A prima vista potrebbero sembrare tre giochi difficili da mettere nella stessa frase. Un puzzle game botanico, un horror animato e un gestionale ecologico. Eppure la selezione della prima edizione di Nuovi Orizzonti Interattivi restituisce un’idea piuttosto precisa del videogioco contemporaneo. Botany Manor rappresenta il rapporto fra progettazione e accessibilità.
Bye Sweet Carole mostra la capacità dell’interazione di contaminarsi con altri linguaggi artistici. Terra Nil dimostra invece che un tema come la sostenibilità può essere trasformato direttamente in sistema ludico. Ciò che li accomuna, quindi, non è il genere. È il modo in cui utilizzano le regole per produrre significato. Ed è probabilmente questa la tesi più interessante della manifestazione.
Un’opera interattiva non comunica soltanto attraverso dialoghi, immagini e musica. Comunica anche attraverso ciò che permette, impedisce, incentiva e richiede al giocatore. La prima edizione di Nuovi Orizzonti Interattivi sceglie quindi tre opere molto diverse per affermare un principio comune: il game design è linguaggio. Ed è forse proprio quando iniziamo a leggerlo come tale che il videogioco rivela completamente il proprio valore culturale.
