata da Betty Gilpin, nel bel mezzo di una raccolta fondi per la rielezione di Richard Nixon rievoca la fosca eredità lasciata dall’amministrazione Nixon nell’immaginario culturale statunitense: un’eredità che, giocoforza, risulta legata a una fase cruciale nella storia politica del ventesimo secolo, lo scandalo Watergate. Parlare di Nixon, pure a mezzo secolo di distanza, significa in fondo parlare della “perdita dell’innocenza” di una nazione: per la disastrosa gestione della Guerra del…

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8.0

Una galleria di foto incorniciate alla parete, quasi la cronistoria di un perfetto idillio familiare, costituiscono l’immagine d’apertura del nuovo film di Stéphane Brizé. Ma la scena immediatamente successiva già ci informa che quell’idillio si è infranto in maniera irreparabile: i coniugi Philippe ed Anne Lemelse, seduti uno di fronte all’altra al fianco dei rispettivi avvocati, assistono alla certificazione della fine del loro matrimonio e di una vita insieme che, secondo la testimonianza di Anne, ormai si era ridotta a un “inferno”. Si tratta di un punto di partenza emblematico per un’opera che, da lì in poi, si concentra però…

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8.0

Mi è stato detto che è tutto pronto. Capito? Tutto pronto. Come se tutto fosse già accaduto. In una scena di The Queen, la Regina Elisabetta di Helen Mirren si bloccava attonita a contemplare un cervo; dopo qualche istante di estatica commozione, la sovrana induceva l’animale alla fuga, evitandogli così di cadere vittima in una battuta di caccia, il passatempo regale per antonomasia. Si è scelto di introdurre la recensione di Spencer con questo riferimento al celebre film di Stephen Frears perché, in un curioso gioco di echi, nella pellicola di Pablo Larraín è presente una scena molto simile: Diana,…

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Quando, l’8 febbraio, sono state annunciate le nomination per la novantaquattresima edizione degli Oscar, l’esito della gara come miglior film era parso quasi scontato: Il potere del cane, reduce dal trionfo ai Golden Globe, si era aggiudicato ben dodici nomination, ben oltre le aspettative, mentre i suoi concorrenti più temibili, Belfast e West Side Story, si erano fermati a quota sette. Spalleggiato dal consenso unanime della critica e ricoperto di candidature nel corso dell’intera awards season, il dramma a sfondo western diretto da Jane Campion – a sua volta favorita indiscussa per l’Oscar alla miglior regia – sembrava destinato a…

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un'immagine di belfast
8.0

«Ci sei mai stata?» «Non c’erano strade per Shangri-La dalla nostra parte di Belfast» Nella risposta data al piccolo Buddy da sua nonna, ogni sillaba è pervasa di malinconia, eppure non c’è amarezza nella voce di Judi Dench; piuttosto, la serena rassegnazione di chi è giunto a patti con le fortune e i limiti della propria esistenza. È un sentimento forse incomprensibile per Buddy, ma come potrebbe essere altrimenti? Lui, di quell’esistenza, non ha vissuto ancora neppure un decennio, e ogni novità viene accolta con lo sguardo attonito e luminoso di un bambino affamato di meraviglia. Aprendo la nostra recensione…

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il poster di assassinio sul nilo
7.0

Se è vero che, nella narrativa e nel cinema contemporanei, il genere del murder mystery ha conosciuto declinazioni via via più varie e originali, fino ad arrivare alle contaminazioni postmoderne, va tuttavia ricordato che la formula alla Agatha Christie, la penna per antonomasia del whodunit tradizionale, conserva un’efficacia e una presa sul pubblico in grado di trascendere il tempo. Ne sono una riprova non solo la popolarità di cui continuano a godere i libri della regina del giallo all’inglese, ma anche le loro trasposizioni per il grande schermo: solo nell’ultimo lustro, ad esempio, Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh e…

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7.5

L’elaborazione di una perdita e il confronto con la morte sono temi da sempre al cuore del cinema di François Ozon: un cinema che, proprio in virtù del suo intenso vitalismo, non può evitare di fare i conti con la fragilità intrinseca dell’esistenza umana, con la dolorosa consapevolezza della precarietà di tutto ciò che contraddistingue la nostra esperienza. È la premessa alla base della nostra recensione di È andato tutto bene, il penultimo lavoro del prolifico regista e sceneggiatore francese, che nel frattempo ha già preparato una nuova pellicola (Peter von Kant, libero adattamento dal suo amato Rainer Werner Fassbinder).…

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Uno è il fenomeno improvviso e inatteso che, a partire dallo scorso autunno, ha catalizzato l’attenzione di oltre centocinquanta milioni di spettatori in tutto il mondo, imponendosi come la serie in streaming di maggior successo di tutto il 2021. L’altro è uno dei titoli più blasonati degli ultimi anni: un prodotto con un nutrito zoccolo duro di fan e adorato dai critici, che per le sue prime due stagioni gli hanno attribuito un’enorme quantità di riconoscimenti (compresi due Golden Globe e nove Emmy Award). Il primo è Squid Game, la nuova gallina dalle uova d’oro del catalogo Netflix; il secondo…

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Se c’è un film che in questo primo, sciagurato biennio di Covid-19 ha rappresentato una sfida impossibile contro le nuove “leggi del mercato”, frutto di un’impresa quasi suicida, si tratta probabilmente di Dune. Programmato in origine per la fine del 2020, rimandato di un intero anno dopo la prima ondata della pandemia e con un secondo capitolo in arrivo, il kolossal di fantascienza di Denis Villeneuve è approdato nelle sale lo scorso ottobre, a un mese e mezzo di distanza dall’anteprima alla Mostra di Venezia e dopo due anni di speculazioni, timori e perfino polemiche (il famigerato accordo fra Warner…

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