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Per anni la parola “transmediale” è stata utilizzata quasi come sinonimo di franchise: un film diventa videogioco, un videogioco diventa serie televisiva, una proprietà intellettuale si espande su più piattaforme. OFFICINA TRANSMEDIALE propone una lettura più precisa. Il punto non è chiedersi semplicemente dove appare un contenuto, ma come cambia passando da un medium all’altro.

Una regola narrativa può diventare una meccanica. Un personaggio può trasformarsi in un sistema di azioni. Un universo cinematografico può diventare un luogo nel quale il pubblico decide autonomamente tempi e percorsi. È una differenza sostanziale. Pensiamo a Indiana Jones. Al cinema riconosciamo Indy attraverso un insieme di elementi: archeologia, improvvisazione, enigmi, combattimenti, inseguimenti e naturalmente la frusta. In un’opera interattiva quelle caratteristiche devono diventare verbi: osservare, esplorare, colpire, risolvere, arrampicarsi.

Il personaggio non viene quindi semplicemente “riprodotto”. Viene scomposto e ricostruito come sistema. La stessa logica vale per ambienti, miti e patrimoni culturali. È forse questa una delle conclusioni più interessanti del lavoro di OFFICINA TRANSMEDIALE: il vero punto di incontro fra audiovisivo e interattività non è la somiglianza delle immagini. È ciò che accade quando un’immagine smette di essere soltanto guardata e comincia a rispondere alle nostre azioni.

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