L’industria videoludica produce ogni anno una quantità enorme di opere. La distribuzione digitale permette a team piccolissimi di raggiungere teoricamente un pubblico globale. Ma la possibilità di pubblicare non coincide con la possibilità di essere ricordati. OFFICINA TRANSMEDIALE dedica una parte della propria riflessione proprio alla funzione di musei, archivi, università e istituzioni culturali.
Il GAMM Game Museum rappresenta, all’interno del network del progetto, uno dei punti di incontro fra conservazione, divulgazione e ricerca. Il progetto richiama inoltre la dimensione europea attraverso EFGAMP e la collaborazione con il mondo accademico. La questione è meno teorica di quanto possa sembrare. Se consideriamo il videogioco una forma culturale, abbiamo bisogno degli stessi processi di mediazione che utilizziamo per cinema, letteratura e arti visive: conservazione, selezione, critica e contestualizzazione.
Senza questi strumenti rimarranno visibili soprattutto le opere sostenute dalle piattaforme più grandi e dagli investimenti promozionali più consistenti. La funzione curatoriale diventa quindi una forma di accesso alla memoria. In altre parole: conservare il videogioco non significa soltanto mantenere funzionante una vecchia console. Significa conservare i linguaggi attraverso i quali un’epoca ha raccontato se stessa.
