Con un messaggio lapidario diffuso sui canali social ufficiali e successivamente rimosso, gli Slipknot hanno messo fine a quasi trent’anni di collaborazione con Sid Wilson, il DJ e tastierista noto ai fan come #0. “Con effetto immediato, la band Slipknot non sarà più associata a Sid Wilson. Gli auguriamo il meglio per i suoi progetti futuri”. Nessun dettaglio aggiuntivo, nessuna spiegazione, solo un’uscita di scena che segna l’ennesimo capitolo di un gruppo che sta progressivamente perdendo i pezzi della sua identità originale.
L’annuncio è arrivato venerdì 14 agosto, confermando settimane di speculazioni alimentate da un report di TMZ pubblicato alla fine di luglio. Wilson era entrato negli Slipknot nel 1998, poco prima che la band dell’Iowa conquistasse le classifiche mondiali con l’album omonimo di debutto. La sua presenza dietro ai piatti e alle tastiere ha contribuito a definire quel suono caratteristico che ha reso gli Slipknot uno dei gruppi metal più riconoscibili del panorama contemporaneo. Ma nonostante quasi tre decenni insieme, la separazione è stata comunicata con un distacco che sa di comunicato aziendale più che di addio tra artisti.
Il messaggio era comparso anche sull’account Instagram ufficiale di Knotfest, il festival creato dalla band nel 2012, prima di essere cancellato. Una mossa che ha sollevato ulteriori interrogativi su cosa stia realmente accadendo all’interno della formazione. Il chitarrista Jim Root aveva provato a smorzare le voci qualche settimana prima, pubblicando una storia su Instagram in cui invitava i fan a non credere a tutto ciò che leggono: “Fermatevi. Pensate. Fate un respiro. Lasciate sedimentare”. Parole che, retrospettivamente, suonano più come un tentativo di guadagnare tempo che come una vera smentita.
La dipartita di Wilson non è un evento isolato, ma si inserisce in una sequenza che sta ridisegnando completamente l’assetto degli Slipknot. Nel 2019 era stato Chris Fehn, percussionista storico, a lasciare la band in mezzo a una disputa legale nella quale sosteneva di non essere stato pagato correttamente per oltre vent’anni di attività. Poi, nel 2023, è stata la volta di Craig Jones, il sampler che militava negli Slipknot dal 1996, seguito poco dopo dal batterista Jay Weinberg, licenziato per quella che la band ha definito una “decisione creativa”. Weinberg, in seguito, ha commentato l’accaduto sottolineando l’importanza di lavorare in ambienti dove regnano “rispetto e affetto reciproci”, lasciando intendere che forse quelle condizioni erano venute meno.
In cinque anni, quindi, quattro membri fondatori o di lunghissima militanza hanno lasciato o sono stati allontanati. Cosa resta, dunque, degli Slipknot che nel 1999 irruppero sulla scena con una miscela esplosiva di metal estremo, maschere terrificanti e un’energia viscerale che sembrava incontrollabile? La risposta non è semplice. La band ha sostituito i musicisti uscenti: Eloy Casagrande è il nuovo batterista, confermato nel roster dopo mesi di speculazioni. Parallelamente a questa emorragia di talenti, il gruppo ha intrapreso una strada diversa anche sul piano gestionale.
Nel corso degli ultimi anni, gli Slipknot hanno ceduto una quota di maggioranza del proprio catalogo musicale ed editoriale al fondo d’investimento HarbourView Equity Partners. Una mossa che M. Shawn “Clown” Crahan, co-fondatore e percussionista, ha giustificato con l’ambizione di portare il progetto “ancora più in grande”. Ma l’ingresso di capitali finanziari nell’equazione creativa solleva domande legittime: quanto le decisioni artistiche e personali vengono ancora prese dai membri della band, e quanto invece rispondono a logiche di mercato e redditività?
Slipknot have confirmed via social media that Slipknot will "no longer be associated with Sid Wilson." pic.twitter.com/jaLzpqRTZX
— State of the Scene (@SOTSPodcast) August 14, 2026
La questione non è solo musicale, ma tocca dinamiche personali complesse. Wilson, per esempio, si è recentemente separato da Kelly Osbourne, figlia del leggendario Ozzy, con la quale si era fidanzato nel luglio 2025 durante l’ultimo storico concerto dei Black Sabbath a Birmingham. I due hanno un figlio di tre anni, Sidney, e stando a quanto riportato dalla stampa internazionale, la rottura della relazione è avvenuta a marzo 2026, pochi mesi prima dell’annuncio della separazione dalla band. Kelly Osbourne ha pubblicato e poi cancellato messaggi sui social in cui chiedeva a Wilson di assumersi responsabilità economiche per il figlio, lasciando trasparire tensioni profonde. Non è chiaro se queste vicende personali abbiano avuto un peso nella decisione degli Slipknot, ma il tempismo solleva interrogativi.
Nel frattempo, la band ha continuato a esibirsi e a celebrare il venticinquesimo anniversario del suo album di debutto con un tour dedicato. L’ultimo disco in studio, The End, So Far, è uscito nel 2022, e da allora i fan attendono notizie su nuove registrazioni. Crahan aveva dichiarato a NME lo scorso dicembre che il misterioso album Look Outside Your Window, registrato anni fa e mai pubblicato, era ormai nelle mani del management per gli ultimi passaggi prima dell’uscita. Una promessa che riaccende l’interesse, ma che arriva in un momento in cui la credibilità e la coesione del gruppo sono messe duramente alla prova.
Sid Wilson, dal canto suo, ha lanciato nel 2025 la propria etichetta discografica, Vomit Face Records, descrivendola come una piattaforma “per artisti che non si adattano e non hanno mai voluto farlo”. Un manifesto che celebra l’imperfezione e la ribellione, valori che erano alla base stessa degli Slipknot delle origini. L’ironia è palpabile: proprio mentre predicava indipendenza e autenticità, Wilson veniva espulso dal gruppo che incarnava quegli stessi principi. La domanda che molti si pongono ora è se gli Slipknot possano ancora definirsi tali. Una band non è solo un marchio, non è solo un logo o una serie di maschere intercambiabili. È chimica umana, conflitto creativo, storia condivisa.
Quando si sostituiscono così tanti elementi costitutivi, cosa rimane davvero? Gli Slipknot continuano a esistere sulla carta, continuano a suonare dal vivo, ma sono ancora la stessa creatura che terrorizzava e affascinava i palchi di tutto il mondo all’inizio del millennio? Il pubblico dovrà giudicare dai fatti. Il prossimo album, le prossime esibizioni, la capacità di mantenere viva quella fiamma di caos controllato che li ha resi unici. Per ora, la certezza è una sola: gli Slipknot del 2026 sono un gruppo quasi completamente reinventato rispetto alle origini, e il futuro dirà se questa reinvenzione sarà una rinascita o l’inizio di una lenta dissoluzione.
