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Giovedì 6 agosto 2026, Francesco Guccini si spegne nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano. Ottantasei anni, una carriera che ha attraversato oltre quarant’anni di storia italiana, canzoni entrate nell’immaginario collettivo, dalla Locomotiva a Dio è morto. La notizia rimbalza in mattinata, e come sempre accade quando se ne va un pezzo di cultura nazionale, ci si aspetta che i media diano il giusto risalto. Ma qualcosa, nell’edizione delle 13.30 del Tg1, non è andato per il verso gusto.

Il telegiornale di punta di Rai1, diretto da Gian Marco Chiocci, sceglie di collocare la morte del cantautore modenese non in apertura, non tra i primi titoli, ma come ultimo servizio della scaletta. Una scelta editoriale che ha immediatamente acceso il dibattito, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un momento di commemorazione in una polemica che ha invaso i social network e i principali quotidiani italiani.

Il vero nodo della questione emerge quando qualcuno fa notare un precedente recente, scottante per la sua evidenza. Lo scorso 11 luglio, quando a morire era stato Peppino di Capri, lo stesso Tg1 delle 13.30 aveva aperto l’edizione proprio con quella notizia, collocandola al primo posto. Il confronto, diventato virale in poche ore, suona per alcuni come una stonatura non propriamente semplice da spiegare con semplici criteri giornalistici.

Numerosi spettatori hanno fatto notare come Peppino di Capri sia stato un artista popolare, amato, capace di riempire piazze e festival per decenni, ma nonostante questo Guccini non è soltanto un cantante: è stato uno dei pilastri della canzone d’autore italiana, un intellettuale che ha saputo intrecciare musica, letteratura e impegno civile. Autore di romanzi, collaboratore di giornali, voce di una generazione che ha fatto della riflessione critica una bandiera. Eppure, per il Tg1, la sua scomparsa meritava l’ultimo posto.

Diversi altri telegiornali e testate online avevano invece scelto di aprire le proprie edizioni con la notizia della morte di Guccini, riconoscendone il peso culturale e storico. La discrepanza di trattamento ha alimentato sospetti e interrogativi. Perché questa differenza? È una questione di linea editoriale, di gusti musicali, o c’è dell’altro? A complicare il quadro, la sostanziale assenza di omaggi e speciali dedicati al Maestrone sia sulle reti Rai che su quelle Mediaset. Se Rai 3 e Radio 3, i canali più culturali del servizio pubblico, hanno dato maggiore spazio alla figura di Guccini, sull’ammiraglia della rete è mancata quella celebrazione che ci si sarebbe potuti aspettare. Nulla di paragonabile, per esempio, agli speciali che in passato sono stati dedicati ad altri artisti.

Anche in casa Mediaset, Canale 5 non ha riservato particolari tributi. Oggi, venerdì 7 agosto, solo Cine34 ha mandato in onda Ti amo in tutte le lingue del mondo, film in cui Guccini ha un piccolo cameo. Domani, Rai Movie proporrà Radiofreccia alle 19.10, dove il cantautore interpreta il barista Adolfo, proprietario del bar Laika. Poco, troppo poco secondo molti osservatori.

Ma cosa c’è davvero dietro questa apparente freddezza? Per capirlo, bisogna tornare indietro e ripercorrere i rapporti mai semplici tra Guccini e il mondo politico-mediatico italiano. Il cantautore emiliano non ha mai nascosto le sue posizioni, schierandosi apertamente contro la destra italiana. Nel settembre 2022, ospite a Propaganda Live, aveva commentato così la vittoria elettorale di Giorgia Meloni:

Dichiarazione

“Adesso è il momento della Meloni, della destra, che si tira dietro Salvini e Berlusconi. Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala”. – Francesco Guccini


Non si era fermato alle parole. In una rilettura personale di Bella Ciao, aveva inserito un riferimento esplicito ai “fasci della Meloni”, un gesto che non era passato inosservato. E quando la stessa Giorgia Meloni lo aveva contattato anni prima per invitarlo a partecipare a un incontro ad Atreju, Guccini aveva cortesemente rifiutato:

Dichiarazione

“Ebbi una telefonata da Meloni e io non sapevo neppure chi fosse. Voleva che partecipassi a un incontro ad Atreju. Io cortesemente rifiutai, come era ovvio”.

– Francesco Guccini

La premier, nel ricordare ieri la scomparsa del cantautore, aveva scelto di evidenziare proprio queste divergenze con una battuta pungente:

Dichiarazione

“Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me”. – Giorgia Meloni

Ma i rapporti tesi non riguardavano solo la destra contemporanea. Con Silvio Berlusconi, Guccini aveva avuto un atteggiamento di netta chiusura. Come aveva raccontato lui stesso: “Anch’io ho fatto i miei boicottaggi, quando c’era Berlusconi, non sono mai andato nelle sue reti. Anche se nessuno mi chiamava, quindi non ho fatto troppa fatica”. Un understatement tipico del suo stile, ma che nascondeva una posizione ferma.


Nel 1995, la vicenda che forse più di tutte aveva certificato la distanza tra l’artista e il mondo Mediaset. Francesco aveva negato alla casa discografica EMI di mandare in onda la sua esibizione su Italia 1, perché era “la tv di Berlusconi”. All’epoca, La Stampa commentò: “È la prima volta che un artista si rifiuta volontariamente di partecipare ad una trasmissione del Biscione per ragioni politiche”.

Alla luce di questi precedenti, la scelta del Tg1 e il poco spazio riservato a Guccini sulle principali reti televisive hanno inevitabilmente fatto discutere. C’è chi ha letto quanto accaduto come qualcosa di più di una semplice decisione editoriale, collegandolo alle posizioni che il cantautore aveva espresso negli anni e ai suoi rapporti tutt’altro che semplici con una parte del mondo politico e televisivo. Al momento, però, non ci sono elementi che permettano di parlare di una scelta deliberata e qualsiasi collegamento resta un’interpretazione.

Del resto, Guccini non aveva mai fatto molto per nascondere ciò che pensava, né in politica né quando si parlava di televisione. Fino agli ultimi mesi aveva conservato quello sguardo ironico e curioso con cui osservava anche mondi apparentemente lontanissimi dal suo. Lo aveva dimostrato proprio in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, quando aveva raccontato una passione che probabilmente pochissimi avrebbero associato al suo nome: Grande Fratello e Temptation Island. Un dettaglio apparentemente lontano dalle polemiche di queste ore, ma che racconta forse meglio di tanti altri il Guccini degli ultimi tempi: curioso, ironico e ancora capace di sorprendere.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.