Autore: Stefano Lo Verme

Nato a Roma, classe 1985, è stato spinto dalla bulimica passione per la lettura sulla strada dell'insegnamento. Da adolescente scatta il colpo di fulmine per i film di Billy Wilder, Woody Allen e Robert Altman; da allora ama dedicarsi a cinema e dintorni (perlomeno quando non è impegnato a tormentare i propri alunni). La sua massima aspirazione: acquisire la compostezza e il savoir-faire dei personaggi di Isabelle Huppert.

Dopo l’assegnazione dei Golden Globe e dei Critics’ Choice Award e l’annuncio delle candidature da parte delle guild cinematografiche americane e, dalla Gran Bretagna, dei BAFTA Film Award, manca ormai pochissimo alle nomination per la novantacinquesima edizione degli Academy Award, che saranno rese note martedì prossimo. E nell’attesa, dopo aver già analizzato altre categorie di grande prestigio, passiamo ora alle previsioni per l’Oscar 2023 come miglior attrice non protagonista: una categoria, quest’ultima, che attualmente vede tre grandi favorite, la cui candidatura sembra ormai sotto ipoteca, e un manipolo di altre interpreti impegnate a giocarsi gli ultimi due posti disponibili nella…

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ke huy quan in una scena di everything everywhere all at once

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso l’awards season americana, ormai entrata nella sua fase cruciale: dopo le precedenti categorie, è ora la volta di proporvi le nostre previsioni per l’Oscar 2023 come miglior attore non protagonista, presentandovi i favoriti della prima ora, ma anche quegli interpreti che puntano ad aggiudicarsi uno dei cinque posti in palio nella rosa delle candidature. Ad aver già blindato la nomination con mesi d’anticipo è senz’altro il cinquantunenne Ke Huy Quan, vietnamita naturalizzato statunitense: un nome magari non troppo noto al grande pubblico, ma legato a due autentici cult-movie degli anni Ottanta, ovvero Indiana Jones e…

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un'immagine del film close

Continuiamo la nostra panoramica dei potenziali contendenti per l’edizione numero 95 degli Academy Award (le nomination saranno annunciate il 24 gennaio). Il 21 dicembre, dopo il primo round di votazioni, per diverse categorie sono state rese note le cosiddette shortlist, ovvero i semifinalisti fra cui saranno poi scelti i cinque titoli candidati. Particolare attenzione la merita, in tal senso, la competizione per l’Oscar 2023 come miglior film internazionale: qui, infatti, è possibile ammirare una grande varietà di proposte, con opere di alcuni fra i maggiori cineasti della scena internazionale e pellicole ben lontane dalla tipica comfort zone dell’Academy. Quale situazione…

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Frame tratto da The Fablemans

Nei giorni scorsi, un prospetto non troppo rincuorante circolava con frequenza nei circoli ‘cinefili’ sui social media: la lista dei maggiori incassi di quest’anno negli Stati Uniti accanto a quella di mezzo secolo fa. Il massimo campione d’incassi del 1972 era Il Padrino, vincitore dell’Oscar come miglior film, ma nella Top 10 annuale figuravano altri titoli pluripremiati (L’avventura del Poseidon, Cabaret) o pluricandidati (Un tranquillo weekend di paura, La signora del blues) agli Academy Award, nonché opere quali Ma papà ti manda sola? e Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!, consacrate come autentici classici nei generi della commedia e…

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un'immagine dal film the fabelmans

Dopo avervi presentato i probabili contendenti per miglior attore, miglior attrice e miglior regista, è giunto ora il momento di offrirvi una panoramica della competizione per l’Oscar 2023 come miglior film: una categoria per la quale sono previsti in tutto ben dieci titoli, e che pertanto al proprio interno offre spazio per un’ampia varietà di generi e di autori. La corsa agli Academy Award assumerà contorni più definiti da qui al mese prossimo, con l’annuncio delle nomination ai Golden Globe e i primissimi precursors della stagione dei premi, ma intanto andiamo a conoscere più da vicino quelle opere che sembrano…

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un'immagine di Steven Spielberg

Nei primi articoli dedicati alla corsa agli Oscar 2023 vi abbiamo proposto uno sguardo alle categorie riservate agli interpreti protagonisti, con una rassegna dei potenziali candidati come miglior attore e come miglior attrice. Passiamo ora alle previsioni per l’Oscar 2023 come miglior regista, in assoluto fra le categorie più significative e interessanti degli Academy Award, anche in virtù delle tendenze piuttosto ‘raffinate’ dei componenti del directors branch (vale a dire i registi incaricati di stabilire la cinquina delle nomination). E al momento, questa categoria ci offre un’unica, granitica certezza: un’ennesima candidatura per Steven Spielberg, la numero nove che il cineasta…

