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Uno dei primi terreni di ricerca di OFFICINA TRANSMEDIALE è il 2024, osservato non attraverso una graduatoria dei giochi più importanti ma attraverso undici casi capaci di raccontare altrettante trasformazioni del medium.

La selezione attraversa produzioni estremamente diverse. Final Fantasy VII Rebirth viene studiato nel rapporto fra remake, serialità e memoria culturale; Balatro per la capacità di trasformare un sistema di regole preesistente in un linguaggio autonomo; A Quiet Place: The Road Ahead come caso particolarmente significativo di passaggio fra cinema e videogioco.

Accanto a questi compaiono Senua’s Saga: Hellblade II, Lorelei and the Laser Eyes, Animal Well, Astro Bot, Star Wars Outlaws, Enotria: The Last Song, Metaphor: ReFantazio e Indiana Jones and the Great Circle.
La cosa interessante è ciò che emerge mettendo le opere una accanto all’altra. Il remake diventa uno strumento per discutere la memoria. Il franchise cinematografico diventa uno spazio abitabile. Il controller smette di essere soltanto una periferica e diventa parte del linguaggio. Persino la produzione indipendente può generare forme di transmedialità attraverso video, streaming, community e discussione online.

OFFICINA TRANSMEDIALE individua così alcune traiettorie comuni: convergenza audiovisiva, contaminazione dei media, patrimonio e memoria, interaction design e partecipazione del pubblico. La fotografia del 2024 che ne deriva è piuttosto netta: il videogioco non sta semplicemente prendendo elementi dagli altri media. Li sta trasformando attraverso l’interazione.

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