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Quando il Wi-Fi non arriva bene in una stanza della casa , la soluzione sembra quasi scontata: comprare un extender, collegarlo a una presa e aspettarsi che il problema sparisca. Costa relativamente poco, si installa in pochi minuti e promette di portare il segnale proprio dove il router non riesce ad arrivare. Eppure potrebbe non essere affatto l’acquisto migliore. Il problema nasce dal funzionamento stesso dei ripetitori Wi-Fi. Un extender non crea infatti dal nulla una nuova connessione veloce, ma riceve il segnale proveniente dal router e lo ritrasmette verso un’altra zona della casa.

Se il segnale che riceve è già debole, quindi, quello che riuscirà a offrire ai dispositivi collegati non potrà improvvisamente diventare migliore. È anche per questo che la posizione dell’extender è fondamentale. Installarlo proprio nella stanza in cui il Wi-Fi non arriva praticamente più è uno degli errori più comuni: il dispositivo deve trovarsi abbastanza vicino al router da ricevere ancora un buon segnale e, contemporaneamente, abbastanza vicino alla zona che si vuole raggiungere. In pratica bisogna trovare una sorta di punto intermedio, che non sempre coincide con una presa di corrente disponibile nel posto giusto.

Ma c’è un altro problema, forse ancora più importante: la velocità. Molti extender economici utilizzano la stessa banda wireless sia per comunicare con il router sia per trasmettere i dati ai dispositivi collegati. Non potendo fare contemporaneamente le due cose, la banda disponibile può ridursi sensibilmente e, nelle condizioni peggiori, arrivare persino a dimezzarsi. I modelli più evoluti possono limitare il problema utilizzando bande differenti, ma rimane difficile ottenere le stesse prestazioni che si avrebbero collegandosi direttamente al router. A peggiorare ulteriormente la situazione possono poi pensarci muri spessi, mobili, specchi, televisori e superfici metalliche, tutti elementi capaci di ostacolare la propagazione del segnale.

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Come avere internet super veloce: il trucco per il tuo wi-fi – Screenworld.it

Ecco perché mettere un extender dietro al televisore, dentro un mobile o magari dall’altra parte di un muro particolarmente spesso può trasformare quello che sembrava un piccolo investimento nella tecnologia in un acquisto che cambia ben poco la situazione. C’è poi la questione della gestione della rete. Alcuni extender possono creare una rete separata da quella principale, costringendo lo smartphone o il computer a passare da una connessione all’altra. Utilizzare lo stesso nome della rete può rendere tutto più comodo, ma non garantisce necessariamente passaggi sempre fluidi tra router ed extender.

È qui che entrano in gioco i sistemi Wi-Fi mesh. Il principio può sembrare simile, perché anche in questo caso vengono distribuiti più dispositivi all’interno dell’abitazione, ma il funzionamento è differente. I vari punti di accesso sono progettati fin dall’inizio per lavorare insieme come parte della stessa rete. Il risultato è che smartphone, tablet e computer possono collegarsi al punto più adatto mentre ci si sposta da una stanza all’altra, senza dover pensare continuamente a quale rete utilizzare. Una rete mesh può inoltre scegliere percorsi differenti per far arrivare i dati a destinazione e ampliare progressivamente la copertura aggiungendo nuovi punti di accesso.

Questo non significa che una rete mesh sia automaticamente perfetta. Anche i suoi nodi devono comunicare bene tra loro e, quando il collegamento avviene completamente via wireless, una parte delle prestazioni può comunque andare persa. I sistemi tri-band possono ridurre il problema dedicando una banda alla comunicazione tra i vari nodi, mentre una connessione Ethernet tra i punti di accesso rimane, quando possibile, una delle soluzioni più efficaci. Prima di comprare qualsiasi dispositivo, però, potrebbe esserci una soluzione ancora più semplice: guardare dove è stato sistemato il router.

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Rischio dati online – Screenworld.it

Nasconderlo dentro un mobile, lasciarlo in un angolo remoto dell’abitazione o circondarlo di ostacoli non aiuta. Quando possibile, è preferibile collocarlo in una posizione relativamente centrale, aperta e lontana da elementi capaci di schermare il segnale. E se il router utilizzato ha ormai parecchi anni sulle spalle, sostituirlo con un modello più moderno potrebbe produrre un miglioramento ben maggiore rispetto all’aggiunta di un extender. Resta quindi una domanda: gli extender Wi-Fi non servono più a nulla? Non proprio.

Se bisogna raggiungere una sola stanza, il router non è troppo lontano e si dispone di una presa nel punto giusto, un buon extender può ancora rappresentare una soluzione economica e sufficiente. Ma quando bisogna coprire più stanze, attraversare pareti importanti o portare una connessione stabile fino a uno studio molto distante dal router, continuare ad aggiungere ripetitori rischia di diventare un compromesso sempre meno conveniente. In quei casi una rete mesh, un router migliore oppure, quando possibile, un collegamento Ethernet possono richiedere un investimento iniziale superiore, ma offrono una base decisamente più solida.

Perché amplificare l’icona del Wi-Fi sullo schermo serve a poco se, dietro quelle tacche in più, la connessione continua a essere lenta e instabile. E prima ancora di spendere soldi per extender, sistemi mesh o un nuovo router, vale la pena verificare se il problema possa essere risolto senza acquistare nulla. Posizione del router, interferenze, canali Wi-Fi e persino i DNS possono incidere sulle prestazioni della rete domestica: ci sono alcuni semplici accorgimenti che possono rendere il Wi-Fi più veloce senza sostituire il router e senza spendere un euro.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.