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Dopo avervi presentato una panoramica dei più probabili contendenti per l’Oscar come miglior attore, continuiamo il nostro percorso verso l’awards season americana con le prime previsioni per l’Oscar 2023 come miglior attrice. Una categoria che, a partire dalla Mostra di Venezia, ha visto imporsi un nome già in grado di blindare uno dei cinque posti a disposizione: quello di Cate Blanchett, straordinaria protagonista del film drammatico Tár, terzo lungometraggio del regista e sceneggiatore americano Todd Field a ben sedici anni di distanza dal precedente Little Children. Ricompensata con la Coppa Volpi a Venezia, la diva australiana dipinge un ritratto indelebile…

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una immagine di Colin Farrell

Dopo i grandi festival di fine estate (Venezia, Telluride, Toronto) e con l’arrivo della stagione autunnale, comincia già a definirsi una panoramica dei titoli e degli interpreti di cui, con tutta probabilità, sentiremo molto parlare da qui ai prossimi mesi. A proposito dell’imminente awards season, destinata a culminare il 12 marzo con la cerimonia per la novantacinquesima edizione degli Academy Award, vi offriamo dunque un primo sguardo ai futuri contendenti con le nostre previsioni per l’Oscar 2023 come miglior attore: una categoria che, per quest’anno, potrebbe vedere i consueti beniamini dell’Academy cedere il posto a una serie di ‘neofiti’ in…

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un'immagine del film amsterdam
7.0

«Avremo sempre Parigi», era la frase malinconica con cui il Rick Blaine di Humphrey Bogart rievocava il suo idillio romantico con la Ilsa Lund di Ingrid Bergman, nel momento dell’addio fra i due ex amanti divisi dalla guerra. La scelta di aprire la nostra recensione di Amsterdam con l’iconica battuta di Casablanca non è casuale: se nel classico di Michael Curtiz la passione fra Rick e Ilsa era racchiusa in un flashback che trasformava Parigi nel correlativo del rimpianto per una felicità perduta, qualcosa di analogo accade anche nell’ultimo film di David O. Russell. La capitale olandese, da cui deriva…

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un'immagine di angela lansbury

Angela Lansbury non era solo Jessica Fletcher. Sarà pure una banalità, ma nel ricordare l’attrice britannica tanto vale affrontare subito l’elefante nella stanza. Del resto, nell’arco di una carriera durata ben tre quarti di secolo, l’infaticabile Angela ha fatto davvero di tutto, sebbene quel ‘tutto’, nella memoria collettiva, venga quasi sempre dopo la signora Fletcher. Eppure tre quarti di secolo nello show business, se vissuti come ha fatto Angela Lansbury (che di anni, il 16 ottobre, ne avrebbe compiuti novantasette), costituiscono un vero e proprio universo. In fondo parliamo di un’attrice che a neppure diciotto anni, nella sua primissima apparizione…

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Una scena di Moonage Daydream
8.0

Quando si parla di David Bowie, quello fra suono e immagine sembra un connubio obbligato: sia per il potere evocativo delle sue canzoni, spesso assimilabili a vere e proprie forme narrative, sia in virtù dell’inossidabile forza iconografica della rockstar londinese, che forse più di qualunque altra ha saputo integrare la dimensione visiva all’interno della propria musica. E su un connubio analogo è imperniato, non a caso, il documentario scritto, diretto e montato da Brett Morgen, al centro della nostra recensione di Moonage Daydream: un monumentale ritratto per il quale il regista americano ha avuto accesso a una quantità sterminata di…

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La quiete iniziale; l’insorgere di un’anomalia; la manifestazione del mostruoso. Sono i tre atti che costituiscono l’ossatura drammaturgica di buona parte dei film horror: uno schema ricorrente a cui non si sottrae neppure Men, il terzo lungometraggio da Alex Garland e il primo in cui l’autore di Ex Machina abbandona i territori della fantascienza. Tuttavia, il rispetto di questa tripartizione canonica non impedisce a Men di risultare un’opera piuttosto lontana dalle convenzioni del genere di riferimento: si tratta infatti di un film che prende in contropiede gli spettatori, in particolare in un visionario terzo atto che abbatte ogni certezza della…

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Nell’antologia della comicità cinematografica continua a occupare un posto di assoluto rilievo: è stato lui, del resto, a traghettare la commedia classica hollywoodiana, con i ritmi, gli stilemi e l’ironia irriverente che la contraddistinguono, verso nuove generazioni di spettatori, dimostrando pertanto la sua inossidabile modernità. Perché se per certi aspetti il cinema di Blake Edwards può ricordare quello di Ernst Lubitsch e Billy Wilder, ma pure la comicità slapstick di Charlie Chaplin e dei fratelli Marx, dall’altro lato i suoi film sono riusciti a farsi conoscere e amare da un pubblico che, fra gli anni Sessanta e Settanta, aveva iniziato…

