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Alla vigilia del Jova Summer Party 2026 – L’Arca di Lorè, Lorenzo Jovanotti ha scelto di fermare tutto. Non per un capriccio da rockstar, non per un imprevisto tecnico, ma per rendere omaggio a Francesco Guccini, il Maestrone della canzone d’autore italiana scomparso il 6 agosto. Un gesto che vale più di mille dichiarazioni di circostanza, un momento di silenzio collettivo prima del fragore del tour che sarebbe partito proprio quella sera da Olbia.

Sul palco, al tramonto, sono saliti tutti: Jovanotti con la figlia Teresa, musicisti, tecnici, lavoratori, l’intero equipaggio di questo viaggio musicale itinerante. Dietro di loro, proiettata come un manifesto generazionale, la copertina di “Via Paolo Fabbri 43”, l’album del 1976 che porta il nome della via bolognese dove Guccini abitava. Una scelta non casuale: quel disco rappresenta uno degli apici della sua produzione, un concentrato di storytelling urbano e poetica quotidiana che ha ridefinito i confini della canzone d’autore italiana.

“Stasera al tramonto prima della prova generale siamo saliti sul palco tutti insieme”, si legge nella nota che accompagna il video diffuso sui canali ufficiali del tour. Le parole scelte da Jovanotti per descrivere l’eredità di Guccini sono molto sentite. “Ci sono artisti che fanno canzoni e artisti le cui canzoni, a forza di girare, diventano pezzi di un Paese”, ha scritto. Una distinzione fondamentale, quella tra chi produce contenuti e chi plasma l’immaginario collettivo. Le canzoni di Guccini sono entrate nelle case, nelle gite in pullman, nelle feste, nelle lotte, nelle discussioni, nei viaggi, nei libri di scuola, negli amori, nella politica, nelle osterie, nelle teste.


“Guccini ha messo parole dove non c’erano ancora”, ha scritto ancora Jovanotti nel suo ricordo. Poche parole che raccontano bene il peso che il cantautore ha avuto sulla musica italiana e su generazioni di artisti cresciuti ascoltando le sue canzoni. E non è un caso che Jovanotti abbia scelto di ricordarlo proprio alla vigilia della partenza del Jova Summer Party. A poche ore dal primo concerto, quando tutto era ormai pronto per lo spettacolo, ha riunito sul palco la figlia Teresa, i musicisti, i tecnici e le persone che lavorano al tour per dedicare insieme un momento a Guccini.

Del resto, Francesco Guccini ha attraversato più di quarant’anni di musica italiana senza mai rincorrere mode o tendenze. Nelle sue canzoni sono entrati la politica, le osterie, i treni, gli amori, la solitudine e la memoria, raccontati con un linguaggio che negli anni è diventato immediatamente riconoscibile. Ed è anche per questo che, dopo la sua morte, sono arrivati ricordi e omaggi da artisti molto diversi tra loro.


Quello di Jovanotti è stato forse uno dei più personali. Nel video condiviso sui social, tutto l’equipaggio del Jova Summer Party appare riunito sul palco, mentre alle loro spalle campeggia la copertina di Via Paolo Fabbri 43. Nessun grande discorso e nessuna particolare messa in scena: soltanto le persone che da lì a poco avrebbero dato il via al tour, insieme per ricordare uno dei nomi più importanti della canzone italiana.

Poi lo spettacolo sarebbe cominciato e il Jova Summer Party avrebbe acceso la sua prima serata a Olbia. Prima, però, Jovanotti ha voluto fermarsi per Guccini. Per uno di quegli artisti le cui canzoni, come ha scritto lui stesso, “a forza di girare, diventano pezzi di un Paese”. Un affetto che rende ancora più particolare quanto accaduto nelle ore successive alla morte del cantautore.

Mentre Jovanotti e tanti altri artisti hanno scelto di ricordarlo pubblicamente, infatti, ha fatto molto discutere la decisione del Tg1 delle 13.30 di relegare la notizia della scomparsa di Guccini all’ultimo servizio. Una scelta diventata ancora più controversa per il confronto con quanto accaduto poche settimane prima con Peppino di Capri, la cui morte aveva invece aperto lo stesso telegiornale. Un diverso trattamento che ha scatenato una polemica sui social e sollevato più di qualche interrogativo.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.