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Il 1952 segna un momento fatidico per la storia di Hollywood. È l’anno in cui Elia Kazan, regista di Un tram che si chiama Desiderio ed in gioventù membro del Partito Comunista Americano, accetta di denunciare otto suoi ex-colleghi del Group Theatre alla House Un-American Activities Committee, la Commissione parlamentare sulle attività anti-americane. È l’anno in cui Dorothy Comingore, l’attrice di Quarto potere, si rifiuta di rispondere alle domande della Commissione, segnando la fine della propria carriera. È l’anno in cui il sindacato degli sceneggiatori, lo Screen Writers Guild, autorizza gli studios a cancellare dai crediti dei film il lavoro…

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un'immagine di don draper in mad men

I trentacinque secondi della splendida sigla d’apertura di Mad Men costituiscono già di per sé un’esemplare mise en abîme della serie stessa e della parabola del suo protagonista, Don Draper, direttore del reparto creativo di una rinomata agenzia pubblicitaria di New York. Una sagoma scura, modellata sulle sembianze di Draper, mette piede nel suo ufficio e posa sul pavimento la valigetta, ma di colpo l’intera stanza si dissolve intorno a lei. Per quasi mezzo minuto osserviamo quella figura umana precipitare nel vuoto, circondata dalle insegne gigantesche che, da un lato all’altro dei grattacieli di Manhattan, rimandano immagini di benessere e…

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C’è un sinistro senso di ineluttabilità che grava su quest’ultima stagione di Better Call Saul, e non potrebbe essere altrimenti. Si tratta di una caratteristica endemica al concetto stesso di prequel: una storia che avanza verso un destino già segnato e in cui gli spettatori ben sanno cosa il futuro ha in serbo per i personaggi. Con il susseguirsi dei suoi sei capitoli, tale aspetto ha acquisito una rilevanza sempre maggiore per Better Call Saul: una serie in cui i colpi di scena e le svolte improvvise convivono con la cupa fatalità che sembra ammantare la provincia di Albuquerque, luogo-simbolo…

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«George potrebbe anche aver ragione sull’automobile: il balzo in avanti che essa rappresenta potrebbe essere un balzo indietro nella civiltà. Forse non aggiungerà nulla alla bellezza del mondo o a quella dell’anima umana… non posso dirlo. Ma ormai l’automobile esiste». Nella replica di Eugene Morgan, imprenditore dell’industria automobilistica, al cinismo del giovane George Amberson, rampollo di una ricca dinastia dell’Indiana, è racchiuso uno dei temi-chiave de L’orgoglio degli Amberson: l’ineluttabilità del progresso. Non si tratta, tuttavia, di una fiduciosa celebrazione del positivismo, quanto piuttosto della presa d’atto che il corso della Storia è inarrestabile e concede solo due alternative: adattarsi…

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ethan hawke in sinister

Una voce dall’altro capo del filo di un telefono e un volto misterioso nascosto fra le immagini sgranate di un Super 8. Audio e video: i due canali attraverso i quali il soprannaturale fa irruzione nella realtà, e in entrambi i casi come testimonianza di un eccidio. La vista e l’udito costituiscono dunque gli aspetti complementari dei due horror più apprezzati nella carriera del regista e sceneggiatore Scott Derrickson: Sinister, che esattamente dieci anni fa si trasformava in un piccolo cult del genere, e Black Phone, appena uscito nei cinema internazionali con un’ottima accoglienza dal pubblico. Mentre Black Phone, basato…

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Nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, un avvenimento più unico che raro è salito alla ribalta fra i media britannici: al primo posto della classifica settimanale dei singoli di maggior successo nel Regno Unito è arrivata una canzone pubblicata ben trentasette anni prima, nell’agosto 1985. Il brano in questione è Running Up That Hill (A Deal with God), composto, prodotto e interpretato da Kate Bush, che in prossimità dei sessantaquattro anni (li compirà il 30 luglio) ha stabilito un record fra le artiste femminili salite in cima alla hit-parade nazionale, surclassando il primato stabilito nel 1998 dall’allora cinquantaduenne Cher. Chiunque…

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7.5

Questo party è folle! Ehrlichman è un fascista, vuole bombardare tutta l’Asia. Chiunque qui è malvagio, mi sto divertendo da morire… La divertita incredulità di Maureen Kane, hostess progressista interpretata da Betty Gilpin, nel bel mezzo di una raccolta fondi per la rielezione di Richard Nixon rievoca la fosca eredità lasciata dall’amministrazione Nixon nell’immaginario culturale statunitense: un’eredità che, giocoforza, risulta legata a una fase cruciale nella storia politica del ventesimo secolo, lo scandalo Watergate. Parlare di Nixon, pure a mezzo secolo di distanza, significa in fondo parlare della “perdita dell’innocenza” di una nazione: per la disastrosa gestione della Guerra del…

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